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SCUOLA/ Dietro l'abbandono la crisi di un desiderio "impotente"

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Una scuola orientata in senso strettamente professionalizzante, presupponendo che l’universo del lavoro abbia in sé, ancora oggi, le motivazioni per bastare a sé stesso e il soggetto non debba quindi dotarsi di un percorso di formazione più ampio, è di fatto semplicemente sprovveduta (sono proprio gli istituti immediatamente professionalizzanti a registrare il tasso più alto di abbandoni). A sua volta, una formazione umanistica che non sviluppi capacità concrete (saper redigere, riflettere, esporre e argomentare, conoscendo quanto è già stato detto, cioè una specifica tradizione di pensiero) finisce con lo scadere nella pura erudizione, diventando così non solo inutile, ma anche fuorviante e dannosa in quanto guarda il dito che indica la luna anziché la luna stessa.

 

Il recupero della generazione grigia, che ha abbandonato la scuola senza entrare nel mondo del lavoro, transita per il recupero del diritto di ciascuno a costruire e ad edificare. Implica il considerare un tale diritto come un elemento fondamentale e non aggirabile dell’umana esistenza, un aspetto non negoziabile di realizzazione della persona, la sua costituzione deve essere parte integrante del percorso educativo e di formazione. Una società avanzata come l’Italia è profondamente e intimamente collegata ad una cultura della crescita e della formazione permanenti; essa è indissociabile dall’immagine di un soggetto che desidera, e desiderando, costruisce, pone mano all’opera, nella consapevolezza della cultura e della memoria della quale è erede.

Una società che si dimentica di un tale obiettivo, una scuola che non tiene conto di una tale necessità, devono prepararsi ad imbattersi in una quota crescente di indifferenti, fino ad arrivare alle aule vuote.



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