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SCUOLA/ La "pubblicità" dei dati Invalsi? Basta evitare il cattivo marketing

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Non farlo si potrebbe definire una questione etica. La scuola è situata in uno dei primi 50 comuni per Pil individuale, è frequentata da un bassissimo numero di stranieri neo-arrivati e può contare su risorse del territorio, sia in termini di intervento che soprattutto di collaborazione. Naturalmente non voglio dire che gli ottimi risultati, sia in prima media che in terza, siano frutto solo del contesto, ma sappiamo che questo conta moltissimo.

 

Analisi riportate nell’ultima ricerca della Fondazione Agnelli, basata sui dati Ocse-Pisa, evidenziano quanto il contesto territoriale e la tipologia di scuola frequentata, quindi il gruppo dei pari, possa modificare il risultato di uno studente. Questa analisi evidenzia che solo considerando la variabile territorio, cioè frequentare una scuola al nord o al sud, la differenza in termini di risultati di apprendimento è paragonabile ad un anno e mezzo di studio. Ma le stesse analisi ci dicono che se i risultati in termini assoluti degli studenti dei licei sono superiori a quelli dei tecnici, il dato cambia e addirittura si inverte se gli esiti vengono depurati dalle variabili di contesto e se si considera il punto di partenza degli studenti. Ed è proprio il punto di partenza che ci serve per dire cosa ha fatto davvero quella scuola, se la sua azione ha inciso sulle situazioni di ingresso degli studenti, se ha consentito loro di modificare il livello delle conoscenze e delle competenze.

 

La restituzione dei dati da parte dell’Invalsi alle scuole dovrebbe riguardare, oltre ai risultati assoluti, anche quelli corretti in relazione al contesto, oppure dovrebbero essere raggruppati per scuole per rendere possibile il confronto, in considerazione di caratteristiche simili. Non solo il questionario, che già propone Invalsi, ma anche la possibilità di raccogliere in senso diacronico i risultati dei singoli alunni dalla seconda elementare in poi in modo da poter rilevare i progressi.

 

Per pubblicare i dati vorrei sapere quindi come la mia scuola ha lavorato su quello che sapevano i bambini arrivati dalla scuola primaria, se le loro conoscenze e le loro abilità sono almeno in parte il frutto del nostro lavoro didattico e organizzativo, se i livelli raggiunti sono davvero merito nostro.

 

In Inghilterra i risultati delle scuole “vengono sbattuti in prima pagina”, ma l’effetto di school choice non ha prodotto quanto ci si aspettava: “Traslocare costa molto e le famiglie si rassegnano” Ha risposto Bottani durante un Seminario per i dirigenti scolastici della Lombardia. Se vogliamo che la pubblicazione dei risultati innesti un percorso virtuoso, dobbiamo poter inserire i dati in un sistema che ci restituisca il Valore Aggiunto, senza lasciare le scuole da sole.



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