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SCUOLA/ Mastrocola: salviamo Dante (e la libertà) dalla "dittatura" dei tecnocrati

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«So bene che il mio libro è perfettamente inutile. È il frutto di un pensiero divergente. Mi basta». Togliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare, è un caso editoriale. Riscuote consenso, divide, è - cordialmente - odiato. Paola Mastrocola ha spalancato le porte delle aule italiane, ha fatto un ritratto impietoso dei giovani che vi stazionano all’interno - studiano è una parola che non è il caso di usare, dice la scrittrice, e leggendo si capisce perché -. Difende strenuamente la scuola delle nozioni contro quella delle esperienze, l’astrazione contro il sapere pratico, le conoscenze contro le competenze, le discipline contro l’«imparare a imparare» e i metodi senza contenuti. E accusa un’idea falsamente democratica di aver prodotto lo sfacelo che «un pensiero scolastico genericamente progressista», i guru della valutazione e i «minotauri occulti» che governano il sistema di istruzione stanno ora portando a compimento. In questa intervista, Paola Mastrocola parla della sua rivoluzione: «ma è solo quella della felicità e del buon senso».

Paola Mastrocola, il suo libro è ormai stato ampiamente recensito su tutte le maggiori testate. Si ritrova in quello che ha avuto modo di leggere?

Non mi aspettavo di suscitare un interesse così forte e questo mi fa piacere, soprattutto perché per la stragrande maggioranza ho avuto recensioni davvero ottime. Certo qua e là l’informazione sul libro è stata superficiale e, me lo lasci dire, molto faziosa. Ho seguito il dibattito da lontano perché quello che dovevo dire l’ho scritto, e ora sto a debita distanza. Ma mi dispiace leggere critiche di persone che dicono apertamente di non aver letto il libro e impostano l’articolo sul titolo o sul risvolto di copertina o su “voci” che sentono in giro: mi sembra, come dire?, decisamente poco serio!

Anche il mondo della scuola ha letto Togliamo il disturbo. E si è spaccato: pro o contro Mastrocola. Se l’aspettava?

Sì, mi aspettavo di creare una spaccatura, ma non di vedere ancora in piedi tanti muri ideologici. Vede, una delle ragioni per cui ho scritto questo libro è che speravo che molti si liberassero delle incrostazioni ideologiche che in quarant’anni ci siamo tenuti addosso. Se vogliamo far qualcosa per la scuola, bisogna avere onestà e libertà di pensiero. Scopriamo invece che il nostro mondo è tutto barricato dietro vecchie appartenenze. Vecchie, molto vecchie...

Come quella tra «progressisti» e «conservatori»? Mastrocola, naturalmente, è nel secondo gruppo.



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COMMENTI
23/03/2011 - Nemmeno l'incanto della scienza si può misurare (Sergio Palazzi)

Non ho ancora letto "Togliamo il disturbo", consigliatomi anche da frequentatori di queste pagine, per la banale ragione che era dappertutto esaurito e attendevano il riordino. Il che mi pare un buon segno. Per leggerlo mi basterebbe il fatto che tra i problemi della scuola metta il "rodarismo", termine che per lungo tempo eravamo in pochi ad usare (venendo pure guardati male); sono curioso di vedere se l'accezione di Mastrocola è la stessa. Per imparare ad imparare il modo più semplice credo sia "imparare bene qualcosa": è la ragione per cui rivendico la superiorità culturale ed educativa dell'istruzione tecnica rispetto alla licealizzazione di massa (cfr. ottimi commenti di Pedrizzi). Tra le osservazioni nell'intervista mi colpisce un po' l'insistere su una differenza concettuale tra l'apprendimento di Dante o della scienza, e la relativa possibilità di valutazione. Se per apprendere la scienza si intende saper riportare a memoria degli pseudoenunciati ("Dalton dice che... Newton dice che...") o saper risolvere meccanicamente pile di esercizi numerici, non c'è differenza rispetto a chiedere in che verso di quale canto succede la tal cosa, o svolgere meccanici esercizi di grammatica. Ma quando vedo accendersi qualcosa negli occhi di chi capisce un principio chimico, provo la stessa sensazione di quando lo vedo ammutolire di fronte a Michelangelo: in entrambi i casi sono esperienze ineffabili che nessuna docimologia potrà mai imbrigliare. Non mi sembra ci sia contrapposizione.

 
23/03/2011 - "I professori" (Anna Di Gennaro)

Alla gentile prof.ssa Mastrocola consiglio vivamente la lettura del libro in oggetto, scritto da Aldo Ettore Quagliozzi, edito nel 2006 da Andrea Oppure e da me recensito liberamente, con vero piacere http://www.edscuola.it/archivio/antologia/recensioni/quagliozzi.htm Resta l'amaro dubbio ben espresso nella domanda posta dall'intervistatore: "Perché insegna?" Anzi - meglio - perchè continua ad insegnare?! Considerati i presupposti espressi e le risposte addotte, mi è sorta qualche legittima perplessità...

 
23/03/2011 - maggioranze silenziose (Antonio Servadio)

Non ho letto il libro, solo questo articolo. Di maggioranze silenziose ce ne sono, anche nella scuola. Quei silenzi hanno serie responsabilità verso quelle tendenze che l'autrice giustamente critica. Quando negli anni '60 qualcuno reclamava una scuola più dinamica e aperta, la generazione che ha sbagliato di più -a mio avviso- non è quella degli scalmanati, ma quella di chi sedeva dietro la cattedra e nel ministero. Coloro hanno fatto un bel minestrone, permettendo, e promuovendo che si gettasse via la NOZIONE assieme al NOZIONISMO: due cose veramente molto diverse. Inoltre contesto che la "resa" nelle materie non-letterarie siano tutte e sempre valutabili con scale numeriche. Non si confonda la misurabilità (ad es.) di una temperatura o di una concentrazione salina con la misurabilità di quel che sta accadendo nella testa dei discenti, che può prendere tempi diversi e seguire percorsi vari, esattamente come molti sono i possibili stili didattici ed i possibili programmi scientifici. Esorto ad abbandonare l'appiattimento di tutto quello che è "scientifico" su un piano radicalmente differente dal letterario. Questo atteggiamento dipende forse dal fatto che, di solito, chi ama le materie letterarie ha degli handicap nelle scientifiche e vice versa, da cui una qualche reciproca incomprensione...