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FUORICLASSE/ Se quella è la scuola italiana, meglio imparare dal Dr. House

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Luciana Littizzetto in una scena di Fuoriclasse, su Raiuno  Luciana Littizzetto in una scena di Fuoriclasse, su Raiuno

Innanzitutto il contesto. Che si tratti di ospedale, di laboratorio scientifico, di scuola, il contesto è riprodotto con la massima fedeltà alla realtà. Non è solo questione di location (Fuoriclasse è girato in una vera scuola di Torino), è anche questione di ritmi, routines, di ruoli ascritti da organigramma ai personaggi.

I personaggi sono tratteggiati secondo un profilo professionale rigoroso e socialmente riconosciuto. Dr. House è un medico più che qualificato, addirittura unico e insostituibile. Grissom è un responsabile della Scientifica che tutti vorrebbero vedere all’opera in un’indagine grazie alla sua preparazione e alla sua precisione. Attenzione. Questi personaggi non sono umanamente perfetti. House è un nevrotico e apparentemente disumano e cinico, ma chi non desidererebbe essere curato da lui in una situazione di malattia seria? Grissom si presenta come lo scienziato che rasenta la pedanteria e la misantropia e predilige i lepidotteri a certe relazioni umane. House e Grissom hanno debolezze, manie che si manifestano anche nella vita privata, vita che viene svelata per disegnare il personaggio a tutto tondo ma che non li  sminuisce nel loro essere professionisti.

Le procedure che seguono i protagonisti (ma anche tutti gli altri personaggi di contorno), il lessico, i gesti sono precisi e corretti, non sono buttati lì con approssimazione. Stupiscono gli errori grossolani presenti nella fiction di Raiuno. Qualunque addetto ai lavori che abita la scuola sorride mestamente di fronte a svarioni anacronistici che oggi non stanno più nell’ambito scolastico (la preside è oggi dirigente scolastico, l’amministrazione non compete al vice preside che viene designato dal dirigente, non eletto…). Nelle serie americane è garantita la correttezza e la veridicità di ogni termine medico/tecnico e la presenza di strumentazione autentica e funzionante.
Produttori, regista e sceneggiatori di Raiuno non hanno pensato ad un consulente esperto del mondo della scuola, quantomeno al corrente dei cambiamenti intervenuti in essa in questi anni?



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COMMENTI
07/02/2011 - Malgrado tutto, qualcosa da valorizzare c'è (Luigi Gaudio)

Concordo pienamente con Feliciana Cicardi. Si vede che la trama di questa fiction è stata intessuta senza tener conto della realtà della scuola italiana di oggi, anche se stavolta la corsa sfrenata all'orientamento dopo la scuola media non si discostava molto dalla realtà. Continua a dar fastidio la vena macchiettistica, eppure, malgrado questo, qualcosa da valorizzare c'è, e passa soprattutto dalla professoressa Passamagna. Luciana Littizzetto ha fatto intravedere in modo naturale alcune cose che i docenti fanno ogni giorno, senza passare sotto i riflettori: per esempio, imparare a ragionare e ad argomentare, attraverso interrogazioni e compiti in classe, oppure imparare a dire dei no, alla droga. Perfino, in un certo passaggio, pensate fino a che punto si arriva, si insinua il dubbio che i professori siano esseri umani che sbagliano, ma che cercano di fare con coscienza il proprio lavoro, e che hanno a cuore il bene del ragazzo, anche quando non lo promuovono.