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SCUOLA/ Keynesiani con le paritarie e "liberali" con le statali, fino a quando?

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Quale preoccupazione dimostra Silvano per l’uguaglianza sostanziale sancita dal secondo comma dell’art. 3 così caro al medesimo quando si è letto, nel parere della VII Commissione Istruzione del Senato sul riordino gelminiano delle superiori, che l’insegnamento del Diritto e lo studio della Costituzione, eliminato nelle scuole superiori italiane, poteva ben essere mantenuto nelle sole Regioni a statuto speciale e Province autonome?

 

Per ritornare al “furbetto” Calamandrei, per un evidente senso delle proporzioni si dovrebbe allora dare del furbo da due cotte a chi prova a leggere la Costituzione formale nel senso partigiano ed ahimè poco concludente di Silvano. Sono uno dei pasdaran che era a Roma in piazza sabato. Ero in compagnia dei colleghi del Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia, quelli a cui i “liberali” attuali, così vicini alle posizioni di Silvano, hanno precluso la possibilità di insegnare il Diritto e la Costituzione. Spiegata ed interpretata secondo criteri di carattere tecnico. Quella che permette di capire la differenza, ad esempio, fra una legge ordinaria ed una legge costituzionale, la sola che consente modifiche alla Costituzione formale.

 

Criteri di carattere tecnico che sembrano sfuggire a Silvano, che con una operazione assai abile mescola temi e proposizioni lette ad usum delphini. Perché Silvano, cultore evidentemente della Costituzione materiale, sembra convinto che una legge ordinaria citata in uno con una sentenza della Corte costituzionale equivalga a dimostrare l’abrogazione del terzo comma dell’art. 33. E su questa costruisce una domanda, quella relativa alle differenti somme stanziate per la scuola statale e quella paritaria, che è priva di senso se si parte dal presupposto che, a Costituzione vigente, il finanziamento alle scuole private è semplicemente non consentito. La deve pensare così, forse,  persino una rivista “comunista” come Tuttoscuola che nel numero odierno riporta, senza omettere quella più radicale - quella dei pasdaran - tre posizioni diverse sul finanziamento alla scuola privata.



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COMMENTI
17/03/2011 - Pubblico e privato: non è una differenza semantica (SANDRA BIGLIANI)

Sono pienamente d’accordo con il Prof. Labella. La differenza tra scuola pubblica e privata, non è una differenza semantica. La nostra Costituzione, dopo venti anni di dittatura, mette giustamente in relazione la libertà di insegnamento (art. 33: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”) con la preminenza della scuola pubblica (scuola di tutti, nella quale tutte le opinioni sono ammesse) su quella privata (scuola di alcuni, che desiderano offrire una visione particolare del mondo). Questa differenza è fondamentale per la formazione di cittadini liberi e democratici.

 
17/03/2011 - Art.1 5c legge 62/2000 (Franco Labella)

"5. Le istituzioni di cui ai commi 2 e 3...omissis. Tali istituzioni, in misura non superiore a un quarto delle prestazioni complessive, possono avvalersi di prestazioni volontarie di personale docente purché fornito di relativi titoli scientifici e professionali ovvero ricorrere anche a contratti di prestazione d’opera di personale fornito dei necessari requisiti". Caro Segre se lei l'avesse letta tutta, la legge che cita, non mi tirerebbe vanamente le orecchie. "Relativi titoli scientifici e professionali" non abilitazione dice la lettera della norma. Ha presente i "cultori della materia" dei bei tempi andati? Quelli che una cattedra non riuscivano a vincerla e venivano piazzati nelle Università per altri meriti? Per le private: immagino sappia che non tutte hanno la parificazione, che non è automatica e che la stessa si può perdere. Quindi private e private paritarie. Quanto all'insegnamento della Storia la differenza è chiara: il giovane Ministro pensa che lei possa occuparsi di Costituzione con rigore scientifico senza aver sostenuto alcun esame di Diritto. In nome di competenza e merito. Io, che pure ho nel mio curr. universit. esami di Storia (laurea in Scienze polit. indir. storico-polit.) non solo non insegno Storia ma non mi sognerei nemmeno, come magari pensa il giovane Ministro, di riconvertirmi ad insegnare Storia. Mi basterebbe continuare ad occuparmi, come fatto per 24 anni, di Costituzione e leggi. E di insegnare a leggerla tutta e bene, la Costituzione.

 
16/03/2011 - meglio informarsi (gianluca segre)

Il Prof. Labella si informi, e controlli pure. I docenti delle pubbliche non statali devono, per legge, avere tutti l'abilitazione. Come il sottoscritto, in seguito a regolare concorso di inizio anni '90. Dice di non aver scritto "private", ma nel suo intervento leggo "private e private paritarie": forse leggo male. A parte questo, mi riferivo particolarmente all'uso sistematico del termine, anche da parte di chi dovrebbe professionalmente essere più rigoroso. Per la Costituzione, infine, è vero che non è previsto uno specifico monte ore: per questo, l'insegnamento effettivo dipende da noi docenti. Potrei poi aprire un dibattito sul modo con cui l'insegnamento della storia è stato sistematicamente ridimensionato o massacrato, in ogni ordine e grado, da Berlinguer alla Moratti all'attuale ministro.. ma è altra questione.

