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SCUOLA/ Le iscrizioni premiano i licei "light" (e la disoccupazione)

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Il secondo scenario è quello del travaso “non virtuoso” ed è quello che si sta realizzando. I giovani autoctoni si spaccano in due tronconi: quello minore, ma con maggiori opportunità (che non sono necessariamente solo quelle economiche, ma anche e soprattutto quelle legate a un maggior capitale sociale) si internazionalizza, fruisce delle maggiori opportunità di studio e mobilità rispetto alla generazione precedente, sia pure in condizioni di instabilità relativa.

Il troncone maggioritario più debole (non solo e non tanto economicamente, ma soprattutto culturalmente) si dà a studi secondari ed universitari poco impegnativi, si appoggia alle opportunità economiche delle famiglia, è poco disposto a sacrifici in termini di spostamenti ed impegno pesante.

 

Alla fine si trova sulla china della discesa sociale, senza neppure più le condizioni di formazione e motivazione utili per accedere ai lavori operativi disponibili. Che sono invece occupati da immigrati in ascesa sociale. Un’alfabetizzazione di massa inconsistente nei contenuti  porta ad illusioni di massa: posti di lavoro sicuri di impegno medio-basso e consumi di lusso lowcost sembrano sparire dall’orizzonte.

Sembra questa oggi la frontiera dell’orientamento, anche in una regione storicamente caratterizzata dalla cultura del lavoro come la Lombardia.



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COMMENTI
24/02/2011 - Ragionamenti complessi, domande rozze (Franco Labella)

Domande rozze, tagliate con l'accetta e pure politicamente scorrette, la mie. Se il buon giorno si vede dal mattino credo che l'analisi dettagliata dell'articolo possa suggerire di chiedere: ma allora le "magnifiche sorti e progressive" basate sul riordino gelminiano si allontanano? L'effetto "calamita" atteso sull'istruzione tecnica non sembra funzionare? E' troppo presto per ragionarne? E' solo una tendenza lombarda? E se i risultati dovessero essere quelli preconizzati dalla Pedrizzi è ancora riduttivo il giudizio di chi ha bollato il riordino come basato sulla pura logica ragionieristica dei tagli senza qualità? Firmato: uno dei "tagliati", docente di Discipline giuridiche ed economiche, quelle che nella società complessa di oggi non servono.

 
23/02/2011 - I licei light? (Gianni MEREGHETTI)

Constato che c'è un'affermazione dei licei light, e oltre che dall'articolo della prof.ssa Pedrizzi lo constato anche dalla situazione della mia scuola, che, avendo scelto per il liceo scientifico della riforma, ha perso due classi. Mi chiedo allora se questa leggerezza sia totalmente negativa o se sotto questa richiesta di leggerezza vi sia qualcosa di più, vi sia cioè l'esigenza di studenti e famiglie di poter fare percorsi diversificati. Lo scientifico puro interessa certo ad un buon numero di studenti, ma ve ne sono altri che preferirebbero uno scientifico con due lingue e perchè non rispondere a questa esigenza? C'era proprio bisogno di porre l'aut aut, o scientifico o linguistico? Mi sembra che vi sia una leggerezza positiva, una leggerezza che non significhi svuotamento della specificità, ma che significhi possibilità di un percorso scolastico che porti insieme la cultura umanistica e quella scientifica. Purtroppo la riforma ha eliminato questa leggerezza, andando contro la domanda che vi è dentro le famiglie. Un'occasione persa!