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SCUOLA/ Cara Mastrocola, la libertà e Gentile non vanno (più) d'accordo...

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Anche nell’ipotesi che la formazione dell’uomo e del cittadino si dovesse praticare secondo il suo modello, mettendo nel conto di sottoprodurre un’élite di uomini ben formati e una sottoclasse di uomini faber, è evidente che la mediazione della didattica organizzata, come essa è oggi, rende impossibile questa missione elitarista. Rispetto agli anni sessanta, i licei classici sono scesi al 12 percento, gli esami di maturità sono diventati molto più facili, si può conseguire il diploma con una conoscenza superficiale del latino e del greco e, contemporaneamente, sono aumentate le iscrizioni ai licei leggeri - ossimoro vincente! - mentre gli istituti tecnici e professionali sono stati liceizzati. Insomma: il passaggio alla scuola di massa ha significato liceo per tutti, ma di qualità scadente. Questo sistema sottoproduce insegnanti frustrati e ragazzi ignoranti, perciò sta andando velocemente al collasso. Il contrario dell’egualitarismo non è il ritorno all’élitismo gentiliano, ma la personalizzazione. Il che impone una rivoluzione del sistema (il curricolo, la governance, il personale), non un qualche “riordino”, definito esageratamente riforma.
La domanda-chiave è: perché in Italia non si riesce a cambiare, in altri Paesi sì? A 150 anni dall’unità la domanda va girata a ciascuno di noi, alla società civile italiana, alle sue forze motrici, alla politica, tutti quanti attraversati da un’incessante guerra civile. Un Paese che non sa dove andare, che vive alla giornata, che non fa le scelte fondamentali sul modello di stato, di economia, di futuro non è certo in grado di decidere il modello di educazione, istruzione, formazione. E perciò trionfa l’inerzia del blocco storico conservatore.



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COMMENTI
29/03/2011 - Hic sunt leones (Marina Fisicaro)

Insegno in un liceo classico le materie più amate e al tempo stesso più odiate dagli alunni, latino e greco. In questi anni ho mio malgrado assistito al degrado della scuola e forse è arrivato il momento che qualcosa cambi, ma sul serio, in quanto è improponibile continuare con un modello di scuola che non si classifica né per essere efficace, né efficiente. La realtà scolastica di un liceo classico, di provincia, come quello in cui io insegno è sicuramente diversa dalle altre realtà, ma in ogni caso, stiamo pur sempre giocando al “ribasso”. Noi che tipo di scuola vogliamo? Nel 2005 a Roma, in occasione della Conferenza nazionale sugli apprendimenti di base, Andreas Schleicher ha svolto un intervento per discutere i risultati italiani Pisa 2003, mettendo al centro l’insegnamento-apprendimento, la motivazione e l’impegno, puntando all’autonomia e alla responsabilizzazione delle scuole in modo da rispondere all’eterogeneità degli studenti. Forse per modificare il sistema scuola bisognerebbe riappropriarsi di due termini come humanitas, l’attenzione allo studente come persona, non a caso in Finlandia e in Svezia, fino al 40% del curricolo è personalizzato e c’è un notevole sostegno per i singoli studenti, offrendo opportunità eque di apprendimento e di riuscita e, come boni cives, adulti dotati di buon senso e di speranza per la professione, perché trasmettere sapere ai giovani è come spalancare una porta sul loro futuro e farli innamorare del sapere.

 
26/03/2011 - Le invasioni barbariche (Antonella Paolillo)

Sono arrivati i barbari, come scriveva Baricco in un saggio di qualche anno fa. Non sappiamo quando è cominciata, ma possiamo dire con certezza che l'invasione è stata rapida e capillare. E la scuola come reagisce? Attacca, commercia o tira su un muro? Secondo alcuni (Mastrocola non è una voce isolata) è urgente tirar su un muro poderoso che difenda i pochi ancora salvabili dal contagio barbarico. Peccato: l'orologio della storia non può andare all'indietro, ci troviamo nel bel mezzo di una trasformazione profonda nella trasmissione di valori e di saperi. Come scrive Cominelli, siamo di fronte ad una questione di fondo elusa da decenni: cosa vogliamo dalla scuola? E, aggiungo, come possiamo tradurre per i ragazzi di oggi il patrimonio di cultura che abbiamo ricevuto e amato, in un mondo di molte culture? Se questo modello di scuola non tiene più, si trovi il coraggio, laicamente, di metterlo in discussione. Forse desacralizzare la scuola aiuterebbe a trovare soluzioni più efficaci, un po' più a misura di studenti, famiglie, insegnanti, con meno sofferenza di tutti.

 
24/03/2011 - grazie (emilio molinari)

Davvero bisogna ringraziare la lucidità di analisi di Cominelli: al contrario di molti che ne parlano per sentito dire ho letto, sottolineato, appuntato il libro della Mastrocola e mi ritrovo in tutto quello che oggi sostiene appunto Cominelli. In troppe occasioni quando si parla di scuola sembra sfuggire il fatto che si tratta di "un elemento" tra i molti dell'assetto sociale e politico del paese; così si producono letture dei vari fenomeni "scuolacentriche" come se tutto uscisse da lì. Dal suicidio drammatico di un adolescente alla diffusa abitudine a ragionare per immagini televisive alla scarsa propensione alla lettura, tutto nace dalle aule scolastiche. Preferiamo poi ragionare per schemi: reazionari contro prograssisti, destra e sinistra, sessantottini e rampanti, umanesimo e scientificità. Mentre in Europa si cerca di superare una crisi diffusa della vecchia istituzione centralistica dell'educazione noi preferiamo vagheggiare un ritorno alla serietà (ma quale?) o ipotizzare orizzonti tecnologici risolutivi (inseguiremo i nativi digitali?). Mi pare invece che davvero non si chiaro che cosa vuole questa Italia dalla scuola: dopo aver insegnato per 36 anni nei "tecnici" ed ai "serali" rivendico l'idea che un buon geometra possa e debba avere cultura, sensibilità artistica ed apprezzare Pirandello, che lo studio possa essere indipendente dalla classe d'età perchè la vera sfida è progettare un sistema in cui anche in pensione si possa apprezzare Leopardi e Dante.