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SCUOLA/ Dietro l'abbandono la crisi di un desiderio "impotente"

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Dietro le decine di migliaia di abbandoni scolastici che non si risolvono in un inserimento lavorativo sostanziale c’è pertanto qualcosa di più grave della semplice insoddisfazione scolastica. In realtà si profila un’incapacità (o una rinuncia) dei soggetti a definire il proprio stesso desiderio, è presente una crisi di progettualità che transita, ed è questo il vero dramma, per un sottodimensionamento della propria stessa esistenza, dove il quotidiano basta a sé stesso ed anche il pensare al futuro è ritenuto un puro (e inutile) esercizio di fantasia. La possibilità di poter prolungare la propria permanenza nella famiglia di origine consente ad una simile attitudine di prolungarsi all’infinito e di arrestarsi, in parte, solo dinanzi al lavoro fisso, possibilmente in una struttura pubblica, pronta a sopportare ed a tollerare un atteggiamento che, comunque, resterà sostanzialmente rinunciatario.

 

Ma se questa è la chiave per comprendere il tipo di problema che si sta delineando, sembra allora importante muovere la rotta verso una direzione completamente nuova. Occorre una svolta antropologica, capace di provocare un recupero dell’attenzione verso la dimensione progettuale, dove per progetto si intende il semplice ed elementare desiderio di realizzazione personale, direttamente conseguente ad una visione non riduttiva di sé stessi. Occorre che educatori e genitori sappiano restituire al soggetto la passione per una realizzazione che non è mai solamente professionale, ma anche personale ed esistenziale.

 

Il problema non ha quindi la propria soluzione all’interno dei programmi scolastici, anche se la scuola deve comunque esserne cosciente. Esso non si riduce alla scelta del dare o meno, all’interno della scuola, una formazione immediatamente professionalizzante o, al contrario, fornire gli elementi di una tradizione umanistica comune. Entrambe sono inutili se non concorrono ad alimentare una dignità ed una consapevolezza di ciò che il soggetto è chiamato ad essere, riconoscendo e perseguendo obiettivi realizzativi che non possono essere soppressi.



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