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SCUOLA/ Le iscrizioni premiano i licei "light" (e la disoccupazione)

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Quali le principali conclusioni se ne possono trarre? Continua l’espansione della licealità anche in Lombardia, che in questo modo si omologa al resto d’Italia. Si tratta di una licealità molto umanistica: i licei di questa tipologia totalizzano il 50% degli iscritti. La “leggerezza” di questo umanesimo è leggibile dall’11% del liceo classico a fronte del 16% del liceo linguistico, del 13% del liceo delle scienze umane etc. Il liceo delle scienze applicate (ovvero l’unico vero liceo scientifico) si ferma all’11%.

 

Nel campo dell’istruzione per il lavoro l’Istruzione Professionale e l’Istruzione e Formazione Professionale regionale insieme vanno ad un testa a testa con la Istruzione Tecnica. L’Istruzione e Formazione ad ordinamento regionale - che in Lombardia non viene semplicemente data in appalto agli Istituti Professionali, ma ha una sua peculiarità ordinamentale e può essere erogata da IP e CFP - supera abbastanza nettamente la Istruzione Professionale quinquennale.

 

Nell’anno intercorso prese di posizione di associazioni datoriali, opinionisti ed anche di decisori politici ed amministrativi hanno cominciato ad ipotizzare che esista un rapporto fra disoccupazione e sottoccupazione giovanile e scelte di studio. Comincia a diventare interessante anche l’analisi delle scelte e degli esiti di studio dei giovani immigrati di seconda generazione.

 

Sembrano delinearsi diversi possibili scenari. Il primo ci parla di un “travaso virtuoso”: i giovani autoctoni, godendo di migliori condizioni di partenza, si dedicano a studi più lunghi, ma impegnativi, da cui il Paese trae giovamento. Il pensiero corre subito al campo scientifico-tecnologico, anche perché attualmente dai giovani italiani disertato; tuttavia un serio sviluppo delle conoscenze umanistiche in relazione alla valorizzazione del patrimonio italiano potrebbe portare altrettanti vantaggi. Gli immigrati in una prima fase occupano i settori professionali disertati e successivamente si osmotizzano in ragione del loro merito.



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COMMENTI
24/02/2011 - Ragionamenti complessi, domande rozze (Franco Labella)

Domande rozze, tagliate con l'accetta e pure politicamente scorrette, la mie. Se il buon giorno si vede dal mattino credo che l'analisi dettagliata dell'articolo possa suggerire di chiedere: ma allora le "magnifiche sorti e progressive" basate sul riordino gelminiano si allontanano? L'effetto "calamita" atteso sull'istruzione tecnica non sembra funzionare? E' troppo presto per ragionarne? E' solo una tendenza lombarda? E se i risultati dovessero essere quelli preconizzati dalla Pedrizzi è ancora riduttivo il giudizio di chi ha bollato il riordino come basato sulla pura logica ragionieristica dei tagli senza qualità? Firmato: uno dei "tagliati", docente di Discipline giuridiche ed economiche, quelle che nella società complessa di oggi non servono.

 
23/02/2011 - I licei light? (Gianni MEREGHETTI)

Constato che c'è un'affermazione dei licei light, e oltre che dall'articolo della prof.ssa Pedrizzi lo constato anche dalla situazione della mia scuola, che, avendo scelto per il liceo scientifico della riforma, ha perso due classi. Mi chiedo allora se questa leggerezza sia totalmente negativa o se sotto questa richiesta di leggerezza vi sia qualcosa di più, vi sia cioè l'esigenza di studenti e famiglie di poter fare percorsi diversificati. Lo scientifico puro interessa certo ad un buon numero di studenti, ma ve ne sono altri che preferirebbero uno scientifico con due lingue e perchè non rispondere a questa esigenza? C'era proprio bisogno di porre l'aut aut, o scientifico o linguistico? Mi sembra che vi sia una leggerezza positiva, una leggerezza che non significhi svuotamento della specificità, ma che significhi possibilità di un percorso scolastico che porti insieme la cultura umanistica e quella scientifica. Purtroppo la riforma ha eliminato questa leggerezza, andando contro la domanda che vi è dentro le famiglie. Un'occasione persa!