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SCUOLA/ Cominelli a Campione: Berlusconi ha ragione sulla libertà di scelta

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Quel diritto sta scritto persino nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo! I governi devono renderlo effettivo, fornendo informazioni comparative su scala territoriale circa la qualità dell’offerta e, soprattutto, trattando in modo equipollente i ragazzi, sia che scelgano la scuola statale sia che optino per quella paritaria. Il principio aureo è: The Funds follow the Pupils. La terapia proposta da Berlusconi è perfetta. Peccato che in questi dieci anni non sia mai stata applicata.

 

Un milione e passa di famiglie italiane dichiara - secondo una ricerca dell’Università di Genova e del Politecnico di Milano, citata nel recente comunicato dell’AGESC - di non poter scegliere la scuola paritaria per mancanza di soldi. La legge n. 62 del centro sinistra è del 2000. Qualcuno nel centro-destra, a partire dal capo del governo, ha mai pensato di completarla con la previsione di finanziamenti strutturali e non contingenti/annuali, per ottenere i quali le scuole paritarie sono costrette a una annuale umiliante mendicanza? Berlusconi e i suoi Ministri dell’istruzione sanno che in tutta Europa la scelta delle famiglie per le scuole non statali è totalmente finanziata, in modi diversi dallo Stato, il quale nella Francia iperlaica paga gli insegnanti delle scuole private? Oppure prendere ad esempio il resto d’Europa è da considerarsi esterofilia, come ho dovuto sentir dire? Marco Campione dovrebbe cercare, da parte sua, di far capire al PD che se continua a difendere lo status quo contribuisce al declino di questo Paese. Berlusconi vi accusa di essere comunisti. Purtroppo, mi viene voglia di dire, non più! Perché il comunismo, almeno nella classica definizione del Manifesto di K. Marx, è “il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente”. Non è la conservazione dello stato di cose presente.

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COMMENTI
03/03/2011 - L'entomologo consiglia (Franco Labella)

M'intendo poco di dogmi e perciò consiglio, a chi voglia approfondire il rapporto tra scuola statale e scuola privata, la lettura dell'articolo di Rodotà su Repubblica di oggi (Diario). Magari Cominelli riuscirà a scrivere che pure Rodotà predilige i dogmi. Come quel vecchio eretico di Calamandrei. Al rogo, al rogo... Quanto alla libertà di scelta ribadisco che dovrebbe valere per tutti. Ma se si persegue la distruzione della scuola statale (come profeticamente aveva previsto Calamandrei) per orientare verso la scuola privata, la scelta c'è ma a senso unico e non necessariamente, dal punto di vista dell'entomologo, per il meglio. Ognuno preferisce le farfalle che gli piacciono di più...

 
02/03/2011 - Così è più chiaro (Marco Campione)

Esposta così la posizione di Cominelli mi vede molto più d'accordo. Resta il dissenso sulla missione quasi salvifica che Giovanni assegna alla libertà "totale". Si guardi ad esempio cosa scrissi per recensire il suo ultimo libro (http://marcocampione.wordpress.com/2009/11/22/cominelli-scuola-finita-forse/). Per quel che riguarda il Pd e l'invito che Giovanni mi rivolge, posso garantire che sto interpretando il mio ruolo di dirigente con l'obiettivo di snidare i conservatorismi, che evidentemente non sono solo a destra. Ma si dovrà dare atto che le ultime posizioni ufficiali assunte a Varese in Assemblea nazionale e reperibili sul sito del partito non sono per il mantenimento dello status quo. Così come il Pd lombardo ha più volte fatto aperture molto significative alle ragioni di un cambiamento radicale (sul reclutamento, sulla valutazione, sulle reti di scuole). Denunciare l'indecenza delle prese di posizione di Berlusconi e l'assordante silenzio del Ministro Gelmini è però il minimo e non vuol dire assolutamente accontentarsi di come stanno le cose. A Ragazzini una provocazione. E se invece le polemiche di questi giorni dimostrassero che la Legge di parità è un'ottima legge? Una legge equilibrata che contempera diverse esigenze? Resta il nodo del finanziamento esiguo ovviamente, ma credo sia comunque quella la cornice dentro cui operare.

