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SCUOLA/ Quando un prof è credibile?

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Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)  Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)

La manipolazione

 

Questa terza forma di ingiustizia ha origine nella simpatia, cioè quella maggiore preferenza o sintonia umana che proviamo per certe persone rispetto ad altre. In questo si può celare una trappola, di cui occorre essere consapevoli. Gli psicologi sociali ci avvertono che la simpatia si indirizza più facilmente verso chi ci assomiglia, chi è più simile a noi nell’aspetto, nelle opinioni, negli interessi, nei valori, nell’ambiente di provenienza, nel modo di vivere. Questa leva, e questa trappola, è tanto più efficace perché in genere si tende a sottovalutare l’effetto della somiglianza sulla simpatia che si prova per gli altri. Ed è doppiamente pericolosa. Da un lato perché rende incapaci di distanza critica verso gli allievi, mentre questa distanza è necessaria, in quanto un insegnante troppo coinvolto perde la capacità di valutare con lucidità la situazione degli studenti. È però anche pericolosa dal lato del ragazzo che si sente spinto ad assimilarsi all’insegnante, alle sue idee o ai suoi modi di comportarsi, senza esserne convinto, in modo ipocrita. Cioè i ragazzi sono costretti, più o meno coscientemente, a mettere in atto delle strategie di ingraziamento, opportunistiche o collusive, nel tentativo di rendersi simili o apparire simili e bene accetti all’insegnante per trarre vantaggio dal più favorevole atteggiamento che ciò produce.

 

4. La radice affettiva dell’educazione

 

La radice affettiva, forse la più determinante nella relazione educativa, si esprime in due dimensioni fondamentali:  riconoscimento e reciprocità.

 

4.1. L’esigenza di riconoscimento

 

Non c’è bisogno di far ricorso alla filosofia, alla psicologia o alla sociologia, che certo ci offrono molte conferme, per riconoscere – giacché si tratta di una evidenza elementare – che ognuno di noi avverte un fondamentale bisogno di riconoscimento, che gli altri gli dicano «tu», che lo riconoscano come un «tu».

L’esigenza del riconoscimento del proprio «io» da parte di un «tu», è il bisogno di non essere uno qualunque, ma di essere guardato, considerato, stimato dagli altri. È un bisogno dell’uomo di ogni tempo, ma oggi diventa forse più acuto e drammatico poiché viviamo in una società di massa, burocratizzata dove facilmente si è concepiti come individui generici, senza qualità.

Lo psicologo Ronald Laing, riprendendo un’idea di William James, ha osservato acutamente che non c’è condizione peggiore di colui che è assolutamente libero in un mondo in cui nessuno si accorge che esiste. È perfettamente libero in un vuoto di relazioni. Solo una comparsa sullo sfondo della scena.

Questo bisogno di riconoscimento ha una sua espressione attiva nel bisogno di essere protagonisti, di un protagonismo positivo. Tale bisogno è più forte, più intenso, più struggente nell’adolescenza e nella giovinezza, cioè nella fase della conquista e dell’affermazione della propria identità.

È un bisogno così intenso che non di rado si esprime nei giovani in forme patologiche ed aberranti, ad esempio in una ricerca esasperata della visibilità, dell’esibizionismo, di identità spettacolarizzate a cui la rete e i mass media prestano modelli di riferimento e spazi di espressione.


Si tratta di un esito di una cultura narcisistica a cui corrisponde tutta un’industria dell’identità costruita e artificiale, un vero e proprio marketing della auto-esibizione. Gli episodi, spesso riportati dalle cronache quotidiane, di adolescenti si riprendono sui telefoni cellulari anche in episodi devianti per poi diffonderli su YouTube, sono espressioni aberranti di questa cultura dell’apparire e dell’identità spettacolarizzata.

Ma anche dentro queste forme aberranti c’è una domanda vera, radicale, che anche i nostri ragazzi ci rivolgono continuamente: la richiesta che qualcuno li guardi, li guardi davvero, si accorga di loro.

Quindi la terza fondamentale radice della credibilità è quella qualità della relazione interpersonale tra insegnante e allievo per cui il ragazzo è portato a pensare: «tu (insegnante) sei credibile non solo perché sei competente, sai insegnare, sei appassionato a ciò che fai, c’è una simpatia o una sintonia con te, ma tu sei credibile soprattutto perché mi guardi, mi ascolti. Perché ti lasci interrogare dalla mia presenza». Tante volte gli studenti intervengono durante le lezioni non perché abbiano una domanda particolare sui contenuti, ma quasi dicessero: «sono qui, guardami, prendimi in considerazione». O altre volte disturbano, sono irritanti o aggressivi per questa stessa ragione. È come se dicessero: guardami, occupati di me.



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COMMENTI
25/02/2011 - caducità delle umane cose (Francesco Tasselli)

Signor Maranzana, da anni subiamo i suoi commenti, che risultano sempre più pomposi, involuti e in ultima analisi inutili. Ci faccia la carità di risparmiarci questo sadico stillicidio per il futuro. Grazie.

 
24/02/2011 - Accademia VS scuola italiana (enrico maranzana)

Lo scritto si fonda sul postulato dell’esistenza di “tre forme principali di apprendimento. 1. Si può CONOSCERE innanzitutto per esperienza diretta; 2. Si può anche CONOSCERE e apprendere (imparare) attraverso l’osservazione e l’imitazione del comportamento di un altro; 3. Si può infine CONOSCERE e apprendere (imparare) attraverso simboli”. Di conseguenza “quando si parla di educazione, si fa riferimento ad una relazione verticale tra chi educa e chi è educato. In termini macro-sociologici si parla di trasmissione di saperi”. Pertanto “la capacità di insegnare è quell’insieme di competenze didattiche e metodologiche che permettono di TRASMETTERE nel modo più efficace e coinvolgente questi contenuti disciplinari e culturali”. La scuola italiana, invece, ha una semantica differente: essa è finalizzata alla promozione dell'apprendimento che si realizza progettando itinerari volti al raggiungimento di elevati livelli culturali che presuppongono lo sviluppo di capacità e di competenze il cui sviluppo rappresenta il traguardo istituzionale. Esso è da perseguire utilizzando strumentalmente conoscenze e abilità. Il mandato affidato alle scuole corrisponde all'individuazione e alla strutturazione delle conoscenze in funzione della promozione e del potenziamento di capacità. Si tratta di una concezione funzionale ai “grandi temi e alle grandi domande” e alla stimolazione di “stupore e curiosità”.