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SCUOLA/ Quando un prof è credibile?

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Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)  Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)

Infine, come ci hanno mostrato la psicologia e le scienze della mente,  l’interdisciplinarità si giustifica con il fatto che l’intelligenza è una facoltà che include molte capacità, attitudini e competenze non riducibili semplicemente alle forme logiche e verbali. Pensiamo ad esempio alla teoria di Sternberg che distingue tra un’intelligenza più astratta (o «analitica»), un’intelligenza pratica (o applicata, fondamentale nella vita quotidiana) e una forma di intelligenza creativa (che consiste nella capacità di individuare strade nuove e soluzioni originali). O, più di recente, alla teoria delle «intelligenze multiple» di Gardner che individua una intelligenza linguistica, logico-matematica, spaziale, musicale, corporeo-cinestetica, intrapersonale e interpersonale. Sono, come si esprime Gardner, diversi frames of mind, forme di organizzazione della mente e di conoscenza del mondo, ma anche diverse forme di espressività e di «eccellenza» personale, che visioni troppo monolitiche e unitarie tenderebbero a trascurare (e questo, evidentemente, non è solo un problema conoscitivo, ma di definizioni socialmente determinate dei saperi «dominanti» che esprimono e rivelano rapporti e gerarchie sociali: ad esempio nella neo cultura aziendalistica che ha ispirato la riforma universitaria la priorità è accordata ai soprattutto saperi remunerativi, che producono denaro e brevetti per le aziende).

 

4. Educare la ragione significa aprirla ai grandi temi e alle grandi domande. Qui il rischio da combattere è la chiusura - e il soffocamento - in ambiti di conoscenza settoriali. Lo specialismo, prima che una pratica è un atteggiamento mentale (ristretto). Nelle società del passato l’essere sapiente o erudito si rivolgeva all’intera conoscenza umana e coincideva con un ideale di perfezione morale (l’ideale della «sapienza»). Con lo sviluppo della scienza moderna, sempre più la competenza è venuta restringendosi e specializzandosi. Ma la conoscenza, anche se si sviluppa in percorsi sempre più specialistici come è richiesto dallo sviluppo della scienza moderna e dalla crescente complessità sociale, contiene sempre tensione alla totalità. Non c’è bisogno di ricordare Platone e Aristotele che dicevano che la filosofia come domanda sul senso della realtà - ma ciò vale per tutte le forme di sapere umano -  nasce dallo stupore. Senza questa apertura, costituita di stupore e curiosità, non c’è vera ricerca, né vera conoscenza.

 

5. C’è infine un ultimo aspetto dell’educazione della ragione. Ci sono più cose in cielo e in terra di quante può immaginarne o sognarne la nostra capacità di conoscere, ci ricorda l’Amleto di Shakespeare. La ragione è perciò anche apertura a ciò che essa non può contenere, che la oltrepassa. Da questo punto di vista, come emerge dalle riflessioni di molti grandi scienziati, l’umiltà non è solo un atteggiamento morale, ma è una struttura della ragione. L’ultima domanda della ragione, che essa non può esaurire, riguarda il nesso complessivo che unisce gli eventi del mondo, la nostra vita e la «consistenza» ultima di tutte le cose. Per questo Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e don Giussani hanno così fortemente enfatizzato il fatto che fede e ragione non sono in contrasto, che la fede come ipotesi di senso sulla totalità - l’apertura al Mistero - è completamento e compimento della ragione.


Su questo punto vorrei concludere con un’ultima osservazione. Addestrare, coltivare, alimentare, educare la ragione come capacità di giudizio è essenziale perché ha a che fare direttamente con la libertà personale.

La libertà presenta due aspetti profondamente legati: a)  è l’autonomia di giudizio, cioè la capacità di dirigere da sé la propria vita, la responsabilità delle proprie scelte e della propria azione. Quindi la capacità di pensare o agire non seguendo o subendo le pressioni ambientali, l’opinione della maggioranza, i modi di comportamento o le mode culturali dominanti. b) Nella ricerca personale del vero, la capacità autonoma di giudizio è sempre intimamente connessa alla capacità di ascolto, cioè la capacità di riconoscere il vero (e il bene) là dove si mostra attraverso le parole e i comportamenti degli altri con cui siamo in relazione.

Infine coltivare la capacità di giudizio assume anche il senso di una sfida e di un compito culturale sempre più decisivo nel nostro tempo. La maggiore disponibilità di risorse informative che i media e le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione ci mettono a disposizione chiede al tempo stesso una maggiore e più elevata capacità nel sapersi orientare tra le fonti, confrontare i messaggi e selezionare ciò che è interessante e rilevante. Cioè chiede una maggiore e più consapevole capacità di giudizio.



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COMMENTI
25/02/2011 - caducità delle umane cose (Francesco Tasselli)

Signor Maranzana, da anni subiamo i suoi commenti, che risultano sempre più pomposi, involuti e in ultima analisi inutili. Ci faccia la carità di risparmiarci questo sadico stillicidio per il futuro. Grazie.

 
24/02/2011 - Accademia VS scuola italiana (enrico maranzana)

Lo scritto si fonda sul postulato dell’esistenza di “tre forme principali di apprendimento. 1. Si può CONOSCERE innanzitutto per esperienza diretta; 2. Si può anche CONOSCERE e apprendere (imparare) attraverso l’osservazione e l’imitazione del comportamento di un altro; 3. Si può infine CONOSCERE e apprendere (imparare) attraverso simboli”. Di conseguenza “quando si parla di educazione, si fa riferimento ad una relazione verticale tra chi educa e chi è educato. In termini macro-sociologici si parla di trasmissione di saperi”. Pertanto “la capacità di insegnare è quell’insieme di competenze didattiche e metodologiche che permettono di TRASMETTERE nel modo più efficace e coinvolgente questi contenuti disciplinari e culturali”. La scuola italiana, invece, ha una semantica differente: essa è finalizzata alla promozione dell'apprendimento che si realizza progettando itinerari volti al raggiungimento di elevati livelli culturali che presuppongono lo sviluppo di capacità e di competenze il cui sviluppo rappresenta il traguardo istituzionale. Esso è da perseguire utilizzando strumentalmente conoscenze e abilità. Il mandato affidato alle scuole corrisponde all'individuazione e alla strutturazione delle conoscenze in funzione della promozione e del potenziamento di capacità. Si tratta di una concezione funzionale ai “grandi temi e alle grandi domande” e alla stimolazione di “stupore e curiosità”.