 
02/03/2011 - le vesti stracciate di chi ha stracciato la scuola (Marco Lepore)

Dimenticavo: proprio quelli che in questi giorni si stracciano le vesti, e definiscono la riforma Gelmini "uno schifo" mentre pontificano sul rispetto delle istituzioni (!), sono i principali responsabili dello sfascio della nostra scuola statale, ridotta ad ammortizzatore sociale, a campo di battaglia per l'occupazione, a terreno di rivendicazioni sindacali e folli contrattazioni con le RSU, etc. etc... E tutto questo, invece di occuparsi davvero dell'educazione dei ragazzi e della professionalità dei docenti. E' questa l'unica vera preoccupazione di una certa parte politica: mantenere il controllo politico sulla scuola. Almeno stiano zitti!

 
02/03/2011 - impietosi nel giudizio, poi ragioniamo sul da fare (Claudio Cereda)

Caro Giovanni, 1) Berlusconi non solo dimostra di non conoscere la scuola vera ma, anche a proposito delle famiglie, parla di "inculcare". Mi posso fidare di uno così? Io non mi fido. E penso che la intera fondazione non si possa fidare. 2) Dobbiamo fare delle cose per garantire la parità vera, quella dell'autonomia delle scuole nello stile Nordeuropa. La domanda è: supponiamo di aver superato le remore ideologiche, come trasformiamo quel sistema che occupa il 96% (personale, governance, ...)? Credo che tu sia d'accordo che la via da seguire non sia: finanziamo completamente la paritaria e lasciamo che il resto muoia. Servono scelte e passaggi; incominciamo a discuterne magari dentro il progetto federalista.

RISPOSTA:

Caro Claudio, certo che no! La riforma della scuola statale non consiste nello strangolarla. E neppure potremmo prenderci il lusso di attendere che il sistema paritario passasse dall'attuale 4% al 50%. Sul che fare, su questo giornale e altrove corrono molte idee. Le mie, in sintesi: core curriculum nazionale, secco, essenziale; radicale autonomia delle scuole (passaggio alle Fondazioni), siano esse statali o paritarie; soldi ai ragazzi/famiglie (cioè alla domanda!), non alle istituzioni (cioè all'offerta); sistema di valutazione severissimo (le scuole che non mantengono le promesse verso i ragazzi, vanno chiuse!); selezione severissima degli insegnanti con praticantato durante e tirocinio post-laurea; stipendi finlandesi (3.000 euro mensili per gli insegnanti, il doppio per i dirigenti! ti piace la proposta, vero?!:); carriere scandite; valutazione severa degli insegnanti e dei dirigenti. La questione di fondo è quella della politica del personale. In Finlandia la metà dei ragazzi intervistati dichiara di voler fare l'insegnate da grande. Secondo te, che resisti eroicamente sul campo, quanti nostri ragazzi vorrebbero fare il mestiere dell'insegnante? Nessuna riforma, anche la meglio congegnata e universalmente appoggiata, avrà successo, finchè non si prenderà sul serio la questione culturale e sociale degli insegnanti. GC

 
02/03/2011 - vesti stracciate (Marco Lepore)

Purtroppo, come spesso accade, le esternazioni di Berlusconi sono state inopportune, e hanno dato alla sinistra "indignata speciale" una nuova occasione per farsi paladina del nulla. Sono anni che si ripete che la scuola di Stato è una verde prateria per il pascolo di tutte le menzogne storiche e ideologiche della sinistra; non è una novità che ci siano docenti, e non pochi casi isolati, che usano dell'ora di lezione (e non solo di quella) per indottrinare gli studenti. Allora, perchè stracciarsi le vesti in questo modo? Solo perchè, ormai, ogni parola di Berlusconi è utile per fare polemica... Fino a indire una giornata per la scuola pubblica! Che insopportabile ipocrisia.

 
02/03/2011 - Ma la legge sulla parità va cambiata (Giorgio Ragazzini)

Confesso di essere uno “statalista”... Ma un sistema scolastico pubblico basato su scuole statali e scuole private può essere legittimo, a condizione però che tutte e due le “gambe” del sistema siano rigorosamente assoggettate alle stesse regole, compreso tra le altre il reclutamento. Altrimenti non è libertà, ma privilegio. E oggi, con la legge 62, le regole uguali per tutti non ci sono.

