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SCUOLA/ Maestro-alunno, un'occasione per scoprire insieme le domande "sepolte"

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Ci troviamo dunque di fronte ad un paradosso dalle dimensioni impreviste: da una parte cresce l’esigenza di conoscenza, dall’altra ci si scontra con l’incapacità di darvi risposta, addirittura per una certa facilità di andare nella direzione opposta.

All’origine di questa situazione paradossale vi sono cause remote, come le scelte politiche e istituzionali fatte sulla scuola negli ultimi decenni, cause prossime, come l’impreparazione e l’inadeguatezza dei formatori, cause formali,  come la pedagogia dominante nella scuola italiana e nel ministero dell’Istruzione - si pensi, ad esempio, alla forte riduzione dell’educazione a training -, cause materiali, come la mancanza di risorse e l’inefficienza organizzativa. Senza una corretta soluzione di questo paradosso, nessuna riforma della scuola potrà produrre benefici apprezzabili e potrebbe non solo perpetuare il disagio attuale, ma addirittura aggravarlo.


Fra le tante cose da fare, due sembrano particolarmente urgenti: ridare un’anima alla scuola e ritornare alle sue funzioni specifiche, che essa deve continuare ad esercitare, pur in un contesto sociale nel quale le fonti di informazione e di formazione si sono notevolmente moltiplicate e il suo ruolo esclusivo è messo in discussione.

Per la prima urgenza, l’impegno personale e quello collettivo dovranno essere ampi e articolati; essi saranno tanto più concreti e innovativi quanto più sapranno rivalutare e rivivere quel fattore cruciale di ogni scuola che è il rapporto fra maestro e discepolo, incontro umano di esperienza e di libertà, che spalanca alla realtà. E’ stato più volte ricordato, nelle relazioni di oggi, che l’insegnamento è strettamente collegato alla crescita dell’alunno e, nella rigorosità del metodo e nella padronanza dei contenuti, è sempre qualcosa che accade. Ciò richiede che esso non sia un mero trasferimento di nozioni, ripetute meccanicamente, ma incontro umano in cui siano condivise e approfondite l’esperienza e la conoscenza della realtà. Proprio questa conoscenza deve “contare” nella scuola di oggi, in un quadro di riferimento valoriale improntato alla formazione della persona umana, e dunque alla crescita dell’intera società, per impedire l’appiattimento dell’intero sistema educativo e formativo e per promuoverne, invece, il rilancio (1).


Per la seconda urgenza, occorrerà privilegiare, fra le funzioni plurime che la società chiede alla scuola, quelle sue proprie, ossia quelle legate a istruire, insegnare ed educare (2). Funzioni che la scuola deve riprendere con decisione, superando false ed equivoche contrapposizioni - ad esempio: apprendimento vs. insegnamento oppure competenze vs. conoscenze - e recuperando così il ruolo specifico di “centro di cultura” e “luogo di conoscenza”, ruolo che le compete per diritto in una società e per assolvere il quale essa deve essere adeguatamente sostenuta e finanziata.



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COMMENTI
10/03/2011 - Dai sogni alla realtà (enrico maranzana)

Due le questioni poste da “si pensi alla forte riduzione dell’educazione a training, cause materiali, come la mancanza di risorse e l’inefficienza organizzativa”. La prima nasce dalla disattenzione al campo di definizione delle parole che, nella scuola, è costituito dalla legge. Si pensi ad esempio al significato del mandato conferito ai consigli di istituto per la definizione dei “criteri generali per la programmazione educativa”. Il secondo aspetto riguarda l’organizzazione, vero punto dolente del sistema scolastico: gli organigrammi proposti dall’INDIRE a corredo del riordino degli ITC sono infarciti di grossolani errori. Le “contrapposizioni apprendimento vs. insegnamento oppure competenze vs. conoscenze” non sono “false ed equivoche” ma sono relative a due modelli di scuola. Anche in questo caso il bisticcio si risolve ricorrendo alla legge che finalizza la scuola all’apprendimento, alla promozione di competenze per il pieno “sviluppo della persona umana”. L’insegnamento e le conoscenze sono gli strumenti, le opportunità necessarie per l’attività formativa/educativa. La situazione babelica tratteggiata ha originato “la delusione e la rassegnazione, il disorientamento e la confusione” dei docenti. A conferma si valuti l’esortazione “avere sempre presenti gli studenti, accorgersi delle loro esigenze, valorizzare le loro capacità”: la categoria “capacità”, posta a cardine della scuola dal legislatore, è scomparsa nei successivi decreti applicativi.