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SCUOLA/ Per amare la lettura occorre volere un po’ di felicità

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Leggere è collocarsi in un altro sguardo  Leggere è collocarsi in un altro sguardo

C’è anche un’altra cosa da aggiungere, a questo punto. E cioè che viviamo in un tempo straordinariamente ricco, strepitosamente, spaventosamente ricco di possibilità per noi lettori affamati. Prendiamo il caso di Juan Ramon Jiménez. Era il poeta preferito di una mia fiamma liceale. Il vertice della sua poesia era, per me e allora, costituito dal verso: “Al amanecer, el mundo me besa en tu boca, mujer” (l’amanecer è il farsi del primo mattino, per chi non lo sapesse); il resto poteva aspettare. Tanto più che potevamo, sì, farci regalare per il compleanno le sue poesie tradotte in italiano. Ma per il resto era notte fonda. E in effetti il mio Jiménez ha atteso fino a quando, grazie ai nuovi libri che si leggono sullo schermo, tutto Jiménez (ma anche tutto Antonio Machado, il vecchio Lorca e via di seguito) mi si sono dispiegati in tutta la ricchezza dei loro orizzonti.

 

Grazie a Flickr e a Google maps ho potuto finalmente camminare sulle sue (sulle loro) strade, visitare i loro paesi, guardare i loro paesaggi, conversare con altri maniaci della loro poesia sparsi per il mondo. Grazie, Internet. Che mi hai permesso di vedere i ponti di Pietroburgo nominati da Gogol o Dostoevskij, di seguire il tenente Slothrop e gli altri personaggi di Pynchon nella vecchia America e nell’Europa degli anni miei di bambino, che mi hai consentito di andare a pescare sul Tennessee o a caccia di scalpi con Cormac McCarthy, affiancare il padre di Nabokov sulla via della seta e quello di Philip Roth nella sua malattia e gli amici dell’esule russo a Berlino o di conoscere i motel in cui quel pazzo trascinava Lolita. E di risolvere certi sospetti relativi alle traduzioni grufolando direttamente nell’originale. E molto altro ancora. Tutte avventure che solo pochi anni fa sarebbero state semplicemente impossibili, se non altro per il tempo e il denaro che avrebbero richiesto. 

 

No. Non sono un feticista della carta. Possiedo - è vero - edizioni di Foscolo e Leopardi del tempo in cui entrambi erano ancora in vita. Ma trovo molto più comodo portarmi dietro la letteratura italiana quasi intera in una chiavetta USB o comperare per due lire qualsiasi libro (o almeno quelli nuovi, o quelli recenti più importanti) in formato elettronico. Una vera benedizione per chi sa quale immane sforzo muscolare richieda la lettura dell’Arcobaleno della Gravità nella Bur, per non fare che un nome. Quel che mi interessa non è il supporto. Quel che mi importa è stare con grandi uomini e grandi donne, capaci di farmi stupire incessantemente della straripante ricchezza del mondo che albeggia e mi bacia nelle loro fresche parole. Qualcun altro vuol condividere con noi questa forma della felicità, come l’ha chiamata Borges?           



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