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SCUOLA/ Quando un prof è credibile?

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Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)  Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)

Questa depressione che può insorgere nel tempo è legata a due aspetti:

- il peso schiacciante della routine. Questo aspetto dipende dall’idea della trasmissione del sapere come un fatto ripetitivo, che non implica una creatività, cioè l’accorgersi che la dimensione burocratica prende il sopravvento sulla dimensione intellettuale. Si diventa così dei puri ripetitori, appunto «macchine parlanti». Si fanno sempre le stesse lezioni, si dicono sempre le stesse cose. Si sa già tutto su come gli studenti risponderanno o si comporteranno. Niente più sorprende.

- la disillusione per la vanità dei propri sforzi. È il peso delle «pressioni laterali» che non si possono mai controllare del tutto e che provengono, ad esempio, dall’ambiente familiare dei ragazzi, dal gruppo dei pari e dall’ambiente mediatico in cui tutti siamo immersi. Così si avverte che la propria azione e il proprio impegno sono relativizzati, contrastati e spesso vanificati da tutte queste altre pressioni e influenze. E questo sforzo alla fine sfinisce, svuota di energie.

 

Logiche sistemiche e responsabilità personale

 

Viviamo in un tempo in cui molti comportamenti sociali sembrano determinati unicamente dalle logiche dei sistemi in cui si è inseriti. Un sociologo tedesco, Niklas Luhmann, molto citato a destra come a sinistra, ha osservato che tutti i sistemi sociali funzionano in base a meccanismi automatici, routinari e autoreferenziali. Per il funzionamento di questi sistemi (economico, politico, sanitario, dell’istruzione) occorre che ogni agente individuale, in quanto detentore di un ruolo, svolga il suo compito secondo uno standard medio di efficienza e affidabilità. L’intenzionalità, la motivazione, la decisione o la passione individuale sono fattori del tutto secondari e ininfluenti. In questa prospettiva i diversi soggetti individuali sono perfettamente interscambiabili e fungibili e ciò che uno fa oggi un altro lo farà domani più o meno nello stesso modo. Luhmann ha chiamato il carburante di questo meccanismo che si auto-riproduce «fiducia sistemica».

A livello di azioni individuali, di coscienza soggettiva, quali sono le implicazioni e le conseguenze di questo modo di pensare e di operare? La principale conseguenza è l’idea diffusa che ciò che conta sono le «logiche» del sistema a cui non è possibile sottrarsi, alle quali si è necessariamente sottomessi. Che, insomma, non è questione di responsabilità personale.   


Così, ad esempio, si sente spesso dire che gli insegnanti non possono insegnare bene perché le normative scolastiche, le scarse risorse, i vincoli burocratici non li mettono in condizione di farlo. Si sentono giornalisti e professionisti dei media dire che essi devono applicare dei criteri di costruzione dei contenuti che rispondano alle leggi della concorrenza e della massimizzazione degli ascolti e questo spiegherebbe la banalizzazione e la scarsa qualità di ciò che vediamo e ascoltiamo tutti i giorni. E lo stesso fanno gli imprenditori quando assumono dei giovani per brevi periodi di tempo sostenendo che più di tanto non possono fare. Insomma è l’idea che la scelta e la decisione del soggetto umano conti poco di fronte delle logiche sistemiche in cui è costretto ad operare.

In realtà non è così o non è sempre così. Accanto alla credibilità del ruolo, cioè alla credibilità legata al fatto di assolvere un certo ruolo secondo regole e mansioni perlopiù stabilite da un contesto istituzionale «esterno», è sempre in gioco una credibilità nel ruolo, cioè il modo in cui l’insegnante – pur con tutti i condizionamenti presenti nell’ambiente in cui opera – vive personalmente quel ruolo, lo interpreta, vi imprime la sua umanità e la sua personalità.



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COMMENTI
25/02/2011 - caducità delle umane cose (Francesco Tasselli)

Signor Maranzana, da anni subiamo i suoi commenti, che risultano sempre più pomposi, involuti e in ultima analisi inutili. Ci faccia la carità di risparmiarci questo sadico stillicidio per il futuro. Grazie.

 
24/02/2011 - Accademia VS scuola italiana (enrico maranzana)

Lo scritto si fonda sul postulato dell’esistenza di “tre forme principali di apprendimento. 1. Si può CONOSCERE innanzitutto per esperienza diretta; 2. Si può anche CONOSCERE e apprendere (imparare) attraverso l’osservazione e l’imitazione del comportamento di un altro; 3. Si può infine CONOSCERE e apprendere (imparare) attraverso simboli”. Di conseguenza “quando si parla di educazione, si fa riferimento ad una relazione verticale tra chi educa e chi è educato. In termini macro-sociologici si parla di trasmissione di saperi”. Pertanto “la capacità di insegnare è quell’insieme di competenze didattiche e metodologiche che permettono di TRASMETTERE nel modo più efficace e coinvolgente questi contenuti disciplinari e culturali”. La scuola italiana, invece, ha una semantica differente: essa è finalizzata alla promozione dell'apprendimento che si realizza progettando itinerari volti al raggiungimento di elevati livelli culturali che presuppongono lo sviluppo di capacità e di competenze il cui sviluppo rappresenta il traguardo istituzionale. Esso è da perseguire utilizzando strumentalmente conoscenze e abilità. Il mandato affidato alle scuole corrisponde all'individuazione e alla strutturazione delle conoscenze in funzione della promozione e del potenziamento di capacità. Si tratta di una concezione funzionale ai “grandi temi e alle grandi domande” e alla stimolazione di “stupore e curiosità”.