RISPOSTA:

Sono d'accordo: la legge di parità va completata e le condizioni vanno rese identiche. Es. il reclutamento: perché non estendere anche alle scuole statali la possibilità di scegliere, da un albo, il personale che preferiscono, senza dover seguire le mitiche graduatorie? E' ciò che propone il PdL 953 di Aprea e altri. La maggioranza di governo (?) lo ha bloccato da un anno. Va completata anche sul versante del finanziamento. Occorre dare i soldi ai ragazzi, non alle scuole, né a quelle statali né a quelle paritarie. Le famiglie poi scelgono la scuola, statale o non statale, che vogliono. Al momento, le scuole paritarie devono mendicare ogni anno e le famiglie che le scelgono pagano due volte: la scuola statale con il fisco, la scuola paritaria con le rette. GC

 
02/03/2011 - d'accordo (attilio sangiani)

Gli ex comunisti, pur passati in massa nella ideologia radicale (tipo Pannella e Bonino, loro alleati) conservano ancora visceralmente le tensioni culturali e pratiche della 3a Internazionale leninista e coltivano ancora il vetero-statalismo (esempio: Fiom). Quindi, per loro, va benissimo il monopolio statale della scuola, funzionale al loro obiettivo. Purtroppo Berlusconi, come leggo nell'articolo, non ha a sufficienza le basi culturali per sorreggere una vera "svolta antropologica" nella scuola italiana. Gli era di aiuto Gianni Baget Bozzo, però gli è mancato troppo presto. Nemmeno P.F. Casini ha capito che sarebbe stato meglio rimanere nel centro-destra. Ma forse anche lui, nonostante la bandiera che sventola, manca della cultura necessaria: potrebbero, al suo posto, averla i "nuovi acquisti" come Pezzotta, Binetti e C. Casini, ma sono in minoranza in un partito a base prevalentemente meridionale...

RISPOSTA:

Che la sinistra sia complessivamente statalista è un dato di fatto. Non è però necessario scomodare la Terza internazionale di Lenin, peraltro sciolta da Stalin nel 1943. Statalisti sono stati i socialdemocratici europei, i laburisti e, in Italia, i socialisti e il 90% della DC. E' stata un'atmosfera comune fino al 1989. La sinistra è stata incapace su questo punto di operare le rotture necessarie. Il suo valore supremo è l'eguaglianza, non la libertà. Donde lo Stato come strumento supremo di realizzazione dell'eguaglianza, come la falce che "pareggia le erbe del prato". Quanto alla cultura politica di Silvio Berlusconi, essa non è né liberale né liberista. Eppure tra i suoi consiglieri ha potuto annoverare Giuliano Urbani, Marcello Pera, Antonio Martino, Giuliano Ferrara, Baget Bozzo ecc.. Il guaio è che la cultura politica di Berlusconi (stendiamo qui un pietoso velo sulla sua antropologia da vitellone riminese da anni '50) è quella aziendalista classica. Peccato che la società italiana, la politica, la Repubblica non siano un'azienda. L'aziendalismo, proiettato in politica, diviene populismo. E' l'idea che con il plebiscito quotidiano - esercitato con i sondaggi - si è autorizzati a tutto e, in primo luogo, a far saltare la divisione liberale dei poteri e a eliminare il conflitto/check-and-balance dinamico che li caratterizza. Sempre di più l'esperienza berlusconiana appare l'ultimo grido stanco della Prima repubblica. In termini geologici: un conoide di deiezione. GC

 
02/03/2011 - La memoria corta di Cominelli (3) (Franco Labella)

Perché la cosa più incredibile delle dichiarazioni di Berlusconi (che confonde, ahimè per lui e per la Gelmini, statale con pubblica) è che ad un uomo di Stato come si autodefinisce, sfugge il piccolo particolare di dover difendere, per essere coerente col suo mandato, la scuola statale innanzi tutto. A meno che lo “statista” di Stato non ne abbia un altro... Ma questo mi rimanda a ricordi tremendi, di un’epoca buia.

