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SCUOLA/ I tre pilastri di una parità che non discrimina le famiglie

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È agevole concludere, quindi, che la stessa qualificazione legislativa di scuole paritarie, per quegli istituti che soddisfano le condizioni previste dalla legge, giustifica la legittima aspettativa non solo di ottenere leggi che assicurino - come dice la Costituzione - “piena parità”, ma anche condizioni economiche che assicurino l’utenza nel loro diritto di scelta, in ossequio, tra l’altro, anche al precetto costituzionale che riserva ai loro alunni/studenti un trattamento scolastico “equipollente a quello degli alunni di scuole statali” (art. 33, comma quarto, Cost.).

 

Va pure detto che una sollecitazione in questa direzione è venuta dalla valorizzazione del principio di sussidiarietà. Esso ha assunto (Titolo V Cost.) grande significato, sia in senso verticale, nei rapporti tra enti territoriali di governo (art. 118 Cost. e, prima ancora, art. 4, comma 3, lettera a, della legge 59/1997, nonché a livello comunitario - art. 5 Trattato CE nella versione consolidata), sia in senso orizzontale, nei rapporti tra gruppi sociali e in quello tra pubblico e privato.

 

Di tutto ciò è espressione l’ultimo comma dell’art. 118, il quale prevede che le varie entità costitutive della Repubblica (Stato, Regione, Comuni, Province) favoriscano l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli o associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà. Quel processo favorente l’iniziativa dei cittadini - e quindi, nel nostro caso, promozione e scelta di istituzioni scolastiche - sancito dallo stesso Decreto del Presidente della Repubblica dell’8 marzo 1999, n. 275 - Decreto di regolamento dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, che all’art. 2 detta: “L’autonomia delle istituzioni scolastiche è garanzia di libertà di insegnamento e di pluralismo culturale e si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana, adeguati ai diversi contesti, alla domanda delle famiglie e alle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti, al fine di garantire loro il successo formativo, coerentemente con le finalità e gli obiettivi generali del sistema di istruzione e con l’esigenza di migliorare l’efficacia del processo di insegnamento e di apprendimento”.

 

L’ispirazione pluralista del nostro ordinamento costituzionale, coniugandosi con il principio di sussidiarietà e attuando compiutamente l’autonomia, non solo prende in considerazione le scuole non facenti capo allo Stato o, in generale, alla pubblica amministrazione, ma vede anche in esse lo strumento per attuare principi e valori fondamentali, nell’ambito dei quali non può non assumere rilievo anche l’esplicita declinazione dell’autonomia delle istituzioni scolastiche. All’interno di quanto detto, va dunque considerato l’assetto della Legge 62/2000, il cui tratto caratteristico è quello di delineare, come risulta espressamente dall’art. 1, comma 3, un “servizio pubblico” al cui svolgimento concorrono, appunto, scuole statali e scuole paritarie. Dal che deriva anche l’esigenza di interventi legislativi di carattere finanziario che pongano in essere il sostegno del servizio.



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