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SCUOLA/ Facebook o Twitter, un prof dovrebbe sempre essere un "capitano" degli alpini...

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La comunicazione tra studenti e prof può passare dal web?  La comunicazione tra studenti e prof può passare dal web?

Molto interessante l'intervento di ieri sul Corriere della Sera a firma Lorenzo Salvia. Quanto è appropriato l'uso di Internet per la comunicazione tra studenti e insegnanti? Prevale l'utilità della relazione diretta con uno strumento che gli studenti vivono come proprio, o il rischio di una eccessiva confidenzialità fa perdere la distinzione dei ruoli?

In molti dialetti c'è un proverbio che possiamo tradurre “se si prende confidenza, si perde riverenza”. I nuovi mezzi possono acuire questi rischi ma, essendo appunto dei mezzi e non dei fini, dovrebbero essere visti serenamente caso per caso.

Non mi è mai piaciuto l'insegnante distaccato, che si ammanta della propria autorità, ma nemmeno l'amicone che vuole fraternizzare a tutti i costi, e non credo ci sia un'enorme differenza tra il colloquio vis à vis e quello mediato dal cyberspazio. Se c'è differenza, credo stia di più nell'asimmetria tra il nativo digitale e l'adulto che nei nuovi mezzi entra con una certa goffaggine. La distinzione dei ruoli tra maestro e discepolo c'è sempre stata e deve esserci, ma è la sostanza della comunicazione che la mantiene, non la sua forma.

Lasciando stare epoche incommensurabili alla nostra (la Grecia, Roma, l'alto medioevo), penso a quei momenti in cui il rapporto didattico era più diretto e coinvolgente, l'epoca nuova che va dall'era gotica alla controriforma e ai successivi secoli di opposti perbenismi e bigottismi che si trascinano fino all'età dei jeans e dei Beatles.



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