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SCUOLA/ C’è una libertà di insegnamento che ha portato all’anarchia didattica

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

La mancanza di professionalità è la seconda causa della degenerazione: il termine “scuola” non è stato sostituito con “Sistema educativo di formazione e istruzione” per una questione di acustica, ma perché è stata riconosciuta la complessità del suo compito che, come tale, deve essere affrontato. Sono stati infatti individuati, definiti e gerarchizzati i problemi di cui si sostanzia e, per ognuno di essi, è stato costituito un soggetto responsabile della relativa soluzione.

Nei Piani dell’Offerta Formativa delle singole scuole, visibili in rete, invece, di tale concezione non c’è alcuna traccia.

 

La diretta conseguenza dell’assunzione dell’ottica sistemica da parte del legislatore riguarda il significato di “insegnamento”. Questo è da ricercare all’interno del suo naturale campo di definizione: la progressione formazione - educazione - istruzione - insegnamento. Prima sono da individuare e da specificare le competenze generali che gli studenti devono acquisire per entrare da protagonisti nel vortice della società contemporanea, successivamente sono da ricercare e da identificare le capacità necessarie alla maturazione e all’esercizio di detti comportamenti, in seguito sono da individuare i saperi, le strumentazioni idonee all’ideazione di processi d’apprendimento mirati, infine sono da coordinare, da progettare e da realizzare gli insegnamenti.

 

Si può pertanto affermare che la libertà di insegnamento si sostanzia dell’ideazione, della gestione e del controllo dell’efficacia di “occasioni d’apprendimento”, un mix finalizzato di problemi, argomenti, metodi disciplinari e metodi didattici.

 

In tale direzione si era mosso il regolamento dei licei che ha fissato, tra i “punti fondamentali e imprescindibili: lo studio delle discipline in una prospettiva sistematica, storica e critica; la pratica dei metodi di indagine propri dei diversi ambiti disciplinari; l’uso costante del laboratorio per l’insegnamento delle discipline scientifiche che solo la pratica didattica è in grado di integrare e sviluppare”. Il successivo raffinamento del regolamento di riordino, che ha condotto alla redazione delle indicazioni nazionali, irresponsabilmente, non ha tenuto in alcuna considerazione tale orientamento e ha riaffermato il primato della conoscenza sull’apprendimento. 

 

Tra gli obiettivi specifici, infatti, manca ogni riferimento alla capacità di  assumere punti di vista differenti, di modellare, di formulare ipotesi, di operare scelte, di esercitare il controllo, di documentare, di astrarre, di generalizzare, di leggere la realtà in ottica sistemica...

Tale divergenza evidenzia come gli universitari, membri della commissione ministeriale, abbiano difeso il loro dominio sulla scuola secondaria e abbiano prefigurato un servizio in aperto contrasto con lo spirito e con la lettera delle norme.

 

(Enrico Maranzana)



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