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SCUOLA/ Formazione docenti, il Regolamento passerà l’esame dei decreti?

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Ad ogni modo, del Regolamento sulla formazione iniziale, ora approdato dopo un parto piuttosto lungo sulle pagine della Gazzetta, si dovrà continuare a discutere. Non tanto per intervenire sulla struttura di fondo, che è definita sostanzialmente dai tre blocchi: percorso formativo abilitante quinquennale per gli insegnanti della scuola dell’infanzia e primaria; percorso magistrale con anno di tirocinio formativo attivo (Tfa) abilitante per gli insegnanti della scuola secondaria di I e II grado; percorso abilitante costituito dal solo Tfa di un anno per tutti i laureati o insegnanti privi di abilitazione che posseggono i requisiti per entrare in questo gruppo all’atto dell’entrata in vigore del Regolamento (cioè il prossimo 15 febbraio). Quanto piuttosto per chiarire determinati aspetti concernenti la messa in pratica delle norme, sia nell’ottica della impostazione dei vari intrecci tra le istituzioni implicate, sia in quella della organizzazione dei nuovi itinerari formativi, nonché delle concrete modalità applicative del Tfa nel periodo transitorio.

La filosofia del Regolamento poggia su una distinzione tra formazione disciplinare del nuovo docente, che si acquisisce in università, e abilitazione all’esercizio della professione, cui si perviene rispettivamente mediante un tirocinio di 600 ore (24 cfu), compreso nei cinque anni di corso di laurea dei futuri insegnanti dell’infanzia e della primaria, e di un anno di tirocinio svolto in collaborazione con le scuole del servizio nazionale di istruzione (comprensivo di 475 ore a contatto diretto con l’attività scolastica, pari a 19 cfu), per i futuri insegnanti della scuola secondaria, media e superiore.
La preparazione dei futuri maestri sarà marcatamente disciplinare e si svilupperà in prevalenza nell’università (al tirocinio vanno appunto 24 cfu a fronte dei restanti 276, distribuiti tra ambiti disciplinari, insegnamenti per l’accoglienza degli studenti disabili e laboratori). Sarà questo livello, quello della formazione primaria, a dover essere guardato con particolare attenzione, a maggior ragione proprio nella sua fase applicativa. Al maestro elementare si chiede molto: possedere conoscenze specifiche, essere in grado di articolarle in funzione dell’età dei bambini, avere la capacità di scegliere strumenti didattici diversi a seconda delle situazioni, essere in grado di partecipare alla gestione della scuola, ecc.
 



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