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SCUOLA/ Misurare gli apprendimenti col "valore aggiunto": se non ora, quando?

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Come misurare il Valore Aggiunto?  Come misurare il Valore Aggiunto?

Faccio riferimento qui a tre ricerche italiane, pubblicate nel 2010, che offrono alcune piste possibili. Esse prendono in considerazione i dati di una sola annualità, perciò non sono “longitudinali”. Misurare i progressi di uno stesso studente nel tempo sarà possibile solo prossimamente, quando le indagini lo avranno seguito per più di un segmento annuale del suo percorso scolastico.

 

La prima (1) vede fra i suoi autori il presidente Invalsi Piero Cipollone. Viene ipotizzata la possibilità di misurare il VA degli Istituti superiori che avevano volontariamente partecipato alle rilevazioni Invalsi nel 2005, comparando il loro diverso posizionamento nelle graduatorie dei ragazzi di 1^ e di 3^, che furono le classi allora indagate. Un miglioramento nelle posizioni indicherebbe una buona performance, il contrario per un peggioramento. Questa metodologia si basa evidentemente sull’ipotesi che le caratteristiche fondamentali della “materia prima” (i ragazzi) non cambino nel corso di 3 anni. I risultati: i Licei registrano il maggiore VA solo in italiano, le scuole del Sud registrano un minore VA soprattutto nelle materie scientifiche, un elevato turnover degli insegnanti influisce negativamente soprattutto in matematica.

 

Una seconda ricerca (2) prende invece come punto di riferimento il giudizio di uscita della Scuola media, che è relativamente attendibile all’interno di un territorio omogeneo, ed utilizza i risultati Pisa 2006. Comparando i risultati in Pisa 2006 matematica degli studenti campionati veneti e comparandoli con il giudizio di uscita della 3^ Media, si ottiene una graduatoria delle scuole che è diversa da quella in valori assoluti. I risultati: le posizioni delle scuole mutano, si avvicinano e sono “miste” per indirizzi, le graduatorie cambiano per disciplina, ma solo agli estremi le differenze sono statisticamente significative.



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COMMENTI
18/03/2011 - Come sterilizzare il controllo scolastico (enrico maranzana)

La premessa “La valutazione degli insegnanti” si fonda “sul contributo che un insegnante dà agli APPRENDIMENTI degli allievi”, analizzata alla luce della legge 53/2003, mostra la direzione anomala del ragionamento intrapreso. L’apprendimento, che si sostanzia d’itinerari volti al raggiungimento di elevati livelli culturali che presuppongono lo sviluppo di capacità e di competenze, è un processo unitario, finalizzato, governato. UNITARIO perché riguarda la crescita della persona umana; FINALIZZATO perché gli insegnamenti sono interdipendenti. Essi, congiuntamente, concorrono al conseguimento del traguardo istituzionale: le scuole hanno la responsabilità di specificarlo, esprimendolo in termini di risultati attesi; GOVERNATO perché è stato stabilito che le scuole valutino “periodicamente l'andamento complessivo dell'azione didattica per verificarne l'efficacia in rapporto agli orientamenti e agli obiettivi programmati, proponendo, ove necessario, opportune misure per il miglioramento dell'attività scolastica”. Se non si accerta che il servizio fluisca nell’alveo che la norma ha tracciato, l’ipotesi della valutazione degli insegnanti è sbagliata, controproducente, mortificante, sintomo di disattenzione per l’educazione dei giovani e della professionalità dei docenti.