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SCUOLA/ Quando un prof è credibile?

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Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)  Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)

2. La competenza disciplinare e didattica

 

La prima radice della credibilità, come si è detto, è la conoscenza e la competenza. Qual è dunque la competenza dell’insegnante, di quali fattori e dimensioni è costituita? Quattro dimensioni emergono come particolarmente rilevanti.


1. Innanzitutto, l’insegnante è un esperto di una disciplina o un insieme di discipline e il suo ruolo è trasmettere la conoscenza dei contenuti di queste discipline. Quindi il primo aspetto è una competenza disciplinare. Tale competenza si associa immediatamente all’idea di un bravo insegnante. Essa può essere più o meno specialistica a seconda del grado scolastico, del tipo di scuola e di disciplina insegnata e non viene riferita solo alla dimensione teorica, ma include anche abilità e capacità pratiche, ad esempio in discipline tecnico-pratiche e di laboratorio.


2. Il secondo aspetto riguarda la capacità di insegnare, cioè quell’insieme di competenze didattiche e metodologiche che permettono di trasmettere nel modo più efficace e coinvolgente questi contenuti disciplinari e culturali. Talvolta sentiamo dire: «certo, è competente, sa bene la sua materia, ma non sa insegnare». Quindi insegnare non è semplicemente conoscere bene i contenuti, ma saperli trasmettere in modo efficace, interessante, affascinante. E quindi occorre ingegnarsi (e impegnarsi) per immaginare le modalità migliori per insegnare in modo didatticamente efficace, anche attraverso una formazione continua.


3. La terza dimensione della competenza è la competenza comunicativa. Aspetto essenziale della competenza comunicativa è la capacità di identificare le modalità comunicative più efficaci, cioè che meglio rispondono da un lato allo scopo di chi comunica, dall’altro alla concreta situazione d’interazione in cui egli agisce, cioè a quegli studenti in quel contesto determinato, in quella scuola, in quella città. Gli studenti sono i destinatari designati dell’insegnante. La sua comunicazione deve quindi essere costruita, concepita per quegli studenti, tenendo conto della loro situazione, non riferita ad un modello ideale/astratto di studente che esiste solo nella sua rappresentazione.


4. La quarta dimensione della competenza è quella che, con le parole di un altro sociologo contemporaneo, Erving Goffman, possiamo definire competenza o abilità «drammaturgica». Una caratteristica essenziale del lavoro dell’insegnante è di svolgersi costantemente su una ribalta, davanti a un pubblico. Essere esposti costantemente allo sguardo di altri - anche quando si tratti di bambini o adolescenti - uno sguardo che contiene comunque un’aspettativa e un giudizio implica inevitabilmente una fatica e richiede una attenzione, una «cura» e una «auto-disciplina espressiva». Questa fatica ha anche un’altra componente fondamentale: quella di reggere e sorreggere la fatica altrui, del bambino e soprattutto dell’adolescente che sta affrontando il processo di costruzione di una propria identità.

Per questo è essenziale per l’insegnante saper «tenere la scena». Non tutti hanno le stesse qualità e capacità: c’è chi è più estroverso, più sicuro di sé, più simpatico, ma questo è comunque un problema con cui tutti devono fare i conti. L’abilità drammaturgica dell’insegnante si specifica in due aspetti: il «dinamismo» e l’ «immediatezza». Il dinamismo è essenzialmente l’energia e la partecipazione emotiva che l’insegnante investe nella sua rappresentazione, la sua capacità di controllare e animare l’ambiente e il clima relazionale della classe; l’immediatezza è la disponibilità ad «accorciare le distanze» con gli studenti. Le ricerche sulla credibilità (dell’insegnante) percepita (dagli studenti) sottolineano tutte l’importanza che questi aspetti assumono ai fini della motivazione degli studenti e dei processi di attenzione, comprensione e memorizzazione.

 

Tutte queste conoscenze e competenze nelle quali si esprime la «capacità di insegnare» non sono però semplicemente al servizio della acquisizione di contenuti disciplinari intesi come un insieme di informazioni, ma dello sviluppo della capacità di pensare e giudicare. Lo scopo è l’educazione all’uso della ragione. La ragione è la facoltà di giudizio, la capacità di giudizio. Educare significa far emergere, coltivare nei ragazzi la capacità di giudizio.



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COMMENTI
25/02/2011 - caducità delle umane cose (Francesco Tasselli)

Signor Maranzana, da anni subiamo i suoi commenti, che risultano sempre più pomposi, involuti e in ultima analisi inutili. Ci faccia la carità di risparmiarci questo sadico stillicidio per il futuro. Grazie.

 
24/02/2011 - Accademia VS scuola italiana (enrico maranzana)

Lo scritto si fonda sul postulato dell’esistenza di “tre forme principali di apprendimento. 1. Si può CONOSCERE innanzitutto per esperienza diretta; 2. Si può anche CONOSCERE e apprendere (imparare) attraverso l’osservazione e l’imitazione del comportamento di un altro; 3. Si può infine CONOSCERE e apprendere (imparare) attraverso simboli”. Di conseguenza “quando si parla di educazione, si fa riferimento ad una relazione verticale tra chi educa e chi è educato. In termini macro-sociologici si parla di trasmissione di saperi”. Pertanto “la capacità di insegnare è quell’insieme di competenze didattiche e metodologiche che permettono di TRASMETTERE nel modo più efficace e coinvolgente questi contenuti disciplinari e culturali”. La scuola italiana, invece, ha una semantica differente: essa è finalizzata alla promozione dell'apprendimento che si realizza progettando itinerari volti al raggiungimento di elevati livelli culturali che presuppongono lo sviluppo di capacità e di competenze il cui sviluppo rappresenta il traguardo istituzionale. Esso è da perseguire utilizzando strumentalmente conoscenze e abilità. Il mandato affidato alle scuole corrisponde all'individuazione e alla strutturazione delle conoscenze in funzione della promozione e del potenziamento di capacità. Si tratta di una concezione funzionale ai “grandi temi e alle grandi domande” e alla stimolazione di “stupore e curiosità”.