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SCUOLA/ I due "nemici" e il delitto perfetto che ha ucciso la passione degli studenti

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Ma, per fare questo, così come ci insegna Edgar Morin, occorre superare un sistema didattico che punta ad isolare gli oggetti dal loro ambiente, a separare le discipline, a disgiungere i problemi, piuttosto che a collegare e a integrare, per un approccio che aiuti i giovani ad interconnettere le conoscenze separate, uscire dal locale e dal particolare concependo degli insiemi, capace di prolungarsi in un’etica di solidarietà tra gli uomini. Va pertanto sostenuta l’attitudine a organizzare la conoscenza, l’insegnamento della condizione umana, l’apprendistato alla vita e all’incertezza, l’educazione alla cittadinanza.

Da scuola depositaria del sapere a maieuta del reale - Questo nuovo approccio chiede di passare dall’informazione alla formazione, incoraggiando un atteggiamento attivo nei confronti della conoscenza piuttosto che un atteggiamento passivo di ricorso alla mera autorità. Spinge a ritrovare nella realtà, in modo selettivo, il materiale su cui svolgere l’opera dell’educazione.
L’Unione europea si fa portavoce di questo passaggio, specie quando sollecita a considerare come “cultura” ogni apprendimento, qualsiasi sia il modo in cui viene acquisito (formale, non formale, informale), e propone di dotare ogni cittadino di competenze chiave che gli consentano di vivere da protagonista la società della conoscenza.   
Le conseguenze di questo cambiamento consistono nel coinvolgimento della comunità nel compito educativo e formativo, e nel superamento dei curricolo formali per optare decisamente per una pedagogia del reale. Per l’Italia, si tratta in particolare di evitare di cadere in una sorta di autoritarismo vacuo, per affrontare l’educazione alla verità e nel contempo l’educazione morale partendo da esperienze che consentono una scoperta personale e quindi una relazione vitale con il sapere.
Ciò richiede un modo di fare esperienza del sapere che consenta alla persona di mobilitarsi di fronte alla realtà, così da poter essere in grado di comprendere, orientarsi e agire. Occorre mobilitare la persona in modo attivo a fronte di compiti-problema così da stimolarne l’autonomia, l’iniziativa concreta, in definitiva il desiderio di apprendere tramite coinvolgimento personale. È ciò che si intende per “competenza”. (1 - continua)



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COMMENTI
29/03/2011 - Le "cose che ci sono", le "cose" che mancano (Gilberto Gobbo)

Chi non condivide il programma del prof. Nicoli? Tutti i docenti, compreso il sottoscritto, puntano ogni giorno a superare i due estremismi descritti e ad attivare gli studenti. Che cosa è già presente nel sistema? La volontà, il desiderio, il lavoro, l'esperienza, i protagonisti, qualche volta gli strumenti e le competenze etc. Che cosa manca? Le condizioni oggettive, ambientali determinate da: 1. troppi docenti e troppe materie, perciò non si può fare il lavoro di cui parla Nicoli... Mi piacerebbe che le mie lezioni fossero downloadizzabili usando la maggior parte del mio tempo scolastico per valutare, discutere, chiedere, sollecitare, verificare se veramente si è capito, fare esercizi...; 2. il sostegno economico; fateci lavorare a tempo pieno e pagateci; noi siamo pronti!; 3. la collaborazione e l'unità di intenti tra un gruppo di prof; non possiamo più essere dei liberi professionisti, ma dei protagonisti di cultura; 4. Ed il tempo post scolastico: ancora media, ancora meschinità, ancora informazione su tutto e di tutti, e dunque non sapere e cultura della non cultura. Anche su questo la UE ha fatto, purtroppo, la sua parte, trasformando l'umanità della cultura in società della conoscenza. Bisogna riscoprire il significato totale della conoscenza, come atto in cui passato, presente e futuro si uniscono in maniera nuova eppure antica, maniera che lo studente, nel proprio piccolo, impara a sviluppare, gestire, ordinare con chi gli è posto accanto. Grazie.

 
29/03/2011 - la strada giusta (luisella martin)

Mi sembra che la strada indicata nell'articolo sia quella giusta. Aggiungerei che qualunque metodo, anche il più dettagliato ed intelligente, può divenire vano se ad adottarlo è una persona presuntuosa. Mi permetto di dire che la scuola nozionistica del passato ha consolidato, potenziato, laureato molte persone di poche capacità intellettive e umane e mi ci metterei anche io, se non fosse per la singolarità e tenacia con cui tentavo di "catturare" la realtà virtuale per farne uno strumento didattico. Ma era poco! Sarebbe bello se ciascun insegnante confidasse nella passione sopita dei suoi studenti come fosse la sua e mi piacerebbe che l'esigenza di (cito la fine dell'articolo) "mobilitare la persona in modo attivo" fosse riferita agli studenti come ai docenti. Più che alunni o allievi, gli studenti dovrebbero diventare un po' i nostri discepoli in senso nozionistico ed i nostri fratelli minori in senso umano.

 
29/03/2011 - C'è qualcosa prima, per fortuna (alberto fornari)

L'articolo è in fondo centrato sulla qualità dell'insegnamento, ma c'è qualcosa di più profondo che oggi è in crisi, cioè il valore della realtà, che per fortuna viene prima dell'iperrealtà. Gli studenti aderiscono se percepiscono che chi insegna afferma la positività del reale, fosse anche il più ignorante ed impacciato dei maestri. La scuola accade se c'è questo, altrimenti semplicemente non accade. Non sono in grado di giudicare la riforma Gelmini nel suo complesso, pur insegnando da 30 anni. Ma una cosa vedo con chiarezza, che che alcune cose stanno davvero cambiando la scuola: le ore di 60 minuti, la necessità della sufficienza in tutte le materie per l'ammissione all'esame, il voto di condotta,... Cioè la riaffermazione decisa di evidenze incontrovertibili che solo un nichilismo travestito da buonismo, e protetto dal sindacalismo, ha potuto eludere. Anche i colleghi più "progressisti", nei fatti (a parole non lo ammetteranno mai) si stanno aggrappando a questi dati della realtà riscoprendo qualcosa del loro essere insegnanti.

 
29/03/2011 - metodo (cinzia billa)

Questo articolo descrive molto bene lo stato della scuola. E' l'esterna lotta tra il lassismo buonista e il moralismo nozionistico. Entrambe le posizioni assumono dei valori 'surrogati' rispetto alla statura umana: per la scuola buonista il valore è trovare soddisfazione nel ridurre il dramma promuovendo tutti perché sono poveracci "nati vittime"; per la scuola rigorosa è il prestigio "in" di essere ancora "difficili" in un mondo disimpegnato. Entrambe le posizioni assumono misure esterne alla dinamica per cui una persona apprende, che è innanzi tutto l'incontro con la realtà favorito dalla presenza e dal rapporto con un maestro in cui questo incontro è vivo e sanguigno.