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SCUOLA/ Scrutini, copia-incolla e voti punitivi: cosa sta succedendo?

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Compito in classe  Compito in classe

Qualche docente teorizza esplicitamente l’idea che i voti del primo quadrimestre servano da lezione per indurre gli studenti a studiare. A parte il rischio di indurre conclusioni del tipo non ne vale la pena, trovo singolare che un professionista dell’insegnamento non si interroghi sul fatto che non possa accadere che una intera classe cambi completamente, e in maniera drastica, il suo rendimento in una materia solo perché è cambiato il docente.

I casi sono due: o è stato preceduto da un incompetente (o da una intera serie di incompetenti), e allora avrebbe dovuto segnalarlo tempestivamente al DS, oppure lui sta sbagliando in qualche cosa sia nel giudizio, sia nella prognosi, perché è ben noto che non si impara (e non si disimpara) a scrivere in tre mesi.

La discussione su questi elementi in sede di scrutinio è abbastanza imbarazzante perché tra colleghi, tendenzialmente, non ci si espone e perché è naturale ammettere che, in caso di nuovo docente, si abbiano fasi di assestamento dovute a cambiamenti di metodologia. Tutto bene se discutessimo di un 6 che diventa 5; non ci siamo se invece l’intera classe viene presentata come insufficiente, bisognosa di essere messa in riga e magari gli stessi studenti lamentano una mancanza totale di disponibilità all’ascolto.

Questo aspetto del docente come monade dentro un momento di valutazione collegiale dovrebbe gradualmente attenuarsi se riusciremo a passare alla valutazione per competenze, ma in realtà (per farlo) ci sarebbe bisogno di momenti di condivisione del lavoro, orario di servizio distinto dall’orario di insegnamento, continuità nella composizione dei consigli di classe, tutte cose che si scontrano con i chiari di luna attuali.



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COMMENTI
05/02/2011 - La passione e l'entusiasmo trasmessi dalla Gemini (Vincenzo Pascuzzi)

Scrive il preside Claudio Cereda: "La scuola italiana ha bisogno di un’anima per ridare senso a quello che gli studenti, giorno dopo giorno, sono chiamati a fare: parlo della passione del lavoro di docente, della capacità di trasmettere entusiasmo, della capacità di convincere circa l’utilità dello studio personale, della capacità di adeguare il processo di insegnamento al mutato quadro concettuale e mentale dei giovani (i cosiddetti stili cognitivi)". D’accordo, la scuola ha bisogno di un’anima. Ma perché quando c’è un problema o una difficoltà da affrontare o da risolvere nella scuola vengono chiamati in causa e tirati in ballo SUBITO i docenti e SOLO loro? Non c’è un ministro che dovrebbe operare? Non c’è un governo che dovrebbe provvedere? Non ci sono anche i presidi? Non dovrebbero loro – ministro, governo e presidi – indicare la direzione giusta e trasmettere per primi passione ed entusiasmo? Se no, che ci stanno a fare? E poi quale entusiasmo possono trasmettere i docenti dopo le batoste subite con le "riforme" della Gelmini? Dal taglio di 8 mld e 132.000 posti di lavoro al blocco delle retribuzioni e alle ultime iniziative sulle sperimentazioni meritocratiche. E non entriamo in altri dettagli.

RISPOSTA:

Ho fatto il docente per 35 anni e il DS per 3 dunque ...Il senso del mio ragionamento non è quello di cercare capri espiatori ma di evidenziare alcune difficoltà. Non mi piace, quando ragiono di scuola, cercare risposte consolatorie e non considero risolutivo prendermela con il governo di turno cui per altro riconosco numerose responsabilità. Ne tratterò prossimamente ragionando sulle condizioni materiali necessarie all'anima per esplicarsi. Ne discutevo proprio oggi con una mia docente. Il Preside può suggerire, stimolare, orientare, preparare il Collegio, ma la scuola la fanno i docenti e se si sentono parte di un progetto e di una organizzazione la fanno meglio. CC

 
04/02/2011 - L'emergenza educativa (Angelo Lucio Rossi)

Non dobbiamo prendercela con gli scrutini... Dobbiamo con grande realismo leggere il "calo del desiderio" dei nostri ragazzi e spesso anche degli adulti.I nostri ragazzi vivono "una passività" e un "disinteresse" dentro la scuola. Che cosa sta succedendo? Manca l'interesse, manca il coinvolgimento con le discipline, manca l'umano. Allora la domanda centrale è come ridestare l'interesse, come generare il soggetto? Come introdurli al reale attraverso le discipline? Queste domande non possono non coinvolgere gli insegnanti, i presidi e i genitori. Di fronte all'emergenza educativa è arrivato il momento di porre tentativi organici. Gli scrutini evidenziano che nella scuola dell'autonomia, dei curricoli e delle competenze troppo spesso la valutazione non matura dentro un lavoro di équipe. E' inutile negare la rilevanza del lavoro dei presidi che devono favorire una pratica di valutazione collegiale e trasparente. Responsabilità educativa, progettazione e valutazione costituiscono fattori decisivi per guardare in faccia la crisi della nostra scuola. Siamo chiamati ad un impegno autentico, a mobilitare tutto il nostro umano per ridestare l'interesse verso il reale.

 
04/02/2011 - a proposito di anima (Claudio Cereda)

A scanso di equivoci preciso che credo nella valutazione per competenze e che se una va sul sito della mia scuola troverà una caterva di prove strutturate di vario tipo sia di matematica sia di fisica (prodotte negli anni di insegnamento al liceo scientifico); ma tutto ciò non c'entra con il problema del credere negli studenti, lavorare sulla loro autostima, educarli ad amare ciò che si fa, trasmettere entusiasmo, etc.

 
04/02/2011 - Grazie (Gianni MEREGHETTI)

Grazie, carissimo Claudio Cereda. Grazie, perchè la questione grave degli scrutini è proprio la incapacità di tanti insegnanti a guardare in faccia ogni studente e a snidare in lui quell'apertura alla realtà che lo caratterizza. Passare dalla valutazione delle nozioni alla valutazione delle competenze non cambia la questione di fondo, che rimane quella dello sguardo con cui ogni insegnante si rivolge ai suoi studenti, uno ad uno. La questione grave è che spesso c'è una indifferenza o una cattiveria in questo sguardo, due facce della stessa medaglia. E alcuni si illudono che dai voti venga l'attenzione degli studenti a quello che insegnano, poveretti! Il problema è di cambiare totalmente sguardo, è quello di iniziare a vedere in ogni studente una ricchezza umana, una positività che si apre il reale, una occasione per sè per imparare la freschezza che si rischia di perdere. Si potrà però valutare con questo nuovo sguardo solo se si inizierà ad insegnare con questa simpatia totale. Altrimenti lo squallido spettacolo di certi scrutini dove si fa a gara a parlare male degli studenti non è nient'altro che lo specchio della meschinità di cui spesso è infarcito l'insegnamento.

 
04/02/2011 - Navigare senza sestante (enrico maranzana)

E’ sicuramente vero: “La scuola italiana ha bisogno di un’anima”, di una bussola, di una guida sicura, sia a livello centrale, sia a livello locale. Oggi si parla tanto di meritocrazia e, guarda caso, l’obiettivo mette a fuoco i docenti. Rimando al mio scritto, visibile in rete – Competenze: poche idee ben confuse – che illustra la vera natura del problema.