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SCUOLA/ Andrea Ichino: tutte le buone ragioni per fare una graduatoria delle scuole

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Quello che mi ha colpito, in questi mesi in cui sono stato coinvolto in questa vicenda, non è stata tanto l’opposizione dei sindacati, ma degli stessi docenti, la cui mentalità prevalente rifiuta ogni forma di differenziazione. E poi rifiutano che essa possa essere stabilita da una commissione di pari, cioè di colleghi. Nella ricerca scientifica la valutazione dei pari è spesso considerata il metodo più ragionevole: non può farla un collegio docenti? È anche questo il frutto di una mentalità sindacale, mi dirà. Innanzitutto, però, è l’idea che l’insegnante faccia il suo lavoro solo per una motivazione intrinseca, “vocazionale”.

 

...e monetizzarla è considerato svilente.

 

Sì. Peccato che poi i docenti si lamentino, e giustamente, di essere pagati poco. Occorre poi fidarsi del valutatore. Per molti è stato così: poiché non mi fido di essere valutato nel modo corretto, hanno detto, allora preferisco non essere valutato. Rispondo: proprio per questo motivo preferirei che la valutazione fosse interna. Le ripeto, chi ha avversato il progetto ha smarrito il senso della sperimentazione: se ci sono anche solo cento scuole in cui l’esperimento può funzionare, proviamolo, e quelle cento metteranno in moto un circolo virtuoso che cambierà le condizioni.

 

Lei vede come punto finale di una politica della valutazione una graduatoria delle scuole italiane, dalla migliore alla peggiore?

 

Assolutamente sì. È nell’interesse delle famiglie. Non solo: ci deve essere anche una graduatoria degli insegnanti. Chi è contrario a questa pubblicità deve spiegare con quale faccia consente a che la famiglia meno informata mandi suo figlio in una scuola di bassa qualità quando avrebbe potuto scegliere una scuola migliore. Stiamo facendo un servizio soprattutto ai meno abbienti, a quelli che godono di minori informazioni e che finiscono nelle scuole di minor qualità. O siamo così ingenui da pensare che le scuole siano tutte uguali, allora la pubblicazione è inutile; oppure pensiamo che la valutazione non identifichi sul serio le scuole migliori.

 

Ma quale capacità di lettura occorre per interpretare dati così complessi? E se le famiglie non cercassero solamente una scuola che in un test ha ottenuto un punteggio più alto?



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