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SCUOLA/ Perché Italo Calvino è il miglior alleato dei prof di matematica?

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La matematica è molto a tema, nella scuola e non solo. Indagini valutative nazionali e internazionali riaccendono interesse e dibattito su come e perché insegnarla, e come e perché divulgarla: i risultati dei giovani in matematica sono considerati importanti, non è più dato per scontato che si possa anche non essere “bravi” in matematica.

 

Sotto i riflettori, la scuola e gli insegnanti che si sentono chiamati in causa possono essere preoccupati soprattutto di trovare scorciatoie, di chiarire i livelli minimi, di cercare procedure didattiche che garantiscano risultati migliori in tempi brevi. È bene che si moltiplichino gli sforzi - l’insegnamento della matematica nella nostra scuola oggi va molto migliorato -, ma credo che si debba mettere in conto che si produrranno cambiamenti solamente a lungo termine, perché deve soprattutto modificarsi una visione culturale.

 

Nel Quadro di riferimento formulato dall’Invalsi per le proprie prove di valutazione nazionale in matematica, troviamo queste importanti affermazioni: “L’apprendimento della matematica è una componente fondamentale nell’educazione e nella crescita della persona, secondo un punto di vista che ha origini lontane e che è oggi universalmente condiviso. Nel contempo, nella società attuale la matematica è nel cuore del trattamento quantitativo dell’informazione nella scienza, nella tecnologia e nelle attività economiche e il lavoro, e quindi la competenza matematica è un fattore fondamentale nella consapevolezza del futuro cittadino e consumatore e nella sua riuscita nel mondo professionale. Interessa perciò sondare se le conoscenze che la scuola, ai diversi livelli, stimola e trasmette, sono ben ancorate ad un insieme di concetti fondamentali di base e di conoscenze stabili, almeno sui livelli essenziali. Si vuole in primo luogo valutare la conoscenza della disciplina matematica e dei suoi strumenti, intendendo tale disciplina come conoscenza concettuale, frutto cioè di interiorizzazione dell’esperienza e di riflessione critica, non di addestramento “meccanico” o di apprendimento mnemonico. Una conoscenza concettuale quindi, che affondi le sue radici in contesti critici di razionalizzazione della realtà, senza  richiedere eccessi di astrazione e di formalismo. La formalizzazione matematica dovrebbe infatti essere acquisita a partire dalla sua necessità ed efficacia nell’esprimere ed usare il pensiero matematico. Gli aspetti algoritmici applicativi ed esecutivi, che pure costituiscono una componente irrinunciabile della disciplina matematica, non dovrebbero essere considerati fine a se stessi”.



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COMMENTI
17/03/2011 - art. 150ario di Da Rold (enrica galeazzi)

Conciso e approfondito, senza retorica. Molti gli spunti utili a riflessioni e.. revisionismo. Una domanda personale all'autore dell'articolo: è forse la stessa persona con cui ho condiviso anni luce fa , un corso di cinese all'Ismeo? Cordiali saluti. enrica

 
17/03/2011 - Dalla diagnosi alla terapia (enrico maranzana)

SE è vero che “non abbiamo bisogno di farci in quattro per dare rilevanza alla matematica, poiché ne ha esattamente quanto qualsiasi altra arte, essendo un’esperienza umana significativa” ALLORA a) è necessario estendere a TUTTI gli insegnamenti l’idea che “alla gente piace la fantasia, ed è questo che la matematica può dare”; b) generalizzare l’esortazione rivolta al docente di matematica che progetta il proprio lavoro: “Una conoscenza concettuale” deve affondare “le sue radici in contesti critici di razionalizzazione della realtà”. Ecco emergere il male profondo della scuola: la parcellizzazione degli insegnamenti. Per superare tale situazione patologica è essenziale che la dirigenza scolastica inizi a onorare il proprio mandato che consiste ne “l’animare” gli organismi di governo della scuola, al fine di garantire la convergenza di tutte le attività scolastica verso i fini istituzionali (sviluppo e potenziamento delle capacità dei giovani).