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SCUOLA/ Maestro-alunno, un'occasione per scoprire insieme le domande "sepolte"

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Avere sempre presenti gli studenti, accorgersi delle loro esigenze, valorizzare le loro capacità e doti, aiutarli nei disagi che provano, e che non sempre riescono a manifestare, condividere con loro il bisogno di superare la frammentazione del sapere, spesso imposta dalla divisione rigida delle materie, cercare di scoprire il senso delle cose che si studiano e si insegnano, formare in essi una vera coscienza critica, frutto di successive sintesi personali, tutto questo significa riportare la conoscenza nella scuola.

Significa alzare il velo sulle domande, incarnate nello studente, alle quali dare o cercare di dare insieme una risposta. E’ stato prima detto che l’insegnante ha il suo miglior alleato nell’io dello studente. E’ a questo “io” che occorre guardare e rispondere. Ed è per dare questa risposta che vale la pena costruire, non un apparato o un’organizzazione, ma una scuola vivente, sorretta dal rapporto vivo, vero, quotidiano, fra maestri, insegnanti e alunni.




1 Si veda, a questo proposito, La conoscenza conta, a cura di F. Valenti, Annuario dell’Associazione “Il rischio educativo” 2009-10, Milano 2011. Per un approfondimento dell’aspetto didattico del tema della conoscenza nella scuola, interessanti contributi si possono trovare nei precedenti annuari: Che cosa ‘fa testo’ nella scuola, a cura di A. Casetta e F.Valenti, Milano 2010; Che cosa accade in un’ora di scuola, a cura di A. Casetta e F.Valenti, Milano 2009.

2 Sull’importanza di recuperare le originario funzioni della scuola, si veda: La disfatta della scuola. Una tragedia annunciata, a cura di L. Lafforgue e L. Lurçat, Marietti 1820, Milano-Genova 2009.

3 Cfr. P. Boghossian, Paura di conoscere, Carocci, Roma 2006, p. 43.

4 J. H. Newman, Sermoni Universitari XIV, in Il cuore del mondo, Rizzoli, Milano 1994, pp. 40-41.

5 Cfr. L. Giussani, Il rischio educativo, Rizzoli, Milano 2005, pp. 68-83, 87-93.



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COMMENTI
10/03/2011 - Dai sogni alla realtà (enrico maranzana)

Due le questioni poste da “si pensi alla forte riduzione dell’educazione a training, cause materiali, come la mancanza di risorse e l’inefficienza organizzativa”. La prima nasce dalla disattenzione al campo di definizione delle parole che, nella scuola, è costituito dalla legge. Si pensi ad esempio al significato del mandato conferito ai consigli di istituto per la definizione dei “criteri generali per la programmazione educativa”. Il secondo aspetto riguarda l’organizzazione, vero punto dolente del sistema scolastico: gli organigrammi proposti dall’INDIRE a corredo del riordino degli ITC sono infarciti di grossolani errori. Le “contrapposizioni apprendimento vs. insegnamento oppure competenze vs. conoscenze” non sono “false ed equivoche” ma sono relative a due modelli di scuola. Anche in questo caso il bisticcio si risolve ricorrendo alla legge che finalizza la scuola all’apprendimento, alla promozione di competenze per il pieno “sviluppo della persona umana”. L’insegnamento e le conoscenze sono gli strumenti, le opportunità necessarie per l’attività formativa/educativa. La situazione babelica tratteggiata ha originato “la delusione e la rassegnazione, il disorientamento e la confusione” dei docenti. A conferma si valuti l’esortazione “avere sempre presenti gli studenti, accorgersi delle loro esigenze, valorizzare le loro capacità”: la categoria “capacità”, posta a cardine della scuola dal legislatore, è scomparsa nei successivi decreti applicativi.