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SCUOLA/ Contro la "follia" dei docenti ci vuole l’anno sabbatico

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Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)  Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)

Nel 2005 fui invitata al primo convegno dei bibliotecari italiani svoltosi qui a Milano presso l’istituto Cavalieri. Presiedeva la grintosa prof. pisana Maria Teresa De Nardis che presentava il nuovo portale del CONBS per una navigazione virtuosa da parte dei numerosissimi addetti ai lavori giunti da ogni parte d’Italia. Presente anche un altro impeccabile relatore, il prof. Paolo Odasso, giunto da Torino e divenuto direttore dell’attivissimo ed efficiente Irre Piemonte. Seduta in fondo, mi ero soffermata ad osservare l’ampia aula magna dov’erano convenuti centinaia d’insegnanti di mezza età. Con vero stupore, avevo notato che metà dei presenti erano imbiancati docenti maschi che terminavano in biblioteca la loro carriera scolastica. Tutti divenuti inidonei all’insegnamento finivano, e finiscono ancora oggi, in segreteria o in biblioteca.

 

La possibilità della mobilità intercompartimentale è riservata a pochi, ma sarebbe indispensabile preventivarne l’aumento considerato che alcuni docenti particolarmente competenti, spesso stanchi e logorati anche psicologicamente dall’insegnamento per molteplici motivi, meriterebbero di vedere riconosciuta la loro professionalità in altre mansioni, maggiormente adeguate al loro alto livello culturale. Se opportunamente valorizzati in altri ruoli, diverrebbero ottime guide turistiche, molto utili sia al ministero dei Beni Culturali sia a quello del Turismo. Nel 150° anniversario dell’Unità si avvarrebbero di persone eclettiche, ricche di una cultura poliedrica, non solo specifica e settoriale, maturata durante gli anni di “lungo studio e grande amore”: una vera passione che contagia ogni giorno gli studenti.

 

Quel giorno, dunque, avevo avuto la conferma di quanto stentavo a credere. Lo specialista Vittorio Lodolo D’Oria, intervistato di recente proprio da questo quotidiano e primo firmatario della succitata ricerca, procedendo alla conta numerica oltre che al confronto di categoria, aveva individuato le “pari opportunità” di ammalare di quel disagio mentale da stress reiterato, tipico delle professioni di aiuto. Lo aveva peraltro già dimostrato in una sua precedente pubblicazione, il Getsemani, riportata come inserto dal quotidiano Il Sole 24 Ore Scuola nel 2002:



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COMMENTI
26/02/2011 - Burnout e comunicazione (Franco Labella)

Non vorrei deludere la collega Di Gennaro ma temo che aspetterà invano anche solo un cenno di riscontro. Per esperienza diretta e personale come Coordinatore nazionale dei docenti di Diritto e Economia posso garantirle che qualsiasi forma di comunicazione col giovane Ministro (dalle formali raccomandate inviate con la posta "tradizionali" alle lettere aperte e mail di contenuto vario) resta senza risposta. Prova ne sia che la recente proposta (fatta sul Sussidiario che annovera Bruschi fra i suoi collaboratori, ma non solo sul Sussidiario) di istituire il 17 marzo, in occasione del 150 dell'Unità, la disciplina che non c'è, Cittadinanza e Costituzione, non ha avuto non dico accoglimento ma manco il benchè minimo riscontro. Con l'augurio che la collega sia piu' fortunata non posso che chiudere con una considerazione: proprio la vicenda dei colleghi e colleghe bibliotecari ex art.113 anche raccolti nel CONBS dovrebbe essere la spia dell'assoluta impermeabilità ad occuparsi della funzionalità del sistema e meno che mai del benessere di chi ci lavora. In attesa di essere smentito.