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SCUOLA/ I tre pilastri di una parità che non discrimina le famiglie

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Tutti sappiamo che il “tema della scuola” è come una cassa di risonanza dei problemi più vivi e scottanti riguardanti la concezione dell’uomo, della convivenza sociale e del fatto educativo. Orbene, la libertà di educazione e la libertà di insegnamento sono ancorate sui seguenti principi portanti: la persona umana è e deve essere il principio, il soggetto e il fine di tutte le istituzioni; la famiglia è, per diritto e dovere naturali, il “luogo primario dell’educazione” e quindi soggetto sociale che va riconosciuto e sostenuto; lo Stato deriva tutto il suo valore, la sua autorità e i suoi limiti, nell’operare per il bene della persona, cioè nell’assicurare a tutti, tutte quelle condizioni sociali che consentano e favoriscano negli esseri umani il loro sviluppo integrale.

 

Una simile concezione dello Stato trova riscontro anche in alcune conquiste di convivenza democratica: il principio di sussidiarietà che regola l’azione dei pubblici poteri, la quale deve avere carattere di orientamento, di stimolo, di supplenza e di integrazione, sostenendo in modo suppletivo le membra del corpo sociale; e l’autonomia - sancita dalla legge 59/1997, art. 21 e dal DPR 275/1999 - che riconosce alle istituzioni scolastiche l’espressione di autonomia tese alla realizzazione dell’offerta formativa, promuovendo il raccordo e la sintesi tra le esigenze e le potenzialità individuali e gli obiettivi del sistema di istruzione.

Da questi elementi, sostenuti da una ricca legislazione internazionale, va configurata, indipendentemente dalla titolarità gestionale (statale o non statale), la presenza di una scuola che i genitori, non impediti da ostacoli legislativi o economici, possono scegliere, e contribuire a costruire, perché vi venga continuato il discorso educativo iniziato in famiglia.

 

Nel solco di queste premesse si colloca la Legge sulla parità scolastica (L. 62/2000), la quale, anche in ragione dei requisiti richiesti alle scuole paritarie, le considera, al pari della cosiddetta scuola pubblica (statale), elemento costitutivo di un organico sistema volto all’attuazione dell’istruzione e della formazione (sino ai 18 anni), costituzionalmente assunto dallo Stato nei confronti del cittadino (cfr. art. 34 Cost.). Una conclusione, questa, esplicitamente avvalorata anche dalla Corte costituzionale, la quale, in sede di giudizio di ammissibilità del referendum sulla Legge 62/2000, ha infatti riconosciuto, alle scuole paritarie che si conformino ai prescritti standard qualitativi, la funzione di “concorrere, con le scuole statali e degli enti locali, al perseguimento di quello che la legge definisce obiettivo prioritario della Repubblica, vale a dire l’espansione dell’offerta formativa e la conseguente generalizzazione della domanda di istruzione dall’infanzia lungo tutto l’arco della vita (Sentenza n. 42 del 2003).



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