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SCUOLA/ Mastrocola: salviamo Dante (e la libertà) dalla "dittatura" dei tecnocrati

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Le pare possibile che se uno lamenta una carenza di studio e di impegno, se si batte per dare allo studio e alla cultura umanistica una maggiore considerazione, venga ancora bollato come reazionario? È possibile che chi osa avanzare una critica verso la scuola, la società e i suoi giovani, venga visto come nemico del popolo? 

Gli studenti di cui lei parla nel suo libro sono i figli delle persone che hanno visto le grandi trasformazioni della società italiana: il ‘68, la sconfitta del principio di autorità, il donmilanismo, il rodarismo, insomma le battaglie culturali che - dentro la scuola o fuori - hanno diviso una generazione. 

Certo. Le dirò di più: so bene che la mia voce è minoritaria, perdente in partenza. Ha vinto un’altra scuola, quella che la mia generazione ha voluto da quarant’anni. Mi sono permessa di dire: mi sembra un bel fallimento. Punto. È possibile che lo veda solo io? 

E se ci fosse una maggioranza silenziosa, dentro le aule e non fuori, non tra i «minotauri» ma tra i docenti, che la pensa come lei? 

Credo che ci sia, anzi, lo spero! È la scuola del buon senso. Io in fondo nel libro non parlo d’altro. Certe ideologie hanno completamente annullato il normale senso delle cose, ad esempio che per imparare si debba studiare, e che insegnare voglia dire porsi al servizio, sì, ma di chi vuole imparare. Oggi queste idee sono diventate così “rivoluzionarie” da apparire ciecamente conservatrici. Ma sono idee normalissime, spazzate via da un’idea di democrazia tutta basata su un equivoco. 

Quale? 

Che per fare, com’è giusto, una scuola per tutti, si dovessero abolire le famigerate “nozioni” e abbassare il livello. Quarant’anni fa avremmo avuto bisogno di una scuola di massa e invece avevamo una scuola d’élite. Ora finalmente la scuola è di massa, ma la massa avrebbe bisogno di una scuola d’élite, io direi una grande scuola dell’obbligo di livello altissimo per tutti. Invece abbiamo abbassato l’asticella per permettere a tutti di farcela. Così in realtà ce la fanno solo i “pochi”, davvero sì i privilegiati, quelli che hanno famiglie facoltose e conoscenze e relazioni utili! 

Si dice che lei neghi il diritto di eguaglianza per fare posto ad un sapere elitario e vecchio. Eppure la sua proposta delle tre scuole fa leva su quella che lei chiama «natura» o inclinazione della persona. Con Dante e... Carlo Martello, «l’idea - lei scrive - che esista un fondamento di natura e che ognuno di noi dovrebbe seguire quello e non mancarlo, mi piace molto». E ancora: «La vita sbagliata è quella che non è la nostra». 



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COMMENTI
23/03/2011 - Nemmeno l'incanto della scienza si può misurare (Sergio Palazzi)

Non ho ancora letto "Togliamo il disturbo", consigliatomi anche da frequentatori di queste pagine, per la banale ragione che era dappertutto esaurito e attendevano il riordino. Il che mi pare un buon segno. Per leggerlo mi basterebbe il fatto che tra i problemi della scuola metta il "rodarismo", termine che per lungo tempo eravamo in pochi ad usare (venendo pure guardati male); sono curioso di vedere se l'accezione di Mastrocola è la stessa. Per imparare ad imparare il modo più semplice credo sia "imparare bene qualcosa": è la ragione per cui rivendico la superiorità culturale ed educativa dell'istruzione tecnica rispetto alla licealizzazione di massa (cfr. ottimi commenti di Pedrizzi). Tra le osservazioni nell'intervista mi colpisce un po' l'insistere su una differenza concettuale tra l'apprendimento di Dante o della scienza, e la relativa possibilità di valutazione. Se per apprendere la scienza si intende saper riportare a memoria degli pseudoenunciati ("Dalton dice che... Newton dice che...") o saper risolvere meccanicamente pile di esercizi numerici, non c'è differenza rispetto a chiedere in che verso di quale canto succede la tal cosa, o svolgere meccanici esercizi di grammatica. Ma quando vedo accendersi qualcosa negli occhi di chi capisce un principio chimico, provo la stessa sensazione di quando lo vedo ammutolire di fronte a Michelangelo: in entrambi i casi sono esperienze ineffabili che nessuna docimologia potrà mai imbrigliare. Non mi sembra ci sia contrapposizione.

 
23/03/2011 - "I professori" (Anna Di Gennaro)

Alla gentile prof.ssa Mastrocola consiglio vivamente la lettura del libro in oggetto, scritto da Aldo Ettore Quagliozzi, edito nel 2006 da Andrea Oppure e da me recensito liberamente, con vero piacere http://www.edscuola.it/archivio/antologia/recensioni/quagliozzi.htm Resta l'amaro dubbio ben espresso nella domanda posta dall'intervistatore: "Perché insegna?" Anzi - meglio - perchè continua ad insegnare?! Considerati i presupposti espressi e le risposte addotte, mi è sorta qualche legittima perplessità...

 
23/03/2011 - maggioranze silenziose (Antonio Servadio)

Non ho letto il libro, solo questo articolo. Di maggioranze silenziose ce ne sono, anche nella scuola. Quei silenzi hanno serie responsabilità verso quelle tendenze che l'autrice giustamente critica. Quando negli anni '60 qualcuno reclamava una scuola più dinamica e aperta, la generazione che ha sbagliato di più -a mio avviso- non è quella degli scalmanati, ma quella di chi sedeva dietro la cattedra e nel ministero. Coloro hanno fatto un bel minestrone, permettendo, e promuovendo che si gettasse via la NOZIONE assieme al NOZIONISMO: due cose veramente molto diverse. Inoltre contesto che la "resa" nelle materie non-letterarie siano tutte e sempre valutabili con scale numeriche. Non si confonda la misurabilità (ad es.) di una temperatura o di una concentrazione salina con la misurabilità di quel che sta accadendo nella testa dei discenti, che può prendere tempi diversi e seguire percorsi vari, esattamente come molti sono i possibili stili didattici ed i possibili programmi scientifici. Esorto ad abbandonare l'appiattimento di tutto quello che è "scientifico" su un piano radicalmente differente dal letterario. Questo atteggiamento dipende forse dal fatto che, di solito, chi ama le materie letterarie ha degli handicap nelle scientifiche e vice versa, da cui una qualche reciproca incomprensione...