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SCUOLA/ Ma non si può discutere con chi fa dello Stato una religione

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

E’ tipico dei pasdaran essere arrabbiati e, dunque, poco lucidi: “furbetto” non è il Calamandrei (mai ci permetteremmo di dissacrare cotanto simulacro del laicismo nostrano!): “furbetto” è il modo. Bastava leggere attentamente… E’ tipico dei pasdaran vedere un nemico da abbattere in chi non la pensa in un certo modo: aveva pensato di non intervenire, professor Labella, e forse avrebbe fatto bene, perché è difficile per noi confrontarci con chi evidentemente ti rifiuta a priori. Le sue parole trasudano disprezzo e rancore, ce lo lasci dire. Come si fa a dialogare così?

 

Nel merito: cosa c’entra il principio di non ingerenza dell’art. 7? Lei identifica - assai malamente, anche sotto il profilo giuridico - scuole paritarie e scuole confessionali. Niente di più falso! La invito: venga a far visita a quella di cui sono gestore, oppure vada in qualche altra paritaria vicina a casa sua. Partecipi ad una lezione, si faccia raccontare di un collegio docenti, o di una riunione di programmazione; legga gli atti del recente convegno “La Conoscenza nella scuola” organizzata dall’associazione Il Rischio Educativo (cui partecipano la gran parte dei nostri docenti e dirigenti), e poi ne riparliamo. Forse…

 

Forse, perché certi dogmi per lei sono intoccabili. Per lei, non per noi. Una dimostrazione? Cosa c’entra la libertà di educazione, ci chiede. E’ libera forse una famiglia di scegliere la scuola che vorrebbe per i propri figli, quando esistono dei vincoli economici che possono renderlo ostativo? E dell’ art. 31, col quale la Repubblica è chiamata a garantire alle famiglie, con misure economiche e altre provvidenze, l’adempimento dei relativi compiti, cosa ne dice?

Ah, già, io sono il cultore della costituzione materiale, quello che la legge in modo partigiano, non dovrei interessarmi di queste sottigliezze… Il fatto è che noi “falsi liberali” amiamo la libertà di tutte le famiglie, non solo di quelle che scelgono (e ne hanno pieno diritto) la scuola statale, e ci battiamo perché la libertà sia per tutti. Mica come lei, che è un vero liberale e va in piazza a difendere i diritti solo di una parte…



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COMMENTI
16/03/2011 - Un paio di cosette per Silvano e Sangiani - 3 (Franco Labella)

Rami secchi (lo studio del Diritto) o spese inutili le definirebbe il giovane Ministro come ha fatto da Fazio. Dove, però, ha raccontato le favole... PS: a proposito di scuole confessionali: cinquemila ragazzi al Divino Amore per l'appuntamento organizzato dall’ufficio scolastico regionale del Lazio col vicariato per orientare i maturandi di tutte le scuole del Lazio (pubbliche e private) alla scelta universitaria. Come la definirebbe la questione Silvano?

 
16/03/2011 - Un paio di cosette per Silvano e Sangiani - 2 (Franco Labella)

E finiamola col citare di continuo una legge (quella sulla parità) che non è di rango costituzionale! C’è poi, come richiamata già da Ragazzini, la questioncella del reclutamento degli insegnanti. Nelle private paritarie le regole per l’assunzione sono ad personas ma, evidentemente, questo non inficia (per i difensori delle paritarie) la bontà dei percorsi educativi. Pregasi astenersi dai commenti beceri. Curriculum a disposizione dei richiedenti. Sangiani: forse, prima di scrivere certe cose e non avendone più esperienza diretta, è il caso di leggere i quadri orari dei "nuovi" Licei, Tecnici e Professionali riordinati dal giovane Ministro. Così si eviterà, caro ex-collega, di scrivere cose inesatte/non vere sulla presenza del Diritto e di Cittadinanza e Costituzione. Ti sorprenderà, ad esempio, scoprire che i "geometri" come continui a chiamarli tu (è come i "bidelli" del giovane Ministro da Fazio) da quest'anno possono bellamente ignorare la legislazione urbanistica. In compenso, però, grazie al giovane Ministro, possono partecipare ad un concorso, con ricchi premi in denaro destinato alle scuole (tagliate), inserito nella disciplina che non c’è, Cittadinanza e Costituzione, e pensa tu relativo "alla cultura della sicurezza nelle scuole". Quelle che crollano come a S. Giuliano, che sono quasi sempre prive di certificato di agibilità statica e sulle quali il giovane Ministro non può spendere i soldi che non ha.

