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SCUOLA/ Misurare gli apprendimenti col "valore aggiunto": se non ora, quando?

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Come misurare il Valore Aggiunto?  Come misurare il Valore Aggiunto?

Dal dibattito sulla valutazione degli insegnanti e da quello sulla pubblicizzazione dei risultati Invalsi è salito agli onori del mondo il termine “Valore Aggiunto” (VA).

Nel primo caso, nella vulgata adatta a noi profani, esso indica il contributo che un insegnante dà agli apprendimenti degli allievi a paragone con altri coeteris paribus, cioè a pari condizioni di contesto. Nel secondo caso, invece, si tratta del contributo della scuola; solo la sua misurazione  permetterebbe di dare legittimità ad eventuali valutazioni formali o informali delle scuole, basate anche sugli esiti degli allievi in alcune discipline fondamentali.

 

L’oggetto della discussione è generalmente avvolta in tenebre da iniziati, tanto più fitte in un Paese come il nostro, in cui l’analfabetismo matematico-scientifico continua ad essere motivo di vanto anche per le più giovani generazioni. Provo, da profana volonterosa, a dire alcune cose nel merito, comprensibili anche ai non addetti ai lavori.

 

Innanzitutto, leggendo un po’ di ricerche nella loro parte accessibile, si ha l’impressione che, mentre sul VA delle scuole ci sono buone speranze, quello procurabile dagli insegnanti è ancora un po’ in alto mare. C’è da tenere conto del fatto che si tratta di terreni di ricerca molto nuovi, assolutamente assenti fino a 50 anni fa e che hanno potuto decollare solo grazie allo sviluppo dell’informatica.

 

Anche negli Stati Uniti, che con la legge No Child Left Behind hanno attuato misurazioni molto stringenti sul progresso annuale dovuto dalle scuole, ricerche recenti presentate nel sito di Norberto Bottani sembrano affermare che il VA degli insegnanti cambia di anno in anno e che non avrebbe una correlazione diretta con la loro preparazione. Difficile da misurare, insomma, per il momento, perché a livello micro intervengono molti fattori che non si riesce a misurare. Sul VA delle scuole, invece, la situazione sembra migliore.



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COMMENTI
18/03/2011 - Come sterilizzare il controllo scolastico (enrico maranzana)

La premessa “La valutazione degli insegnanti” si fonda “sul contributo che un insegnante dà agli APPRENDIMENTI degli allievi”, analizzata alla luce della legge 53/2003, mostra la direzione anomala del ragionamento intrapreso. L’apprendimento, che si sostanzia d’itinerari volti al raggiungimento di elevati livelli culturali che presuppongono lo sviluppo di capacità e di competenze, è un processo unitario, finalizzato, governato. UNITARIO perché riguarda la crescita della persona umana; FINALIZZATO perché gli insegnamenti sono interdipendenti. Essi, congiuntamente, concorrono al conseguimento del traguardo istituzionale: le scuole hanno la responsabilità di specificarlo, esprimendolo in termini di risultati attesi; GOVERNATO perché è stato stabilito che le scuole valutino “periodicamente l'andamento complessivo dell'azione didattica per verificarne l'efficacia in rapporto agli orientamenti e agli obiettivi programmati, proponendo, ove necessario, opportune misure per il miglioramento dell'attività scolastica”. Se non si accerta che il servizio fluisca nell’alveo che la norma ha tracciato, l’ipotesi della valutazione degli insegnanti è sbagliata, controproducente, mortificante, sintomo di disattenzione per l’educazione dei giovani e della professionalità dei docenti.