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SCUOLA/ C’è un "953" che risolve il mosaico impazzito della riforma

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Mariastella Gelmini e Valentina Aprea (Ansa)  Mariastella Gelmini e Valentina Aprea (Ansa)

Il convegno “Qualità, merito e innovazione nella Scuola. Un traguardo per la Nazione” promosso dall’on. Valentina Aprea e svoltosi presso la Camera dei deputati lo scorso mercoledì riapre alcuni giochi che erano fermi. Segna la ripartenza della politica scolastica dopo un inizio di anno scolastico in cui bene o male si è puntato sull’autonomia delle scuole, sia per quanto riguarda l’avvio della riforma della scuola secondaria di II grado, sia la proposta di alcune sperimentazioni (valutazione docenti; valutazione scuole), che hanno trovato uditori non sempre benevoli.

 

Il punto di svolta è rappresentato dalle dichiarazioni del ministro Gelmini che non solo ha criticato i sindacati della scuola per la scarsa collaborazione dimostrata praticamente in rapporto a tutte le novità introdotte dal riassetto del sistema di istruzione (e alcuni hanno già risposto piccati), ma soprattutto ha dichiarato di voler rilanciare anche all’interno della sua maggioranza di governo la “proposta di legge Aprea” (pdl 953) riguardante il rinnovamento dello stato giuridico dei docenti. Dichiarazioni non di poco conto, anzi molto pesanti, perché il progetto in questione, presentato e poi accantonato per ragioni di quieto vivere, rappresenta la madre di tutte le questioni e di tutte le battaglie concernenti la liberalizzazione della figura del docente nella scuola di oggi.

 

Il testo, presentato nell’ormai lontano maggio 2008 e arenatosi dopo un breve percorso presso la Commissione Cultura della Camera (sede referente), si occupa di un ampio ventaglio di materie (organi collegiali della scuola, sistema di finanziamento, formazione iniziale, reclutamento e area contrattuale dei docenti) all’insegna della sburocratizzazione del sistema e della valorizzazione della figura del docente inteso come professionista e non succube di un ruolo impiegatizio. Da notare che allora, quando il disegno si mise in moto, l’opposizione di centro-sinistra pareva non essere troppo distante dai medesimi obiettivi, giacché il ministro Fioroni, mentre era nel pieno delle sue funzioni, si era dichiarato favorevole all’introduzione negli istituti scolastici dei consigli di amministrazione aperti alle imprese e alla possibilità per le scuole di trasformarsi in fondazioni, nonché alla modifica del sistema di finanziamento alle scuole attraverso le erogazioni liberali e al coinvolgimento degli istituti nel reclutamento dei docenti.



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COMMENTI
24/03/2011 - ci vuole metodo (francesco taddei)

Ancora non avete capito che una riforma spetta all'organo legislativo e non agli interessati (docenti e studenti) che cercano solo di migliorare il proprio status indipendentemente da tutti e non hanno una visione d'insieme? Le riforme in italia vanno imposte. Non abbiamo la forma mentis nordica riguardo alla responsabiliotà e alla ricerca dell'eccellenza. Le valutazioni deono essere per tutti o per nessuno. L'autonomia non può essere totale perché che paese sarebbe se nelle scuole non si studiassero le stesse cose e non si insegnasse la stessa lingua?

 
21/03/2011 - In difesa della scuola pubblica (enrico maranzana)

1) “Il progetto prevede il completamento dell’autonomia”. Si tratta di una proposizione falsa: il completamento implica l'inizio. Entrando nello specifico: il DPR del 1999 afferma che l’autonomia “si sostanzia nella PROGETTAZIONE e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana” norma che nei POF non ha lasciato alcuna traccia. Nei documenti programmatici delle scuole, infatti, la prassi progettuale è assente. [si veda in rete - Insegnare matematica dopo il riordino]. 2) “Si riscrive completamente la figura del docente”. E’ vero, ma la direzione del cambiamento è irrazionale: il decreto sulla formazione iniziale attribuisce alle competenze organizzative particolare rilevanza per la vita delle scuole. Il disegno di legge Aprea, invece, è concepito in aperto contrasto con la dottrina delle scienze dell’organizzazione, disciplina che studia e definisce la finalità dei sistemi, ne analizza il loro problema generale, ne riconosce i sottoproblemi in cui può essere scomposto e, per ognuno, ne identifica un responsabile a cui specifica i risultati da conseguire [CFR decreti delegati del 1974]. In termini specifici: la struttura organizzativa gerarchica proposta dal DDL è stantia, non idonea a governare processi di formazione/educazione/istruzione.

 
21/03/2011 - Il numero da chiamare non è il 953 (Franco Labella)

Riservandomi di maturare riflessioni più organiche, per il momento mi limito, polemicamente, a scrivere che il numero da chiamare non è il 953 come scrive il titolista. E' il 118. Perchè è evidente che ora si vuole veramente la "guerra". Non solo quella libica... quella che si combatte qualche mese dopo il baciamani e le lezioni coraniche alle "signorine". E se, a proposito di mosaico impazzito, Foschi volesse provare a fare il punto sulle prove Invalsi non sarebbe una cattiva idea... Perchè, ad oggi, il CCNL non è ancora in fumo. Purtroppo o per fortuna. In seguito vedremo.