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SCUOLA/ 7 domande ai "pasdaran" della scuola pubblica (in piazza o no)

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Manifestazione a Torino (Ansa)  Manifestazione a Torino (Ansa)

- Lei sa che la nostra Costituzione, che ha “invitato” i suoi studenti (a dispetto di ogni norma scolastica) ad andare a difendere in piazza, riconosce la libertà di educazione, cioè il diritto-dovere delle famiglie all’educazione/istruzione dei propri figli (art. 30), e alla Repubblica il “compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”?

 

- Lei sa che l’art. 33 della Costituzione recita che Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato, e che gli stessi padri costituenti spiegarono che si  intendeva solo  precludere l’obbligo per lo Stato di finanziare l’istituzione delle scuole private, e non ogni altra possibilità discrezionale di sostegno economico? (si leggano, a tal proposito, le dichiarazioni di Epicarmo Corbino).

 

- Lei sa che l’esistenza delle scuole paritarie garantisce allo Stato un risparmio annuo di oltre 6 miliardi di euro, data la differenza di costo rispetto agli alunni delle statali?

 

Queste e altre domande vorremmo e potremmo fare al bravo dirigente. Soprattutto, però, sarebbe stato utile che accanto al discorso del Calamandrei, egli stesso avesse presentato ai suoi studenti questi dati, per sollecitarli ad una indagine critica e costruttiva.

 

Perché il compito di una scuola, statale o paritaria, non è indottrinare, alimentando il pregiudizio e l’odio sociale, ma far crescere delle “teste pensanti”. Siamo proprio sicuri, esimio dirigente, che sia questo il metodo giusto per realizzare (come ha detto a conclusione del suo bel discorso) “quella scuola che educa ad essere cittadini consapevoli e soprattutto liberi”? Non avrà paura delle “teste pensanti”?



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COMMENTI
15/03/2011 - Che c'entrano i pasdaran con i fatti? (Massimo Macciò)

Non riesco a capire che cosa c'entrino l'articolo 3 e l'articolo 30 della Costituzione con le critiche di Berlusconi e dei suoi aficionados alla scuola pubblica ideologicizzata e inculcatrice di ideologie sinistrorse. Qui i punti da chiarire sono solo due: che cosa dice veramente la Costituzione a proposito degli istituti a vario titolo “privati” e se questa scuola dia più garanzia di libertà intellettuale di quella pubblica. Sotto il primo aspetto, l'art. 33, terzo comma della nostra legge fondamentale parla chiaro, e non si possono in alcun modo piegare le dichiarazioni di Corbino fino al punto da giustificare l'odierna selvaggia dismissione della scuola pubblica di cui usufruisce quella privata che – piaccia o no a Silvano - è quasi totalmente confessionale. Sotto il secondo aspetto, chi ha mai controllato se davvero gli studenti siano “indottrinati” maggiormente nella scuola pubblica o in quella privata? O bisogna ancora spiegare come e da chi vengono reclutati i docenti di paritarie &C.? E non è francamente insopportabile far riecheggiare nuovamente la non disinteressata fandonia della “Costituzione materiale” per giustificare ogni sfregio alla Costituzione formale, a partire dalla più completa ignoranza – questa sì, incredibile – della gerarchia delle fonti? Allora, è sicuro Silvano che le sue affermazioni non rappresentino il miglior sostegno a chi afferma la necessità di studiare di più e meglio la Costituzione a scuola, per evitare strafalcioni da matita rossa?

 
15/03/2011 - dov'è il nesso..., (Paolo Facchini)

caro Ragazzini, tra reclutamento e libertà di insegnamento? Perché lei vorrebbe invece che un soggetto privato, dopo aver istituito una scuola e pensato ad un progetto culturale da offrire, assumesse personale che non condivide questo progetto? "Tirarsi la zappa sui piedi" è ancora riduttivo.

 
14/03/2011 - IL TROPPO STROPPIA (Giuliano Romoli)

Come dirigente di scuola privata sento, invece, il dovere di ringraziare chi ha manifestato contro il finanziamento statale delle nostre scuole. E' ora di darci un taglio! Non sappiamo più dove metterli tutti questi soldi! Il nostro problema principale, ormai, è quello di trovare casseforti abbastanza capienti per stivare lo tsunami di cartamoneta che ogni anno ci sommerge. Già eravamo ricchi prima; poi Berlinguer ci ha dato la parità e, insieme a questa, ha fatto scorrere fiumi d’oro nelle nostre casse, che sembravano emissari del Klondike. Non parliamo della Moratti, che aveva pensato una riforma esclusivamente finalizzata ad arricchire noi. Non ci è arrivato nemmeno un soldo. Per fortuna! Altrimenti l’emergenza sarebbe scattata prima. Per fortuna al governo c’è qualcuno che pensa a noi: il ministro Tremonti, che Dio lo benedica. Tutti gli anni ci dimezza il conquibus; per questo abbiamo ancora la speranza di resistere. Fioroni, poi, è stato troppo: ci ha finanziato anche la scuola media, con ben 2.500 euro per classe. Meno male che la cosa è durata solo un paio d’anni, se no avremmo dovuto costruire nuovi silos. Infine vorrei ringraziare la Gelmini per non aver neppure accennato alla possibilità di aumentare le nostre ricche prebende. La qual cosa ci procura un forte sollievo, in considerazione della crescente preoccupazione su come dilapidare le risorse in nostro possesso. Grazie, ragazzi. Aiutateci a fargli capire che il troppo stroppia!

 
14/03/2011 - Ma il reclutamento non è ...paritario (Giorgio Ragazzini)

Come difensore non pasdaran della scuola pubblica, riconosco che quella citata è una caricatura. Troppe se ne fanno, anzi, su tutti gli argomenti, avvilendo il confronto a polemica fra tifosi. Va però anche riconosciuto che l'affermazione di B. era per l'appunto, una caricatura. Detto questo, il dottor Silvano ricorda "che le scuole paritarie...devono essere conformi a tutte le normative previste per le scuole statali comprese quelle relative ai titoli dei docenti". Ma non compreso il reclutamento, elemento fondamentale nella configurazione della libertà di insegnamento.