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SCUOLA/ Ribolzi: ecco come cambiare il contratto dei docenti. Con un NB finale...

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Gli attacchi anche violenti al progetto di premialità dei docenti recentemente presentato non hanno probabilmente tenuto conto del fatto che si tratta dell’esito dell’accelerazione di un processo reso inevitabile dalla realizzazione dell’autonomia, quello di differenziazione del ruolo docente, che si manifesta in almeno tre dimensioni:
1. le funzioni, con l’introduzione di una carriera docente;
2. l’orario di servizio, con una distinzione fra insegnanti a tempo pieno, con un’espansione del tempo non impiegato direttamente nelle lezioni, e insegnanti a tempo parziale;
3. il rendimento, che in presenza di un sistema di valutazione finalizzato a tenere sistematicamente sotto controllo il processo di realizzazione dei progetti educativi, consentirà eventualmente di introdurre degli incentivi per i docenti che avranno ottenuto i migliori risultati in termini di miglioramento del servizio ottenuto dalla scuola.

Non è possibile realizzare l’autonomia senza un processo sistematico di valutazione della qualità del sistema educativo, in quanto una scuola autonoma trae la propria legittimità dalla capacità di raggiungere i suoi obiettivi: il processo di valutazione del personale costituisce una parte indispensabile del controllo globale, ed è una verifica di congruenza delle prestazioni dei docenti, e in genere degli operatori, con i fini della scuola in cui lavorano, e quindi non è innanzitutto finalizzata ad attribuire premi o a formulare graduatorie, anche se il raggiungimento degli obiettivi è tanto più probabile quanto più le scuole sono libere di allocare le proprie risorse non in modo uniforme, ma per ricompensare chi lavora di più, o chi ottiene i migliori risultati.

Sarebbe necessario perciò che qualsiasi decisione sulla valutazione (che a mio parere non è materia di contrattazione sindacale, ma tocca il cuore della professione) venga presa dopo un’accurata riflessione e non tanto tenendo conto del parere dei singoli insegnanti (soluzione che mi pare demagogica), quanto valorizzando il contributo delle associazioni professionali che li raccolgono introno a caratterizzazioni disciplinari o ideali. Posto che la valutazione è irrinunciabile (a meno che non si ritenga che tutelare gli insegnanti significa garantire loro per contratto il diritto alla mediocrità), è innanzitutto necessario vagliare con molta maggiore serietà il possesso dei requisiti per entrare in servizio, e in secondo luogo ricordare che in molti paesi l’esito negativo della valutazione, se si ripete nel tempo, comporta l’allontanamento dal ruolo docente.



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COMMENTI
09/02/2011 - Il merito irricevibile: una tranvata per Gelmini (Vincenzo Pascuzzi)

(parte 1 di 2). La prof.ssa Luisa Ribolzi interviene, con un suo articolo, sulla sperimentazione del merito tentata da Gelmini. L’articolo tratta gli aspetti tecnici e formula delle proposte anch’esse tecniche sulle quali ci si può confrontare. La questione del merito (mai peraltro definito), e della sua sperimentazione, è però squisitamente politica ed economica e non ci si può sottrarre a questi due aspetti. L’aspetto economico consta di due parti prevalenti. La prima è che per scelta spacciata come necessità, governo, Mef e Miur stanno tagliando selvaggiamente risorse e personale alla scuola. Nella Ue la percentuale media del pil destinata all’istruzione è pari al 5,2%, in Italia (ante Gelmini) era al 4,6%, con i tagli arriverà forse al 3,9%. Nel 1990, in Italia, la stessa percentuale era al 5,5% e le cose andavano ancora un po’ meglio. È questo un particolare che i valorosi mentori dei danni del ’68 tranquillamente trascurano. La seconda parte consiste nella situazione generata dalle retribuzioni di tutto il personale della scuola. Nel giugno 2008 infatti Gelmini promise ed illuse: "Questa legislatura deve vedere uno sforzo unanime nel far sì che gli stipendi degli insegnanti siano adeguati alla media Ocse” e (segue)

 
09/02/2011 - Il merito irricevibile: una tranvata per Gelmini (Vincenzo Pascuzzi)

(parte 2 di 2) e "Non possiamo ignorare che lo stipendio medio di un professore di scuola secondaria superiore dopo 15 anni di insegnamento è pari a 27.500 euro lordi annui, tredicesima inclusa. Fosse in Germania ne guadagnerebbe 20 mila in più, in Finlandia 16 mila in più. La media Ocse è superiore ai 40 mila euro l'anno". Ipotizzare e proporre una sperimentazione (criticabile e astrusa, forse volutamente) per l’1% dei prof per “premiarne” lo 0,25% con appena 50 euro mensili netti è chiaramente una turlupinatura inqualificabile. L’aspetto politico – oltre a quanto implicito nell’aspetto economico – è che il Miur vorrebbe usare questa iniziativa per distrarre dai danni che stanno causando le c.d. riforme Gelmini e da quanto ancora non fatto. Principalmente la sicurezza degli edifici scolastici e il contrasto all’abbandono scolastico. La proposta è insomma una provocazione usata come diversivo e per confondere le responsabilità ministeriali e governative. Le forzature che – con qualcuno riferisce – sono state messe in atto a Milano nei confronti dei presidi per racimolare forzatamente 4 scuole disponibili la dicono lunga! Trattare solo gli aspetti tecnici significa stare al gioco o cadere nel trabocchetto del Miur. Sia pure senza volerlo e con le intenzioni migliori.

