BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FUORICLASSE/ Se quella è la scuola italiana, meglio imparare dal Dr. House

Pubblicazione:

Luciana Littizzetto in una scena di Fuoriclasse, su Raiuno  Luciana Littizzetto in una scena di Fuoriclasse, su Raiuno

Gli “eroi” delle serie televisive citate sono invischiati in situazioni personali e professionali di vario tipo, ma è sempre chiaro l’obiettivo che devono perseguire; si direbbe, oggi, la loro “mission”. Ora, stando alle scene di Fuoriclasse è difficile capire qual è l’obiettivo educativo (più prosaicamente, di istruzione) che si danno i professori nei confronti degli studenti. Tollerarli, contenerli, coinvolgerli in truffe, abbonare loro - in nome dell’età adolescenziale - fatiche ed impegno? (a questo proposito mi torna in mente la splendida pellicola Non uno di meno di Zhang Yimou, 1999, in cui una ragazzina tredicenne, senza alcuna esperienza di insegnamento, rimane fedele tra mille difficoltà allo scopo che le ha indicato il maestro anziano).
Non ci siamo. I prof che sono impegnati oggi nella scuola reale si trovano di fronte, tra tanti, a due problemi da superare a gambe unite: evitare di cadere in burnout e trovare la breccia che consenta di arrivare al disagio ed al bisogno degli studenti. E nessun docente può pensare che sia plausibile far scorazzare su e giù per i corridoi e per i tetti il “Soratte” di turno perché si recuperi la falsa “eccentricità” del soggetto e, soprattutto, lo si aiuti. Perché la scuola deve essere un “ambiente per l’apprendimento” e tutti coloro che la abitano, docenti e studenti, devono trovare dei cartelli indicatori che segnalino un percorso che renda il tempo scuola un tempo dello star bene e del crescere.

La scuola italiana è piena di contraddizioni e di carenze, eccome, ma allora mettiamoli in scena a viso aperto, sia pur con uno stile letterario. La levità e l’ironia con cui si può rappresentare un microcosmo scolastico è ben accetta, la riduzione a macchietta di luoghi e persone un po’ irrita, credo, soprattutto, chi con quel microcosmo deve fare i conti. E non si dica che la fiction è la “fiction”, quindi deve essere “leggera”. Leggera non è sinonimo di banale né di superficiale. Leggera è una fiction che fa riflettere senza usare toni catastrofici, suscitando, magari, un filo di speranza nel cambiamento.
Ridendo castigat mores. Ma rappresentando la realtà.
 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
07/02/2011 - Malgrado tutto, qualcosa da valorizzare c'è (Luigi Gaudio)

Concordo pienamente con Feliciana Cicardi. Si vede che la trama di questa fiction è stata intessuta senza tener conto della realtà della scuola italiana di oggi, anche se stavolta la corsa sfrenata all'orientamento dopo la scuola media non si discostava molto dalla realtà. Continua a dar fastidio la vena macchiettistica, eppure, malgrado questo, qualcosa da valorizzare c'è, e passa soprattutto dalla professoressa Passamagna. Luciana Littizzetto ha fatto intravedere in modo naturale alcune cose che i docenti fanno ogni giorno, senza passare sotto i riflettori: per esempio, imparare a ragionare e ad argomentare, attraverso interrogazioni e compiti in classe, oppure imparare a dire dei no, alla droga. Perfino, in un certo passaggio, pensate fino a che punto si arriva, si insinua il dubbio che i professori siano esseri umani che sbagliano, ma che cercano di fare con coscienza il proprio lavoro, e che hanno a cuore il bene del ragazzo, anche quando non lo promuovono.