BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Quando un prof è credibile?

Pubblicazione:

Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)  Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)

La relazione complementare. Anche dove la relazione educativa ha un carattere verticale, a-simmetrico e complementare (cioè tra il più anziano e il più giovane, il più esperto e il meno esperto, come appunto nel caso del rapporto insegnante-allievo), essa deve contenere comunque sempre un intrinseco elemento di reciprocità, di cui è importante divenire coscienti, sempre più coscienti.

Infatti l’ideale di personalità matura, compiuta che muove l’educazione non può essere uno schema che il genitore impone al figlio, il maestro all’allievo, l’amico più anziano al più giovane, il lavoratore esperto all’apprendista, secondo la propria immagine e il proprio progetto, ma tale ideale deve crescere e svilupparsi nella loro relazione. Non è una “definizione” che qualcuno applica a qualcun altro, che qualcuno “cala” su qualcun altro, ma è una costruzione comune che coinvolge entrambi i soggetti del rapporto educativo, pur nella distinzione dei ruoli e delle responsabilità.


Nell’educazione (dell’altro) c’è sempre anche una dimensione di auto-educazione, di educazione di sé
. Nell’educazione dell’altro c’è sempre, infatti, una domanda rivolta a sé, una sfida che implica in primo luogo il cambiamento di sé.

Ciò appare evidente quando ci nasce un figlio. Noi lo alleviamo e lo educhiamo, ma la relazione quotidiana con lui cambia anche noi, educa anche noi. Non solo nel senso che aggiunge un nuovo ruolo (quello di madre o di padre) ai nostri ruoli sociali, ma anche perché cambia la nostra psicologia e il nostro senso di responsabilità nei confronti di quella persona singola e, al tempo stesso, cambia - e allarga - l’orizzonte dell’esperienza più generale, il nostro posto nel mondo direbbe Max Scheler.


Questo vale in generale per ogni rapporto educativo. Il genitore, l’insegnante, il maestro, il lavoratore anziano influenza, forma, educa il ragazzo, l’allievo, ma ne è a sua volta influenzato, ne è cambiato. E deve accettare questo come una sfida positiva.

Romano Guardini ha espresso efficacemente il senso di questa reciprocità. In un breve saggio intitolato proprio La credibilità dell’educatore, osserva che «la più potente “forza di educazione” consiste nel fatto che io stesso [cioè, io educatore] in prima persona mi protendo in avanti e mi affatico a crescere.[…] Sta proprio qui il punto decisivo. È proprio il fatto che io lotto per migliorarmi che dà credibilità alla mia sollecitudine pedagogica per l’altro».

 

5. Conclusione: il paragone personale e la domanda su di sé

 

È credibile chi chiede serietà e rigore a se stesso, prima che agli studenti. È credibile chi è giusto, cioè capace di corrispondere al loro bisogno di essere sostenuti e valorizzati.

All’educazione servono parole e segni, ma il segno più evidente è la persona di colui che insegna. Il discorso da solo non è mai abbastanza persuasivo. Le parole anche le più sincere da sole non bastano. Ciò che è veramente persuasivo è l’esempio. Per questo l’educazione non è disgiungibile dall’esempio, si realizza principalmente attraverso l’esempio e il paragone personale. L’esempio non è imposizione perché chiede una adesione libera. L’esempio non obbliga, ma ti interroga e ti provoca. Oggi questa parola non è amata, perché è avvertita come moralistica [ma questa - come direbbe Theodor Adorno - è una delle «maschere della menzogna» del nostro tempo]. Se infatti riflettiamo un po’ è facile notare che la genesi dei valori in noi ha sempre la natura di un confronto, di un paragone personale. Noi apprendiamo, abbiamo appreso, i valori che contano nella nostra vita in un incontro con delle personalità umane, li abbiamo appresi vedendoli incarnati, esemplificati in persone che abbiamo amato e ammirato, dapprima i nostri genitori, i nostri insegnanti, i nostri amici. Poi naturalmente, crescendo, abbiamo imparato a sottoporre questi valori ad un giudizio, li abbiamo provati, verificati, paragonati con le tante situazioni concrete della nostra vita, cioè accettati e rielaborati criticamente.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
25/02/2011 - caducità delle umane cose (Francesco Tasselli)

Signor Maranzana, da anni subiamo i suoi commenti, che risultano sempre più pomposi, involuti e in ultima analisi inutili. Ci faccia la carità di risparmiarci questo sadico stillicidio per il futuro. Grazie.

 
24/02/2011 - Accademia VS scuola italiana (enrico maranzana)

Lo scritto si fonda sul postulato dell’esistenza di “tre forme principali di apprendimento. 1. Si può CONOSCERE innanzitutto per esperienza diretta; 2. Si può anche CONOSCERE e apprendere (imparare) attraverso l’osservazione e l’imitazione del comportamento di un altro; 3. Si può infine CONOSCERE e apprendere (imparare) attraverso simboli”. Di conseguenza “quando si parla di educazione, si fa riferimento ad una relazione verticale tra chi educa e chi è educato. In termini macro-sociologici si parla di trasmissione di saperi”. Pertanto “la capacità di insegnare è quell’insieme di competenze didattiche e metodologiche che permettono di TRASMETTERE nel modo più efficace e coinvolgente questi contenuti disciplinari e culturali”. La scuola italiana, invece, ha una semantica differente: essa è finalizzata alla promozione dell'apprendimento che si realizza progettando itinerari volti al raggiungimento di elevati livelli culturali che presuppongono lo sviluppo di capacità e di competenze il cui sviluppo rappresenta il traguardo istituzionale. Esso è da perseguire utilizzando strumentalmente conoscenze e abilità. Il mandato affidato alle scuole corrisponde all'individuazione e alla strutturazione delle conoscenze in funzione della promozione e del potenziamento di capacità. Si tratta di una concezione funzionale ai “grandi temi e alle grandi domande” e alla stimolazione di “stupore e curiosità”.