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SCUOLA/ Quando un prof è credibile?

Pubblicazione:

Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)  Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)

4.2. La reciprocità della relazione educativa

 

L’altra modalità, profondamente intrecciata alla prima in cui si esprime, la dimensione affettiva della credibilità è la reciprocità della relazione educativa. Come afferma S. Agostino nel De Magistro, la reciprocità è quella condizione in cui chi educa e chi è educato stanno all’interno di un processo, di una relazione che li comprende entrambi, nella quale entrambi crescono, diventano di più se stessi.

Sul tema della reciprocità vanno messi a fuoco due aspetti.

 

La relazione tra pari. Generalmente quando si parla di educazione, si fa riferimento ad una relazione verticale tra chi educa e chi è educato. In termini macro-sociologici si parla di trasmissione di saperi, valori, modi di comportamento, da una generazione ad un’altra. In termini micro-sociologici, cioè di relazioni interpersonali, si parla di un rapporto tra chi «trasmette», cioè l’educatore, il più anziano, il più esperto, il più istruito, il più saggio, insomma colui che è dotato di maggiori risorse, e l’educando, cioè colui che riceve e accoglie ciò che l’altro trasmette. È ciò che un’antropologa francese, Françoise Héritier, ha definito come il rapporto costitutivo tra «anteriorità» e «autorità».

Non si considera però abbastanza un altro aspetto, cioè la dimensione orizzontale dell’educazione, l’educazione tra pari.


Vorrei fare tre esempi per chiarire questo aspetto. Il primo è il rapporto coniugale tra marito e moglie. Nella coppia affettiva e coniugale ci si educa reciprocamente, ci si aiuta a diventare «adulti», a crescere nella propria umanità, a divenire responsabili, ad accogliersi e ad accogliere l’altro anche con tutti i suoi limiti. Per questo, è nel rapporto di educazione reciproca tra genitori che sta la chiave della capacità e della responsabilità educativa nei confronti dei figli.

Secondo esempio: l’amicizia. L’amicizia nasce dal riconoscimento di una sintonia e simpatia con l’altro, di una immediata corrispondenza umana e non da un interesse strumentale. È un rapporto tra pari che si basa su una credibilità affettiva, la percezione che l’altro mi voglia bene o, più esattamente, voglia il mio bene. 


Nella «conversazione amichevole» ognuno può scoprire di più se stesso, conoscere di più se stesso attraverso l’altro, ma a condizione che vi sia una qualità della conversazione e della relazione che gli amici costruiscono. È importante che lo stare insieme – e questo vale anche per la rete e i social networks – sia alimentato da un bisogno di autenticità e di pieno coinvolgimento con gli altri e con la realtà e non sia un girare a vuoto, una ripetizione di parole e gesti banali, alienanti o degradanti, fino alla saturazione e alla noia o alla ricerca di trasgressione ed emozioni forti.

Terzo esempio, centrale per il nostro tema: i colleghi di lavoro. L’impresa, il reparto, l’ufficio o la scuola sono sempre comunità di persone prima che realtà organizzative. Il lavoro comune, la cooperazione nel lavoro è educativa, nel senso che si apprende l’uno dall’altro, si cercano insieme le soluzioni, ognuno migliora la propria capacità grazie all’altro, grazie al consiglio, allo stimolo e all’aiuto dell’altro. Da questo punto di vista, la cooperazione (o ancor più, l’amicizia) tra insegnanti, il confronto tra di loro, è una guida e un aiuto anche per il rapporto che ognuno di essi ha con i propri allievi. La comunità degli insegnanti è una condizione essenziale del clima educativo di una scuola, ma anche dell’efficacia dell’azione educativa di ognuno di essi.  



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COMMENTI
25/02/2011 - caducità delle umane cose (Francesco Tasselli)

Signor Maranzana, da anni subiamo i suoi commenti, che risultano sempre più pomposi, involuti e in ultima analisi inutili. Ci faccia la carità di risparmiarci questo sadico stillicidio per il futuro. Grazie.

 
24/02/2011 - Accademia VS scuola italiana (enrico maranzana)

Lo scritto si fonda sul postulato dell’esistenza di “tre forme principali di apprendimento. 1. Si può CONOSCERE innanzitutto per esperienza diretta; 2. Si può anche CONOSCERE e apprendere (imparare) attraverso l’osservazione e l’imitazione del comportamento di un altro; 3. Si può infine CONOSCERE e apprendere (imparare) attraverso simboli”. Di conseguenza “quando si parla di educazione, si fa riferimento ad una relazione verticale tra chi educa e chi è educato. In termini macro-sociologici si parla di trasmissione di saperi”. Pertanto “la capacità di insegnare è quell’insieme di competenze didattiche e metodologiche che permettono di TRASMETTERE nel modo più efficace e coinvolgente questi contenuti disciplinari e culturali”. La scuola italiana, invece, ha una semantica differente: essa è finalizzata alla promozione dell'apprendimento che si realizza progettando itinerari volti al raggiungimento di elevati livelli culturali che presuppongono lo sviluppo di capacità e di competenze il cui sviluppo rappresenta il traguardo istituzionale. Esso è da perseguire utilizzando strumentalmente conoscenze e abilità. Il mandato affidato alle scuole corrisponde all'individuazione e alla strutturazione delle conoscenze in funzione della promozione e del potenziamento di capacità. Si tratta di una concezione funzionale ai “grandi temi e alle grandi domande” e alla stimolazione di “stupore e curiosità”.