BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Contro la "follia" dei docenti ci vuole l’anno sabbatico

Pubblicazione:

Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)  Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)

«Mentre non si evidenziano differenze significative di patologia psichiatrica tra docenti di scuola materna, elementare, media e superiore, a discapito dei docenti si rileva anche un rischio oncologico superiore di 1.5-2 volte rispetto ad operai e impiegati, lasciando supporre che ciò sia dovuto ad immunodepressione conseguente all’esaurimento psicofisico. Già nel lontano 1979, secondo uno studio effettuato dalla Cisl assieme all’Università di Pavia, emerse il dato allarmante che il 30% degli insegnanti dell’area milanese faceva ricorso agli psicofarmaci. Infine, secondo un recente studio svolto nella città di Torino, il disagio mentale appare direttamente correlato all’anzianità di servizio».

(Si tenga conto che nel 1979 gli psicofarmaci non erano “maneggevoli” come gli attuali (SSRI), per i numerosi e pesanti effetti collaterali. Inoltre la loro prescrizione era appannaggio pressoché esclusivo dei neuropsichiatri, mentre oggi vengono comunemente prescritti dai medici di base. Per far comprendere l’esplosione del fenomeno noto come “medicalizzazione del disagio” basti dire che, rispetto al 1979, i prescrittori sono decuplicati (da circa 6mila a 60mila) e la vendita degli psicofarmaci è ultimamente raddoppiata, nda).

 

Ecco quindi la mia richiesta di illustre sconosciuta, che (ingenuamente?!) confida ancora nelle Istituzioni: l’introduzione dell’anno sabbatico, retribuito, esattamente come avviene per i docenti universitari, per tutti gli insegnanti di ogni ordine e grado.

 

Negli Usa esiste già, peraltro obbligatorio, ogni sette anni e ci sarà un motivo. Esso costituirebbe un primo rimedio al dilagare di quel “mal di scuola” che affligge i docenti migliori, proprio i più motivati e seri, quelli che danno quotidianamente anima e corpo alla scuola. Ai dirigenti scolastici il compito di informarsi e aggiornarsi a dovere per far fronte alle recenti normative in materia. L’anno sabbatico retribuito a chi ne fa onestamente richiesta, ma basterebbe anche un buon semestre di aggiornamento in itinere al duplice scopo di “ricaricare le pile” e apprendere l’uso delle nuove tecnologie che troppi non utilizzano ancora con adeguata padronanza. Alcuni docenti, provati dalla fatica dell’educare e dall’età ma innamorati “pazzamente” della scuola, finiscono per non assentarsi praticamente mai. Altri troppo spesso. Molti hanno gettato la spugna precocemente o hanno scelto il part time convinti di risolvere il loro problema. Ciascuno ha esperito una personale strategia e la vasta letteratura degli insegnanti/scrittori ne è la prova.

 

Occorre permettere a tutti coloro che ne facciano richiesta, intimoriti dallo spettro della perdita del posto di lavoro e tuttavia amaramente consapevoli del rischio di nuocere ai ragazzi loro affidati, di “riciclarsi” nelle modalità maggiormente confacenti alla loro professionalità. In ultima analisi chiarisco che servirebbe a ben poco insistere sulle modalità di valutazione dei docenti e delle scuole senza tenere conto di questa realtà. Da anni in Francia esiste un’apposita commissione di esperti preposti al periodico e costante monitoraggio della salute psicofisica dei docenti. Un appello e un monito alle nostre istituzioni affinché intervengano immediatamente.

Certa di una sua replica, la ringrazio anticipatamente per la risposta anche a nome del mio staff e di tutti coloro che - fiduciosi - si rivolgono a noi.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
26/02/2011 - Burnout e comunicazione (Franco Labella)

Non vorrei deludere la collega Di Gennaro ma temo che aspetterà invano anche solo un cenno di riscontro. Per esperienza diretta e personale come Coordinatore nazionale dei docenti di Diritto e Economia posso garantirle che qualsiasi forma di comunicazione col giovane Ministro (dalle formali raccomandate inviate con la posta "tradizionali" alle lettere aperte e mail di contenuto vario) resta senza risposta. Prova ne sia che la recente proposta (fatta sul Sussidiario che annovera Bruschi fra i suoi collaboratori, ma non solo sul Sussidiario) di istituire il 17 marzo, in occasione del 150 dell'Unità, la disciplina che non c'è, Cittadinanza e Costituzione, non ha avuto non dico accoglimento ma manco il benchè minimo riscontro. Con l'augurio che la collega sia piu' fortunata non posso che chiudere con una considerazione: proprio la vicenda dei colleghi e colleghe bibliotecari ex art.113 anche raccolti nel CONBS dovrebbe essere la spia dell'assoluta impermeabilità ad occuparsi della funzionalità del sistema e meno che mai del benessere di chi ci lavora. In attesa di essere smentito.