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SCUOLA/ Quand’è che una "materia" interessa gli studenti?

Pubblicazione:

Discipline, metodi o ...realtà?  Discipline, metodi o ...realtà?

Nella scuola si insegnano però diverse “cose”; anzi questo è un suo elemento costitutivo e probabilmente una condizione specifica perché a scuola avvenga l’educazione, che non può essere ridotta ad un pistolotto morale o ad una tirata ideologica, e nemmeno essere delegata alla partecipazione emozionale in momenti eccezionali. Anche nella scuola l’educazione è sempre l’esito di condivisione sensata e piena di ragioni di un lavoro specifico.

 

Il problema vero di noi insegnanti si situa esattamente a questo punto: avere chiaro cosa sono le “cose” che insegniamo, e quali le condizioni per cui l’insegnamento è sensato (per noi che lo esercitiamo professionalmente e per gli allievi che lo ricevono...).

 

Se queste “cose” fossero, in ultima analisi, meri “metodi”, due sole possibilità sono date. O sono gli uni diversi dagli altri, perchè si esercitano su oggetti disparati e si giustappongono così nella sequenza oraria della giornata dello studente, mere “discipline” insomma; o sono tutte riconducibili ad un unico metodo, quello cosiddetto “scientifico”. La scuola sarebbe sì un luogo: ma di alienazione, perché ciò che imparo non è determinato in nulla da quello che mi interessa, ma totalmente da fattori “altri”; di disintegrazione, perché ogni cosa che imparo non c’entra nulla con le altre ma è “determinata” solo da se stessa.

 

In queste condizioni quale possibilità rimane allo studente per tentare di portare ad unità ciò che viene invitato ad apprendere, di passare cioè dal “sapere” alla “cultura”?

 

La prima condizione perché le “cose” che insegniamo siano sensate è dunque che siano determinate, selezionate e ordinate da qualcosa di oggettivo, di riconoscibile cioè al di fuori, anzi prima, delle categorie su cui si articola la scuola, da un “pezzo” di realtà riconosciuto (ancorché in modo rozzo) “utile” dall’allievo perché significativo per la sua crescita umana, culturale e sociale.



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COMMENTI
11/03/2011 - Perchè rischiare? (enrico maranzana)

La scelta di privilegiare l’aspetto metodologico delle discipline porta “a una scuola, luogo di alienazione, perché ciò che imparo non è determinato in nulla da quello che mi interessa, ma totalmente da fattori ‘altri’,di disintegrazione” è una asserzione inconsistente. I metodi disciplinari non sono entità astratte ma sono i tipici procedimenti applicati dai cultori del settore per affrontare e risolvere le questioni percepite dalla loro lungimiranza. Traslando tale concezione all’interno del sistema ed., di istr. e form. (l’idea “scuola” appartiene al passato): la motivazione autentica dello studente deriva dalla condivisione del significato del SUO lavoro, dall’esatta comprensione del problema da risolvere, dal puntuale esercizio di metodi risolutivi, dall’appagamento che scaturisce dal sentirsi partecipe alla conquista di nuova conoscenza; [Cfr. regolamenti di riordino ist.prof. “ valorizzare stili di apprendimento induttivi”]. Analogo giudizio si ricava dalla giustapposizione di “lo spazio del lavoro collegiale degli Ist.Tec. e degli Ist.Prof. è l’ambito di professionalità e la cultura professionale proprio del lavoro per il quale prepariamo i nostri allievi” con uno dei traguardi comuni previsti dai nuovi regolamenti per i due indirizzi: “utilizzare gli strumenti culturali e metodologici acquisiti per porsi con atteggiamento razionale, critico e responsabile di fronte alla realtà, ai suoi fenomeni e ai suoi problemi, anche ai fini dell’apprendimento permanente”.