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SCUOLA/ Formazione docenti, il Regolamento passerà l’esame dei decreti?

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Evidentemente, come il dibattito dei mesi scorsi ha dimostrato, si ritiene che la scuola primaria debba recuperare su questo fronte, quello degli insegnamenti disciplinari. Non siamo del tutto convinti che sia questo l’unico problema, perché la riforma Gelmini della scuola elementare imperniata sul maestro prevalente, che ha comportato numerose complicazioni di carattere organizzativo, richiama anche la capacità degli insegnanti (e dei dirigenti) di gestire e organizzare tempi e spazi entro i quali trasmettere conoscenze e impostare attività educative per i bambini. I futuri maestri dovranno imparare a trasmettere le loro numerose conoscenze facendone punti di aggregazione di interessi da parte degli alunni più piccoli, negli spazi di tempo e di luogo che sapranno anche conquistarsi. Da questo punto di vista, nei percorsi di formazione primaria, sarà prezioso il dialogo tra università e scuola, non solo all’atto del tirocinio, ma anche nel punto genetico stesso delle conoscenze disciplinari che solo se diventano patrimonio personale del docente possono costituire avventura umana e intellettuale dell’alunno. Si vedrà.

Non è, d’altra parte, quello della scuola primaria, l’unico ambito rispetto al quale è lecito, nella fase attuativa che adesso subentra, attendersi da parte dei soggetti istituzionali cui spetta la realizzazione del progetto quella elasticità e buon senso che possano rendere funzionale, con gradualità ma anche con decisione, la normativa allo scopo per cui è stata predisposta, ovvero la formazione di docenti preparati ma anche capaci di integrarsi con la scuola attiva.
È sufficiente porre attenzione alle implicazioni che si rendono necessarie per tradurre in pratica il Regolamento appena pubblicato per cogliere quanto sia impellente questa esigenza.

Sul versante accademico, il Miur dovrà agire nei confronti delle università per verificare il possesso dei requisiti (già definiti dal DM 270/2004 e che ora dovranno conformarsi alla recente legge di riforma dell’università) utili sia per istituire i corsi di laurea magistrale a numero programmato per l’insegnamento nella scuola secondaria di I e II grado, sia per avviare la fase transitoria di tirocinio formativo attivo; in seconda battuta le università (una o più facoltà; facoltà di più atenei) potranno consorziarsi per rendere operanti i medesimi corsi.
 



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