 
02/03/2011 - La memoria corta di Cominelli (2) (Franco Labella)

O devo ricordare a Cominelli l’ultima vicenda sul sistema di valutazione di cui ha già scritto Campione (a cui non chiederò i diritti d’autore per l’”Ofsted de noantri” :-)). Ritornando alla libertà di scelta: a differenza di quello che dichiara il Ministro e di cui sono convinti magari Cominelli e gli altri fautori della “libera scelta”, il sistema di istruzione, secondo la Costituzione materiale, non è duale nel senso che statale e paritaria pari sono. Perché c’è il piccolo particolare che è lo Stato (titolare della scuola statale) a dettare le regole a cui la paritaria deve adeguarsi. Ed allora la “libera scelta” presuppone non già la valorizzazione del settore privato per consentire la libera scelta. Quella è consentita, a Costituzione materiale vigente, ma “senza oneri per lo Stato”. La libera scelta è reale se, per intanto, lo Stato investe sulla sua di scuola, quella statale. Ora come ho scritto da qualche altra parte, se gli “investimenti” di cui parla la Gemini equivalgono ai suoi tagli i casi sono due: o il lessico economico è da innovare oppure gli “investimenti” sono quelli stradali, quelli che fanno vittime insomma. Perché la cosa più incredibile delle dichiarazioni di Berlusconi (che confonde, ahimè per lui e per la Gelmini, statale con pubblica) è che ad un uomo di Stato come si autodefinisce, sfugge il piccolo particolare di dover difendere, per essere coerente col suo mandato, la scuola statale innanzi tutto. (Segue)

 
02/03/2011 - La memoria corta di Cominelli (Franco Labella)

Non è la prima volta che dissento da Cominelli e temo non sarà nemmeno l'ultima. Anche perchè quando si disegnano grandiosi quadri di insieme (operazione in cui Cominelli è insuperabile) ci sono sempre particolari non marginali che, omessi o dimenticati, rendono il quadro d'insieme poco leggibile almeno nell'ottica desiderata dall'autore. Ed allora partiamo dalla libertà di scelta ma non dimenticando (come fa il giovane e ottimo Ministro Gelmini che in questi giorni ne ha scritta una sua di Costituzione materiale) le condizioni di una libera scelta effettiva. Quella disegnata, ad esempio dagli artt. 3 3c., 33 e 34 della Costituzione materiale effettiva. Il ragionamento di Cominelli è: il 96% della scuola è statale, non funziona, ergo la libera scelta si deve poter orientare sulla privata e sulla privata resa paritaria. C'è un piccolo particolare che manca e manca sempre e cioè: quale esempio europeo e/o mondiale abbiamo di una struttura scolastica poco funzionale che viene resa tale attraverso non investimenti ma tagli? Se Cominelli mi cita un solo dato verificabile mi impegno a non commentare i suoi interventi per almeno tre mesi. Altro piccolo particolare omesso o dimenticato: quante giravolte teoriche hanno caratterizzato la politica scolastica del centro sinistra e del centro destra negli ultimi 15 anni? Non dimenticando, però, la prevalenza di permanenza al Governo non dei marziani ma di Berlusconi e dei suoi Ministri. (Segue)

RISPOSTA:

L'ERGO che Labella mi imputa non è mio, è di Berlusconi. Si prega di leggere con attenzione, così che non discutiamo di farfalle. Sulla scuola statale/scuola paritaria: sostenere che lo Stato si debba occupare solo della scuola statale è al di là del bene e del male. Significa confondere lo Stato-politico (=la Repubblica) con lo Stato-amministrazione. Lo Stato politico (cioè la Repubblica) rappresenta tutti i cittadini, deve garantire il buon funzionamento della scuola pubblica, statale e paritaria. Ambedue hanno pari dignità. L'Amministrazione statale si occupa ovviamente soltanto della scuola statale. Ma la questione di fondo è quella del diritto dei genitori di scegliere per i propri figli la scuola statale o paritaria che preferiscono. Labella pare non essere d'accordo con questo principio. Ma qui la discussione si ferma: i dogmi di fede non si possono discutere. O si prendono o si lasciano. Amen! GC