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SCUOLA/ Quando un prof è credibile?

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Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)  Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)

Un sociologo contemporaneo, Norbert Elias, ha osservato che esistono tre modi per conoscere la realtà, tre forme principali di apprendimento.

1. Si può conoscere innanzitutto per esperienza diretta, cioè quando siamo testimoni di un fenomeno o di un evento e la nostra intelligenza è interrogata da ciò che accade. Quindi conosciamo un fenomeno o un evento vedendolo e «vivendolo» direttamente, partecipandovi direttamente. La conoscenza immediata nel mondo della vita quotidiana, ma anche la conoscenza scientifica - attraverso  l’osservazione sperimentale o la ricerca sul campo - costituiscono modalità diverse di questa prima forma di conoscenza e di apprendimento.

2. Si può anche conoscere e apprendere attraverso l’osservazione e l’imitazione del comportamento di un altro. Ciò accade, ad esempio, nel caso della conoscenza pratica: per tanto tempo l’apprendimento di un mestiere è avvenuto attraverso questa modalità e ciò vale per molti aspetti ancora oggi. Si può imparare vedendo un altro in azione. Anche l’apprendimento di valori - e su questo tornerò - avviene originariamente attraverso l’osservazione e l’imitazione di un altro.

3. Si può infine conoscere e apprendere attraverso simboli, cioè attraverso un racconto, una descrizione, una narrazione della realtà da parte di un altro che si serve di una qualche forma di linguaggio: il linguaggio verbale o scritto, il linguaggio matematico o delle immagini visive. Gran parte della nostra conoscenza si forma oggi in questo modo: attraverso la testimonianza o il racconto, cioè attraverso la mediazione di un altro.

 

Da questa premessa emerge che gran parte della nostra conoscenza del mondo, ma anche del nostro io, coinvolge la presenza di un'altra persona, di un altro soggetto; passa attraverso la presenza e l’azione di un altro che io guardo, ascolto, da cui imparo.

Se, necessariamente, la conoscenza implica sempre la nostra esperienza e il nostro giudizio, al tempo stesso questa esperienza e questo giudizio sono sollecitati, stimolati, provocati dalla presenza, dalle parole, dai gesti, dai comportamenti di altri, soprattutto coloro che lo psicologo sociale George Herbert Mead definiva altri importanti o altri significativi, cioè coloro che sono figure rilevanti nella nostra vita, con cui sempre ci confrontiamo interiormente anche in loro assenza.


Anche nella conoscenza per esperienza diretta noi non ci avviciniamo ai fenomeni come se fossimo delle tabulae rasae, ma ci avviciniamo sempre con una pre-comprensione, un’ipotesi, un’idea di quel fenomeno che ricaviamo dalla nostra precedente esperienza del mondo che gli incontri con gli altri, soprattutto gli altri importanti, hanno plasmato.

Se dunque la nostra conoscenza della realtà coinvolge sempre in modo diretto o indiretto la presenza di un altro, allora diventa assolutamente centrale il tema della credibilità e della fiducia. La credibilità del comunicatore, di colui che parla o agisce, e la fiducia del destinatario, di colui che osserva, ascolta e impara, sono la chiave di volta di ogni relazione conoscitiva, comunicativa ed educativa.

Questa intervento si concentrerà dunque sul tema della credibilità in generale e sulla credibilità (e la responsabilità) dell’insegnante in particolare, perché l’essenza del lavoro dell’insegnante è di essere tramite, veicolo e sostegno della conoscenza e dell’esperienza dei suoi allievi.



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COMMENTI
25/02/2011 - caducità delle umane cose (Francesco Tasselli)

Signor Maranzana, da anni subiamo i suoi commenti, che risultano sempre più pomposi, involuti e in ultima analisi inutili. Ci faccia la carità di risparmiarci questo sadico stillicidio per il futuro. Grazie.

 
24/02/2011 - Accademia VS scuola italiana (enrico maranzana)

Lo scritto si fonda sul postulato dell’esistenza di “tre forme principali di apprendimento. 1. Si può CONOSCERE innanzitutto per esperienza diretta; 2. Si può anche CONOSCERE e apprendere (imparare) attraverso l’osservazione e l’imitazione del comportamento di un altro; 3. Si può infine CONOSCERE e apprendere (imparare) attraverso simboli”. Di conseguenza “quando si parla di educazione, si fa riferimento ad una relazione verticale tra chi educa e chi è educato. In termini macro-sociologici si parla di trasmissione di saperi”. Pertanto “la capacità di insegnare è quell’insieme di competenze didattiche e metodologiche che permettono di TRASMETTERE nel modo più efficace e coinvolgente questi contenuti disciplinari e culturali”. La scuola italiana, invece, ha una semantica differente: essa è finalizzata alla promozione dell'apprendimento che si realizza progettando itinerari volti al raggiungimento di elevati livelli culturali che presuppongono lo sviluppo di capacità e di competenze il cui sviluppo rappresenta il traguardo istituzionale. Esso è da perseguire utilizzando strumentalmente conoscenze e abilità. Il mandato affidato alle scuole corrisponde all'individuazione e alla strutturazione delle conoscenze in funzione della promozione e del potenziamento di capacità. Si tratta di una concezione funzionale ai “grandi temi e alle grandi domande” e alla stimolazione di “stupore e curiosità”.