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SCUOLA/ I due "nemici" e il delitto perfetto che ha ucciso la passione degli studenti

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La sfida della iper-realtà - La demotivazione dei giovani allo studio non è sintomo di indebolimento delle capacità intellettive di un’intera generazione, ma trova la sua spiegazione in quel “delitto perfetto” di cui ha parlato in modo convincente Jean Baudrillard: la realtà sarebbe stata sostituita da rappresentazioni fittizie che risultano più interessanti e coinvolgenti rispetto ai contenuti degli studi presentati in modo inerte.
L’iper-realtà, fatta di oggetti, media, informazione, spettacolo, illusione, risulta composta da esperienze intense e coinvolgenti, che popolano il mondo dei giovani e costituiscono un formidabile competitore della scuola. Questa realtà virtuale sollecita l’immersione totale, una finta partecipazione anche a cause che se affrontate realmente sarebbero benemerite, una specie di relazione immediata con tutto e con tutti realizzata tramite l’annullamento di distanze entro uno spazio che tutto ingloba nell’istante.
Da qui l’impressione di una gioventù demotivata agli studi, amorfa di fronte alle sollecitazioni scolastiche, protesa semmai a considerare lo studio come una prestazione volta meramente all’acquisizione del voto e della pagella. Di fronte al pericolo di un “inselvatichimento” della gioventù, esito dell’azione della potente agenzia antieducativa costituita dal mondo dei media e dei consumi, con il loro seducente mito di una vita facile, leggera, piacevole e capricciosa, risulta urgente che la vita scolastica acquisisca la valenza di esperienza culturale, tramite la quale i giovani possano ampliare la propria capacità di visione della realtà, provare il gusto della scoperta e della conquista personale del sapere.
In tal modo, sperimentando la dimensione reale propria della cultura, essi possono divenire consapevoli dei valori della civiltà cui appartengono, desiderare le mete più alte connesse alle proprie attitudini e potenzialità, acquisire una disciplina che consenta loro di perseguirle con convinzione superando le difficoltà che necessariamente si incontrano in tale cammino, così da diventare protagonisti della propria storia personale e capaci di contribuire con la propria azione al bene di tutti.
Viene quindi meno la teoria dei due tempi: la scuola non può limitarsi ad un trasferimento di nozioni, ma deve, tramite l’incontro con la cultura, abilitare i giovani ad entrare positivamente nel mondo reale, ovvero fornendo loro punti di riferimento, rendendoli consapevoli delle loro potenzialità, cogliendo le possibilità di bene, giusto, bello che insistono nella realtà, insegnando loro a connettere il presente con il passato ed immaginare il futuro in modo ragionevole, agendo in esso da veri ricercatori e costruttori di senso.



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COMMENTI
29/03/2011 - Le "cose che ci sono", le "cose" che mancano (Gilberto Gobbo)

Chi non condivide il programma del prof. Nicoli? Tutti i docenti, compreso il sottoscritto, puntano ogni giorno a superare i due estremismi descritti e ad attivare gli studenti. Che cosa è già presente nel sistema? La volontà, il desiderio, il lavoro, l'esperienza, i protagonisti, qualche volta gli strumenti e le competenze etc. Che cosa manca? Le condizioni oggettive, ambientali determinate da: 1. troppi docenti e troppe materie, perciò non si può fare il lavoro di cui parla Nicoli... Mi piacerebbe che le mie lezioni fossero downloadizzabili usando la maggior parte del mio tempo scolastico per valutare, discutere, chiedere, sollecitare, verificare se veramente si è capito, fare esercizi...; 2. il sostegno economico; fateci lavorare a tempo pieno e pagateci; noi siamo pronti!; 3. la collaborazione e l'unità di intenti tra un gruppo di prof; non possiamo più essere dei liberi professionisti, ma dei protagonisti di cultura; 4. Ed il tempo post scolastico: ancora media, ancora meschinità, ancora informazione su tutto e di tutti, e dunque non sapere e cultura della non cultura. Anche su questo la UE ha fatto, purtroppo, la sua parte, trasformando l'umanità della cultura in società della conoscenza. Bisogna riscoprire il significato totale della conoscenza, come atto in cui passato, presente e futuro si uniscono in maniera nuova eppure antica, maniera che lo studente, nel proprio piccolo, impara a sviluppare, gestire, ordinare con chi gli è posto accanto. Grazie.

 
29/03/2011 - la strada giusta (luisella martin)

Mi sembra che la strada indicata nell'articolo sia quella giusta. Aggiungerei che qualunque metodo, anche il più dettagliato ed intelligente, può divenire vano se ad adottarlo è una persona presuntuosa. Mi permetto di dire che la scuola nozionistica del passato ha consolidato, potenziato, laureato molte persone di poche capacità intellettive e umane e mi ci metterei anche io, se non fosse per la singolarità e tenacia con cui tentavo di "catturare" la realtà virtuale per farne uno strumento didattico. Ma era poco! Sarebbe bello se ciascun insegnante confidasse nella passione sopita dei suoi studenti come fosse la sua e mi piacerebbe che l'esigenza di (cito la fine dell'articolo) "mobilitare la persona in modo attivo" fosse riferita agli studenti come ai docenti. Più che alunni o allievi, gli studenti dovrebbero diventare un po' i nostri discepoli in senso nozionistico ed i nostri fratelli minori in senso umano.

 
29/03/2011 - C'è qualcosa prima, per fortuna (alberto fornari)

L'articolo è in fondo centrato sulla qualità dell'insegnamento, ma c'è qualcosa di più profondo che oggi è in crisi, cioè il valore della realtà, che per fortuna viene prima dell'iperrealtà. Gli studenti aderiscono se percepiscono che chi insegna afferma la positività del reale, fosse anche il più ignorante ed impacciato dei maestri. La scuola accade se c'è questo, altrimenti semplicemente non accade. Non sono in grado di giudicare la riforma Gelmini nel suo complesso, pur insegnando da 30 anni. Ma una cosa vedo con chiarezza, che che alcune cose stanno davvero cambiando la scuola: le ore di 60 minuti, la necessità della sufficienza in tutte le materie per l'ammissione all'esame, il voto di condotta,... Cioè la riaffermazione decisa di evidenze incontrovertibili che solo un nichilismo travestito da buonismo, e protetto dal sindacalismo, ha potuto eludere. Anche i colleghi più "progressisti", nei fatti (a parole non lo ammetteranno mai) si stanno aggrappando a questi dati della realtà riscoprendo qualcosa del loro essere insegnanti.

 
29/03/2011 - metodo (cinzia billa)

Questo articolo descrive molto bene lo stato della scuola. E' l'esterna lotta tra il lassismo buonista e il moralismo nozionistico. Entrambe le posizioni assumono dei valori 'surrogati' rispetto alla statura umana: per la scuola buonista il valore è trovare soddisfazione nel ridurre il dramma promuovendo tutti perché sono poveracci "nati vittime"; per la scuola rigorosa è il prestigio "in" di essere ancora "difficili" in un mondo disimpegnato. Entrambe le posizioni assumono misure esterne alla dinamica per cui una persona apprende, che è innanzi tutto l'incontro con la realtà favorito dalla presenza e dal rapporto con un maestro in cui questo incontro è vivo e sanguigno.