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UNIVERSITA’/ L’Alma Mater pagherà ai ricercatori che fanno lezione lo stipendio

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RICERCATORI CHE INSEGNANO ALL'ALMA MATER SARANNO PAGATI - L’Ateneo Alma Mater di Bologna è il primo a riconoscere ai ricercatori che insegnano uno stipendio. Il rettore, inoltre, ha introdotto benefit per il personale tecnico e amministrativo.

 

 

L’Università Alma Mater di Bologna è la prima a recepire una norma della riforma Gelmini che prevede per i ricercatori che insegnano uno stipendio. Non è molto. Sono 1200 euro al mese lordi per 60 ore di lezione, ma saranno erogati fin fa subito. Per i tecnici e gli amministrativi dell’Ateneo, inoltre saranno introdotti benefit e buoni per l’asilo nido e l’università dei figli e per i trasporti pubblici che prendono per recarsi al lavoro. Lo stanziamento di due milioni di euro annunciato dal rettore già lo scorso anno, quindi, diventa operativo con la ratifica del Consiglio d’amministrazione che prevede una prima tranche di un milione e 200mila euro. «Siamo soddisfatti, è il riconoscimento del nostro lavoro», dichiarano i rappresentanti in cda dei ricercatori, anche se nel voto di ieri si sono astenuti a causa della scarsità dei fondi a disposizione. 

 

L’università ha, infatti, stanziato per gli stipendi dei ricercatori un milione e 484mila euro, attingendoli, tuttavia, dal fondo di riserva. «E' un riconoscimento politico, un impegno che siamo pronti a rivedere il prossimo anno in base al bilancio», spiega il rettore Ivano Dionigi. Si tratterebbe, tuttavia, di circa 700 euro netti al mese.

 

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«La cifra così bassa messa a disposizione svilisce il valore politico dell'atto che noi comunque riconosciamo» è il commento di Daniele Bigi, rappresentante dei ricercatori. «Tirare fuori a metà anno e tra le casse falcidiate un milione e mezzo non è stato facile. Intanto abbiamo sancito due punti importanti: riconoscere l'impegno didattico dei ricercatori dalla prima ora, introdurre livelli di controllo nella programmazione didattica», ribatte il prorettore alla ricerca Dario Braga.

 

 

Il pacchetto anti-crisi voluto dal rettore, invece, per il personale tecnico-amministrativo consiste in un contributo fino a mille a 1.500 euro all'anno per pagare la retta di un figlio al nido, l'esonero, dalle tasse universitarie, per un anno, per i figli,  e la limitazione del costo di abbonamenti per treni e autobus a 50 euro. 



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COMMENTI
17/03/2011 - Ci deve essere un refuso (Franco Labella)

C'è un evidente errore di stampa. Spero, per lo meno. Lo spero per i ricercatori che, a leggere l'articolo, verrebbero pagati 20 euro lordi per ora di lezione. Se invece non c'è il refuso consiglierei i ricercatori di rispedire indietro l'assegno. Si può essere poveri ma con dignità. Quella, anche nel paese del "bunga-bunga" e dei 5.000 euro in "beneficenza" alle partecipanti, non ha prezzo. E poi può sempre accadere che, magari, la vicenda finisca nel prossimo libro di favole del giovane Ministro Gelmini.