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SCUOLA/ Maestro-alunno, un'occasione per scoprire insieme le domande "sepolte"

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3) La centralità dell’insegnante

 

L’insegnante è la vera risorsa della scuola. Da impiegato burocrate (che trasmette e continua un’azione dello Stato) esso deve divenire, come è stato detto,  soggetto che rischia in prima persona - la sua faccia, le sue idee, le sue energie - nel rapporto con gli allievi e nel complesso della convivenza umana.

L’insegnante è perciò a) portatore di un’esperienza della realtà e di un’ipotesi per conoscerla, b) terminale, nel presente, di una tradizione vivente ed è capace di comunicarla e di farla rivivere, c) funzione di coerenza ideale.

Le esperienze e le testimonianze di questa mattina hanno chiaramente mostrato questa fisionomia dell’insegnante e fanno ben sperare che nella scuola italiana si possa superare la delusione e la rassegnazione, il disorientamento e la confusione che non di rado impediscono di offrire proposte utili e attraenti alle giovani generazioni. Ma anche, tali testimonianze e riflessioni, hanno richiamato, ancora una volta, la necessità di una adeguata formazione degli insegnanti, sia all’inizio della loro carriera sia durante il loro servizio. Una formazione che tenga anzitutto vivo l’ideale per cui essi hanno scelto questa professione e che, nel tempo, consenta loro di acquisire capacità e mezzi che li rendano sempre più protagonisti della vita scolastica e dello sviluppo culturale e scientifico del nostro paese. E’ questo l’impegno che l’Associazione “Il rischio educativo” ha cercato di assolvere in questi anni e che ora, insieme alla Fondazione per la Sussidiarietà, si cercherà di realizzare in modo sempre più robusto e ampio.

 

4) Gli studenti

 

Infine, in un Convegno di insegnanti, è bene ricordare che tutto quello che si fa nella scuola e che una scuola è chiamata a fare ha una finalità precisa: la crescita degli allievi. L’istruzione, l’insegnamento, l’educazione hanno come test del loro valore e della loro efficacia la crescita, umana e intellettuale, dei giovani. Se ciò non avvenisse, la scuola sarebbe solo una grande organizzazione, completa e perfetta come spesso la dipingono i progetti di riforma, senza più ricordare lo scopo per cui è stata istituita. Nel racconto Il pappagallo Tagore, ironicamente e tragicamente, descrive come facilmente la scuola possa diventare autoreferenziale e dimenticarsi, nel perfetto funzionamento delle sue parti, di colui per cui è stata fatta, il quale, nella novella, non solo non canta più, ma è addirittura morto senza che nessuno se ne sia accorto.



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COMMENTI
10/03/2011 - Dai sogni alla realtà (enrico maranzana)

Due le questioni poste da “si pensi alla forte riduzione dell’educazione a training, cause materiali, come la mancanza di risorse e l’inefficienza organizzativa”. La prima nasce dalla disattenzione al campo di definizione delle parole che, nella scuola, è costituito dalla legge. Si pensi ad esempio al significato del mandato conferito ai consigli di istituto per la definizione dei “criteri generali per la programmazione educativa”. Il secondo aspetto riguarda l’organizzazione, vero punto dolente del sistema scolastico: gli organigrammi proposti dall’INDIRE a corredo del riordino degli ITC sono infarciti di grossolani errori. Le “contrapposizioni apprendimento vs. insegnamento oppure competenze vs. conoscenze” non sono “false ed equivoche” ma sono relative a due modelli di scuola. Anche in questo caso il bisticcio si risolve ricorrendo alla legge che finalizza la scuola all’apprendimento, alla promozione di competenze per il pieno “sviluppo della persona umana”. L’insegnamento e le conoscenze sono gli strumenti, le opportunità necessarie per l’attività formativa/educativa. La situazione babelica tratteggiata ha originato “la delusione e la rassegnazione, il disorientamento e la confusione” dei docenti. A conferma si valuti l’esortazione “avere sempre presenti gli studenti, accorgersi delle loro esigenze, valorizzare le loro capacità”: la categoria “capacità”, posta a cardine della scuola dal legislatore, è scomparsa nei successivi decreti applicativi.