 
08/02/2011 - Grande Ribolzi! (marelia gabrinetti)

Certo, tutto è perfettibile! Ma infatti trattasi di "sperimentazione" quella proposta del Ministero: se mai si inizia, se mai si prova, se sempre ci si ferma ai blocchi di partenza adducendo scuse le più varie (cfr. conclusione articolo), magari con la "complicità" di capi di istituto a loro volta non del tutto convinti nonostante le conferenze di servizio, giustamente tra 20 anni saremo ancora in attesa di essere valutati. Ma per quel tempo buon numero degli attuali docenti avranno finalmente lasciato un contesto scuola vieppiù degradato, in quanto specchio impietoso di una società sempre pronta ad invocare diritti e a postporre i doveri. E allora non lamentiamoci! Ad oggi la professionalità docente è declinata dall'Art.27 del CCNL 2006-2009, e cioè dal sindacato. Peccato che a formare e reclutare il corpo insegnante è il Ministero della Pubblica Istruzione. Mi pare che la dissonanza sia manifesta. Ma, apparentemente, ai più va bene così. L'importante è non differenziare nella logica del "siamo-tutti-professionisti". Se così fosse, non si dovrebbe temere alcun tentativo di essere valutati.

 
08/02/2011 - Il coinvolgimento delle Associazioni (Gianfranco Porcelli)

Come Presidente Nazionale della più antica associazione disciplinare, nata negli anni '40, sono al tempo stesso gratificato e preoccupato. Da un lato da sempre ci occupiamo di didattica delle discipline linguistiche, con una competenza e un impegno che ci sono stati riconosciuti dal MIUR quando ci ha approvati come Ente Formatore. Dall'altro lato siamo volontari, sparsi a macchia di leopardo sul territorio nazionale e quindi non in grado di assumerci seriamente un impegno così delicato. Per di più, abbiamo subito una scissione post-68, in chiave politica, e quindi devo temere che anche altre associazioni, pur qualificate professionalmente, non siano aliene da agganci ideologici e partitici. Condivido le intenzioni di Luisa Ribolzi; la realizzazione non è esente da problemi. Gianfranco Porcelli Presidente dell'Associazione Nazionale Insegnanti Lingue Straniere (ANILS)

 
08/02/2011 - Intervento Ribolzi (Fabrizio Foschi)

L’intervento di Luisa Ribolzi tocca alcune questioni di capitale importanza. In effetti l’unico terreno sul quale si può innestare una carriera del docente (intendendo con questo termine la valorizzazione dello sviluppo professionale dell’insegnante che insegna e non dell’insegnante “fuori classe”) è quello dell’autonomia scolastica. Tuttavia i processi introdotti, dall’autonomia ex Dpr 275/99 alla differenziazione delle funzioni (già ora all’interno del collegio docenti sono individuabili ruoli diversi che sottintendono gradi diversi di responsabilità), sono cresciuti sul terreno malato della incentivazione delle prestazioni. Passare al terreno buono dell’autonomia compiuta comporterebbe il riconoscimento dell’autonomia finanziaria e dell’assunzione dei docenti da parte delle scuole. Anche il progetto sperimentale di valutazione dei docenti potrebbe essere ripensato nella forma di un contratto con i docenti che intendono assumersi responsabilità educative e formative particolari in una determinata area disciplinare e/o consiglio di classe. La collaborazione con le associazioni professionali o disciplinari potrebbe integrare la valutazione. In questa ottica davvero potremmo approdare ad un altro orizzonte concettuale.

 
08/02/2011 - L'Audit non è una parola senza significato (enrico maranzana)

Chi crede nell’affermazione “Non è possibile realizzare l’autonomia senza un processo sistematico di valutazione della qualità del sistema educativo” non si limita all’enunciazione del problema ma denuncia con forza il fatto che nella scuola italiana l’autonomia, che implica la PROGETTAZIONE formativa, educativa e dell’insegnamento, è stata snaturata. La lettura delle indicazioni nazionali per i licei e dei POF lo conferma. Non può fare il nesci sul fatto che nelle scuole il sistema di qualità è stato sterilizzato e ridotto a pura gestione di scartoffie [CFR su questo giornale quanto ho scritto il 7/3/2011]. Che senso ha introdurre premi in una situazione sgangherata, non governata, in cui regna l'anarchia, premi che, oltre a tutto, sono da assegnare in base a criteri infarciti di discrezionalità. Se i caratteri della professionalità docente fossero stati valorizzati (art. 2 dm formazione iniziale insegnanti) e fossero state disegnate le corrispondenti matrici di responsabilità, ben diversa sarebbe stata la strategie premiale e il rifiuto da parte dei docenti non avrebbe assunto la dimensione odierna.