 
16/03/2011 - dai lavori preparatori sull'art. 33 (massari annalisa)

emerge che, per quanto concerne l'emendamento Corbino, è vero che il proponente stesso interpretò l'inciso come l'assenza di un diritto costituzionale da parte delle scuole private a chiedere finanziamenti, e non il divieto dello Stato di finanziarle, ma nelle dichiarazioni di voto per appello nominale prevalse assolutamente l'interpretazione contraria ("senza oneri" alla lettera). Questo per la verità dei fatti (244 favorevoli, 204 contrari, 4 astenuti). Le eccezioni dell'On. Aldo Moro, poi, intendevano anche tenere conto della realtà scolastica all'indomani della II guerra mondiale, in cui la scuola privata, allora prevalentemente religiosa, sopperiva spesso alla mancanza totale di istruzione in un territorio distrutto e frammentato. Oggi la paritaria espleta una funzione importante, in quanto compensa le carenze di una scuola pubblica azzerata nelle sue prospettive da tre anni di gestione Tremonti. Non parliamo dell'exploit del ministro Gelmini da Fazio che ci fortifica nell'impressione che ella, sia pur animata da lodevole fuoco patriottico, poco sappia della scuola e dei provvedimenti che la regolano. I "bidelli" si chiamano collaboratori Scolastici, i cedolini degli insegnanti riportano la data del prossimo scatto rinviata di due anni, per dirne solo un paio. Ma per rimanere in tema avrei una proposta: diamo fondi alle paritarie facendole diventare pubbliche, garantendo che i suoi docenti siano abilitati e anche retribuiti come noi!

 
15/03/2011 - Se Calamandrei diventa comunista e se "senza" (Franco Labella)

diventa "con". Mai meravigliarsi di quanto si legge. Un collega di Storia parla di "programma ministeriale" per una materia che non c'è. Se l'ha letto si sarà reso conto che non c'è molta rispondenza fra i contenuti, prevalentemente giuridici, di cui, con rara contraddizione, i tecnici ministeriali hanno infarcito le "indicazioni", e la sua laurea ed abilitazione all'insegnamento. Sperando ce l'abbia perché, come è noto, il reclutamento nelle scuole paritarie (mai scritto "private" leggere prima di commentare...) avviene con regole proprie e già questo basterebbe a rispondere alle 5 domande residue di Silvano. Quanto all'ex-collega Sangiani: se dall'interpretazione letterale della norma dell'art. 33 C., il "senza" oneri diventa "con" oneri, è meglio che il Diritto non sia più insegnato nelle scuole. Per lo meno se si intende insegnarlo così come immagina Sangiani.

 
15/03/2011 - Scuola pubblica, statale e non stale insieme (gianluca segre)

Quando il Ministro Gelmini dichiara che "statale e paritaria per me pari sono" non fa che attenersi alla Legge Berlinguer 62/2000. Continuare ad usare il termine "scuole private" è - salvo pochi casi - errato, a meno che non si voglia per faziosità ignorare tale legge. Al di là di perenni discussioni sul "senza oneri per lo Stato" le scuole pubbliche non statali hanno ad oggi il - dubbio - privilegio di alleviare le casse statali, e i contribuenti, di circa 6 miliardi di euro annui. Questi i fatti; la parità è solo formale. Ciò andrebbe ricordato anche al Preside del Liceo D'Azeglio di Torino e all'utilizzo, del tutto fuori luogo, visto il contesto, delle parole di Calamandrei. E a Calamandrei, se fosse vivo, vorrei far presente che, se mai c'è stato un tentativo di "impadronirsi del potere", questo sta nel progetto del marxismo gramsciano, sicuramente esplicito nei programmi del Partito Comunista, di impadronirsi delle "casematte della cultura"; cattedre, case editrici, giornali ecc. Tutta la recente polemica è nata da una frase di Berlusconi; nessuno di noi ha mai incontrato docenti faziosi, incapaci di distinguere le proprie idee dalla propria funzione pubblica? Suvvia. Per la Costituzione, non esiste un programma ministeriale di "Cittadinanza e Costituzione"? Spetta a noi docenti attuarlo, nelle non molte ore rimaste alla storia. Io sono impegnato in tal senso con i miei allievi. Gianluca Segre, docente di storia e filosofia, Liceo pubblico non statale, Torino

 
15/03/2011 - senza oneri per lo Stato (attilio sangiani)

Caro Labella, chi è il "furbetto" ? Mi hai fatto dire che l'inciso "senza oneri per lo Stato" dell'art. 33 Cost., da me citato, significa che c'è un divieto costituzionale al finanziamento. Invece ho detto: "la libertà di istituire scuole riconosciuta ad Enti e privati, non comporta automaticamente l'obbligo per lo Stato di concorrere al loro finanziamento. Automatismo che sarebbe derivato dal diritto costituzionale riconosciuto ai genitori di "mantenere, istruire ed educare i figli...". Però non comporta nemmeno un divieto, come, invece, sostengono erratamente i laicisti statalisti, cui è funzionale il monopolio statale della scuola. Il vero significato si ricava dai lavori preparatori e dai verbali delle sedute della Assemblea Costituente. Fu Giovanni Gronchi a chiedere spiegazioni, che vennero date nel senso da me citato. Del resto sono pacifici i finanziamenti poi assegnati alle scuole pubbliche non statali, come quelle della infanzia o a scuole elementari in zone non servite da scuole statali. Del resto alcune Regioni, come la Lombardia, rimborsano alle famiglie parte delle rette corrisposte a scuole pubbliche non statali. Me ne sono occupato a lungo operando nel Consiglio Scolastico Provinciale, come docente eletto democraticamente, con il consenso di tutte le componenti, anche quelle alle quali credo che tu appartenga. Cordialmente