 
16/03/2011 - Un paio di cosette per Silvano e Sangiani - 1 (Franco Labella)

Mi spiace dover essere ancora una volta sintetico ma lo spazio questo è e non ha senso inviare otto commenti. Ne mando solo tre. Giusto per far osservare a Silvano e Sangiani un paio di cosette. Silvano: è singolare la sua idea che chi manifesta per le scuole statali (che per definizioni sono laiche come lo Stato medesimo) manifesti per una sola parte come da lei scritto in chiusura del suo articolo. La scuola di tutti (quella statale) è scuola di parte? Insomma dovremo riscrivere dopo il lessico economico (tagli=investimenti) anche quello giuridico? L’idea di Silvano non è singolare, invece, se si accetta la sua visione delle scuole confessionali. Il termine "confessionale", che non dovrebbe offendere la fede di nessuno, è il contrario del termine "laico". Non so da quando Silvano gestisce una scuola privata paritaria, io insegno da 24 anni ed ho conosciuto, anche in occasione degli esami di Stato, le scuole paritarie confessionali ed i diplomifici privati. Tanto mi basta non per "disprezzare" e "aver rancore" nei confronti di nessuno ed alcunchè ma per rivendicare la supremazia (sì la supremazia) della scuola statale che è scuola di tutti e che in Costituzione è citata (e, visto che tutti vogliono fare i costituzionalisti e come Silvano distribuire pure "patenti", qualcosa vorrà dire...) prima delle private (private) che ottengono (e possono perdere) la parità.

 
15/03/2011 - studiare la Costituzione (attilio sangiani)

Certamente deve essere studiata in ogni ordine di scuole, per formare i cittadini. Nei programmi di alcune secondarie superiori ( quelle con il maggior numero di frequentanti, come Ragioneria, Geometri, Periti industriali, Liceo Socio-psico-pedagocico (ora modificato nel nome) la Costituzione entra in modo "professionale". Nelle altre scuole può entrare come "Educazione civica". Se non vi entra o se manca la stessa materia, potrebbe entrare nella Storia. Se non entra del tutto, a me pare una grave mancanza. Ma questo problema non ha niente a che fare con quello del monopolio statale della istruzione e, men che meno, con l'art.7 della Costituzione. Mi sembra un arrampicarsi sui vetri, per trasformare una Costituzione "personalista"(artt. 2 e 3) in statolatrica e, insieme, radicalmente individualista, tipo "autodeterminazione assoluta" dell'individuo, come si vuole far credere interpretando il 32.

 
15/03/2011 - troppi inciampi e sgambetti (emilio molinari)

Non credo che sarà facile, eppure bisognerà prima o poi sedersi ad un tavolo e ragionare senza che prima ci si faccia gli sgambetti per non far sedere quello che ha idee diverse. Che la scuola modello centralizzato e tutto statale sia in crisi in Italia (ma per altri aspetti anche fuori dai nostri confini) è un dato incontrovertibile: basta pensare ai tempi per selezionare i dirigenti, gli ispettori, per raggiungere un supplente e nominare in ruolo gente davvero preparata. La grande macchina si muove senza un vero controllo di efficacia, si riciclano i "già detti" i "già vissuti", al massimo si accetta di valutare gli apprendimenti ma guai a parlare di valutare i docenti... Poi la grande battaglia tra "private" e "statali" a guardarsi in cagnesco per spartirsi risorse sempre inferiori. Allora non sarà il caso di sperimentare altre vie (lo fanno in Francia, in GB, in Finlandia) puntando a rivitalizzare un territorio con tutti i soggetti interessati alla formazione dei giovani: dal volontariato alle Onlus, ai privati, alle società sportive a docenti aperti alla sperimentazione a dirigenti coraggiosi a genitori coinvolti ad un ente locale sensibile e rivendicare uno spazio educativo da gestire insieme. Qui la convivenza non dovrebbe basarsi sulle ideologie o sulle religioni in contrasto ma su proposte come quella di un'etica della comunicazione, sulla convivenza tra popoli, sull'apertura alle fedi che si interrogano. Sogno certo: domani qualcuno si metterà di traverso.

 
15/03/2011 - Stato etico? No grazie! (Gaetano Riccardo)

Puo darsi che che il prof. Labella non abbia risposto a tutte le domande poste nel precedente articolo, ma non si può certo dire che qui Lei si sia da meno. Mi pare infatti che l'essenziale dell'articolo di Labella sia costituito dal rammarico per il cancellato studio del diritto e della Costituzione a scuola, argomento rispetto al quale qui non si obietta alcunché, se non forse nel titolo, dove si ammonisce contro il rischio di voler "fare dello Stato una religione", ovvero, come amano dire altri, uno Stato etico. In proposito credo valga la pena citare queste parole della filosofa De Monticelli: "Chi vede lo Stato etico dove si studia a scuola la Costituzione del proprio Paese non ha capito la differenza tra ethos e etica".