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SCUOLA/ 1. Il preside: così è possibile evitare un nuovo "caso" Parini

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Prima delle lamentele è necessario che tutti gli attori della scuola collaborino  Prima delle lamentele è necessario che tutti gli attori della scuola collaborino

Le riunioni sono 4 o 5 in corso d’anno, si svolgono dopo le 20, e partecipano ormai circa l’80 percento dei delegati. Ci sono io, un collaboratore e il responsabile della succursale (biennio Iti). C’è un punto fisso all’ordine del giorno che porta via i primi 40 minuti: il Cahier de Doléances. Il punto viene aperto con un’esortazione: sfogatevi rimandando le questioni più delicate che potrebbero riguardare casi personali ad una sede più ristretta. Escono denunce di cose che non vanno, suggerimenti, proposte. Per esempio nell’ultimo incontro è emersa la proposta di dilatare i tempi del ricevimento collettivo pomeridiano rendendolo più certo, meno frettoloso e ambientalmente più gradevole. Poi si passa alla discussione di argomenti trasversali di competenza di collegio e/o consiglio di istituto che vanno dagli edifici, al bilancio, alla valutazione. Di ogni riunione viene redatto un verbale in modo che il Cahier de Doléances si traduca poi in decisioni migliorative.
Sulle problematiche strettamente riguardanti la didattica si deve partire dalla battaglia per migliorare la comunicazione: tra studenti e docente, tra famiglia e docente, tra famiglia-studente-rappresentanti e ds. Lo dico sempre a tutti: evitate la sceneggiata in consiglio di classe. Si inaspriscono le situazioni e non si combina nulla. Ma d’altra parte esistono delle cose che fanno parte del contratto formativo che non possono essere lasciate alla libertà sfrenata del docente. Per esempio, se si parla di valutazione, è bene che esista un documento di collegio in cui si fissano certi paletti in termini di principio sulle scale valutative, sugli elementi che entrano nella valutazione, sullo scopo della valutazione, sulle forme della valutazione. Tutto ciò consente di rendere più trasparente e meno soggettivo il processo senza per altro negare il carattere un po’ artigiano e dunque irripetibile del processo di insegnamento.



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COMMENTI
25/03/2011 - Senso di appartenenza VS scopo comune (enrico maranzana)

“ Da dirigente scolastico .. sono partito con i genitori cercando di coinvolgerli e di farli crescere dentro un progetto di APPARTENENZA” è una proposizione che, oltre a compendiare l’obsoleta idea di scuola espressa nello scritto, è evidente sintomo dell’elusione della legge. Dal 1974, infatti, la partecipazione dei genitori al governo della scuola avrebbe dovuto nascere da “l’elaborazione e l’adozione degli indirizzi generali; da “l'organizzazione e dalla programmazione della vita e dell'attività della scuola”; dalla definizione dei “criteri generali per la programmazione educativa” .. e, qui la cancrena, il passaggio dello scettro del comando dai D.S. ai genitori che presiedono il Consiglio di Istituto, collocato al vertice dell’articolato organigramma della scuola.

RISPOSTA:

Mi aspettavo di tutto ma non di sentirmi fare la lezioncina sui decreti delegati. Il senso di appartenenza è la base su cui funziona qualsiasi organizzazione, perché è ciò che consente ai diversi attori di muoversi autonomamente e di sentirsi coinvolti in ciò che fanno. Un solo dato informativo: alle elezioni per il CDI (domenica e lunedì) tra i genitori hanno votato molte meno persone di quelle che vengono regolarmente alla assemblea dei delegati. Maranzana si tranquillizzi, pur con tutti i limiti del CDI, sto lavorando e ho lavorato anche per migliorarne la rappresentatività e il ruolo (vero non teorico). Ma di fianco gli ho messo il CTS in cui operano 4 responsabili di dipartimento, il Comune, Camera di Commercio, Confindustria e il Collegio dei Periti. Saluti obsoleti. CC