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SCUOLA/ Maestro-alunno, un'occasione per scoprire insieme le domande "sepolte"

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b) Enciclopedismo

 

La seconda versione della conoscenza è data dall’idea di sapere inteso come bagaglio di nozioni e informazioni che è necessario possedere per vivere in società ed esercitare un proprio ruolo positivo. La mole di informazioni che oggi sono messe a disposizione dalla rete e che sono prodotte e trasmesse da enti e soggetti, per numero e qualifica, assai differente che nel passato, accredita facilmente la convinzione che la conoscenza sia costituita dall’insieme delle notizie che è possibile acquisire intorno a fatti, personaggi e fenomeni. Poco conta se la “memoria” di tali nozioni non sia più posta nel soggetto umano, ma affidata alla rete; ciò che risulta importante è la disponibilità delle informazioni e la possibilità di attingere ad esse nel momento opportuno. Separate dal contesto e dall’ambito in cui sono collocate, le nozioni si pongono tutte sullo stesso piano - eliminando ogni distinzione di metodo e di ambito disciplinare - e costituiscono un insieme “indifferenziato”, utile, per lo più, all’atto pratico per svolgere determinate operazioni.

 

Se alla prima versione - dopo aver notato che il solo porre la domanda di conoscenza comporta la discussione di metodi e di prospettive pedagogiche e didattiche a volte introdotte acriticamente nella scuola - si può rinfacciare l’assunto controintuitivo - se esistono solo versioni, intorno a che cosa esse vengono formulate e che cosa determina la preferenza dell’una piuttosto che dell’altra? - e l’inapplicabilità pratica - alla fine si finisce per parlare ancora di cose, di fatti, di realtà -, alla seconda si può rispondere con alcuni brani di un discorso pronunciato, più di un secolo e mezzo fa, da John Henry Newman, nel quale si sottolinea il limite di una conoscenza ridotta a semplice informazione e la necessità, per l’intelligenza umana, di operare nessi fra le nozioni e i fatti, in modo da formulare giudizi e comprendere il senso di ciò che si conosce. Scrive appunto Newman nel XIV Sermone Universitario: “Vi sono uomini che contemplano le cose, sia nel loro insieme sia singolarmente, ma senza porle in correlazione, che accumulano fatti senza formare dei giudizi, che sono soddisfatti di una profonda erudizione o di una vasta informazione”. Analogamente, “studenti che si imbottiscono di letteratura e di scienza così abbondantemente da non lasciare alcuno spazio per determinare le reciproche relazioni che esistono tra le singole acquisizioni, appesantiscono la loro mente piuttosto che allargarla”. Tale allargamento o arricchimento consiste infatti “nel paragone reciproco degli oggetti della conoscenza. Noi sentiamo di spaziare liberamente quando non ci limitiamo ad apprendere qualcosa, ma quando lo riferiamo a ciò che sapevamo prima. L’arricchimento non consiste in una mera aggiunta alla nostra conoscenza, ma nel mutamento di luogo, nel movimento in avanti di quel centro morale attorno al quale gravita ciò che sappiamo e ciò che abbiamo acquisito, l’intera massa della nostra conoscenza” (4). La conoscenza, in altri termini, è l’esercizio della ragione su ciò che apprendiamo, ed è perciò una cosa non morta e statica, ma dinamica e vivente.

 

La critica alle due posizioni esaminate sopra rimanda a quanto è stato così bene detto stamane sul rapporto conoscitivo con la realtà, sulla dimensione argomentativa della conoscenza, sul dare le ragioni di ciò che si insegna e si apprende, sulla relazione fra maestro e alunno, nell’avventura della scoperta del mondo, e, in positivo, rende impellente la riproposizione del “realismo” metodologico e della dinamica conoscitiva, descritta ne Il rischio educativo, che fa perno sulla tradizione come ipotesi di lavoro e sulla verifica come costruzione del giudizio critico (5).



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COMMENTI
10/03/2011 - Dai sogni alla realtà (enrico maranzana)

Due le questioni poste da “si pensi alla forte riduzione dell’educazione a training, cause materiali, come la mancanza di risorse e l’inefficienza organizzativa”. La prima nasce dalla disattenzione al campo di definizione delle parole che, nella scuola, è costituito dalla legge. Si pensi ad esempio al significato del mandato conferito ai consigli di istituto per la definizione dei “criteri generali per la programmazione educativa”. Il secondo aspetto riguarda l’organizzazione, vero punto dolente del sistema scolastico: gli organigrammi proposti dall’INDIRE a corredo del riordino degli ITC sono infarciti di grossolani errori. Le “contrapposizioni apprendimento vs. insegnamento oppure competenze vs. conoscenze” non sono “false ed equivoche” ma sono relative a due modelli di scuola. Anche in questo caso il bisticcio si risolve ricorrendo alla legge che finalizza la scuola all’apprendimento, alla promozione di competenze per il pieno “sviluppo della persona umana”. L’insegnamento e le conoscenze sono gli strumenti, le opportunità necessarie per l’attività formativa/educativa. La situazione babelica tratteggiata ha originato “la delusione e la rassegnazione, il disorientamento e la confusione” dei docenti. A conferma si valuti l’esortazione “avere sempre presenti gli studenti, accorgersi delle loro esigenze, valorizzare le loro capacità”: la categoria “capacità”, posta a cardine della scuola dal legislatore, è scomparsa nei successivi decreti applicativi.