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SCUOLA/ C’è un "953" che risolve il mosaico impazzito della riforma

Pubblicazione:

Mariastella Gelmini e Valentina Aprea (Ansa)  Mariastella Gelmini e Valentina Aprea (Ansa)

Sono questi, in fondo, gli stessi nodi tematici di cui si occupa la “riforma Aprea”. In estrema sintesi riprendiamo di seguito i punti salienti. Per quanto riguarda il governo delle istituzioni scolastiche, esse possono trasformarsi in fondazioni come pure avere partner pubblici e privati che le sostengano; all’interno di ogni scuola, la programmazione dell’attività didattica spetta al collegio docenti (articolato in dipartimenti disciplinari) e al consiglio di amministrazione che adotta il piano dell’offerta formativa; il dirigente ha più che altro compiti di gestione unitaria dell’istituto; le scuole accedono al sistema di valutazione annuale che fa capo all’istituto nazionale di valutazione (Invalsi).

 

Per quanto riguarda la gestione delle risorse, il progetto prevede il completamento dell’autonomia, mediante il finanziamento diretto da parte dello Stato, sulla base della “quota capitaria” (il costo medio di ogni alunno moltiplicato per il numero degli iscritti). A proposito del nodo dello stato giuridico, si riscrive completamente la figura del docente che si presenta articolata in tre livelli: docente iniziale, docente ordinario e docente esperto; il trattamento economico è differenziato in base al livello di appartenenza; i docenti sono reclutati direttamente dagli istituti tramite concorsi triennali banditi dalle scuole; l’attività del docente è soggetta a valutazione periodica. Da ultimo, appare molto valorizzato il ruolo dell’associazionismo professionale docente. 

 

Altre parti del testo risultano superate dai recenti sviluppi di carattere normativo. Le modalità di formazione iniziale dei docenti, per esempio, sono materia del regolamento già approvato e pubblicato in Gazzetta ufficiale, di cui si aspetta solo l’avvio tramite decreti applicativi. La sostanza del progetto è tuttavia ancora grandemente innovativa. Basti considerare le fondazioni, pensate sul modello delle Trust Schools inglesi che costituiscono nuclei virtuosi in cui è la comunità civile, e non tanto lo Stato, ad occuparsi delle proprie scuole, mentre a loro volta le scuole rendono conto alla comunità nella quale sono inserite.



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COMMENTI
24/03/2011 - ci vuole metodo (francesco taddei)

Ancora non avete capito che una riforma spetta all'organo legislativo e non agli interessati (docenti e studenti) che cercano solo di migliorare il proprio status indipendentemente da tutti e non hanno una visione d'insieme? Le riforme in italia vanno imposte. Non abbiamo la forma mentis nordica riguardo alla responsabiliotà e alla ricerca dell'eccellenza. Le valutazioni deono essere per tutti o per nessuno. L'autonomia non può essere totale perché che paese sarebbe se nelle scuole non si studiassero le stesse cose e non si insegnasse la stessa lingua?

 
21/03/2011 - In difesa della scuola pubblica (enrico maranzana)

1) “Il progetto prevede il completamento dell’autonomia”. Si tratta di una proposizione falsa: il completamento implica l'inizio. Entrando nello specifico: il DPR del 1999 afferma che l’autonomia “si sostanzia nella PROGETTAZIONE e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana” norma che nei POF non ha lasciato alcuna traccia. Nei documenti programmatici delle scuole, infatti, la prassi progettuale è assente. [si veda in rete - Insegnare matematica dopo il riordino]. 2) “Si riscrive completamente la figura del docente”. E’ vero, ma la direzione del cambiamento è irrazionale: il decreto sulla formazione iniziale attribuisce alle competenze organizzative particolare rilevanza per la vita delle scuole. Il disegno di legge Aprea, invece, è concepito in aperto contrasto con la dottrina delle scienze dell’organizzazione, disciplina che studia e definisce la finalità dei sistemi, ne analizza il loro problema generale, ne riconosce i sottoproblemi in cui può essere scomposto e, per ognuno, ne identifica un responsabile a cui specifica i risultati da conseguire [CFR decreti delegati del 1974]. In termini specifici: la struttura organizzativa gerarchica proposta dal DDL è stantia, non idonea a governare processi di formazione/educazione/istruzione.

 
21/03/2011 - Il numero da chiamare non è il 953 (Franco Labella)

Riservandomi di maturare riflessioni più organiche, per il momento mi limito, polemicamente, a scrivere che il numero da chiamare non è il 953 come scrive il titolista. E' il 118. Perchè è evidente che ora si vuole veramente la "guerra". Non solo quella libica... quella che si combatte qualche mese dopo il baciamani e le lezioni coraniche alle "signorine". E se, a proposito di mosaico impazzito, Foschi volesse provare a fare il punto sulle prove Invalsi non sarebbe una cattiva idea... Perchè, ad oggi, il CCNL non è ancora in fumo. Purtroppo o per fortuna. In seguito vedremo.