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SCUOLA/ Andrea Ichino: tutte le buone ragioni per fare una graduatoria delle scuole

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Ma non stiamo parlando solo di test. L’Ofsted produce graduatorie che sono fatte sulla base dei test, ma anche delle ispezioni. Report di pagine e pagine che uno si può leggere per vedere cosa c’è di buono e di cattivo in ogni scuola. Davvero le famiglie sarebbero incapaci o rinuncerebbero a valutare? Diamo allora degli idioti agli italiani, ma ricordiamoci che ogni anno le famiglie si chiedono dove mandare i figli a scuola, qual è la sezione migliore, e cercano informazioni in tutte le forme e in tutti i modi. Una scelta che finora è avvenuta in modo non trasparente e che sicuramente favorisce le famiglie più abbienti. Se partiamo dal presupposto che sia possibile costruire una graduatoria affidabile, e una sperimentazione serve a verificarlo almeno in parte!, non trovo francamente un argomento favorevole al non rendere pubblica una graduatoria.

 

Questo non provocherebbe una migrazione di persone dalla scuola cattiva a quella buona?

 

Succederà: benissimo, vorrà dire che la cattiva dovrà cambiare. Migliorare è possibile: in Inghilterra il 50-60 percento di scuole classificate negativamente riesce a cambiare in modo sensibile la propria posizione nella rilevazione successiva. In Italia abbiamo una tara culturale: pensiamo ad una classifica come a qualcosa di immutabile.

 

Un sistema basato esclusivamente sul merito non finisce per aumentare e legittimare la diseguaglianza?

 

No. Una vera valutazione non implica che l’azione che ne consegue sia solo quella di dare un premio ai migliori, scuole o docenti; può essere quella di dare un premio ai migliori, ma poi anche di aiutare le scuole in difficoltà. Qui la valutazione si ferma e lascia il posto alle necessarie scelte politiche. Una classifica serve innanzitutto a competere ad armi pari; ma se non misuriamo, non sapremo mai come e dove intervenire.

 

In altre parole?

 

Premiamo i docenti che riescono a mandare gli allievi alle olimpiadi di matematica o quelli che riescono a fare la scuola di Barbiana? È una scelta politica; ma per sapere chi sono gli uni e chi sono gli altri, occorre valutare.

 

(Federico Ferraù)



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