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SCUOLA/ I prof di oggi? Come i monaci alla fine del mondo antico

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Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)  Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)

Ho letto volentieri l’ultimo lavoro di Paola Mastrocola, Togliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare; volentieri perché ho constatato che si tratta di un saggio molto recensito ma poco letto, in particolare dai miei colleghi, e sul quale dunque le occasioni di confronto sono state per me fino ad ora pressoché inesistenti.
Ho però potuto verificare che invece in rete i commenti “a caldo” si sprecano, e che molti di essi sono negativi. A me pare, invece, che chi lavora nel mondo della scuola difficilmente possa non essere d’accordo con l’analisi, impietosa, ma - ahimè - assai realistica, che la scrittrice torinese conduce sui mali della scuola e soprattutto di coloro che la frequentano, gli studenti, costretti dalle famiglie a dedicarsi a tempo pieno (in teoria) ad una cosa per la quale non nutrono né interesse né, spesso, inclinazione: lo studio “astratto”, o “teorico”, come Mastrocola lo definisce.
È tragicamente vero: nelle aule scolastiche il livello dell’insegnamento/ apprendimento si è notevolmente abbassato; molti dei nostri studenti studiano poco o nulla, e vivono la scuola (sia come luogo fisico sia come istituzione, con gli obblighi che essa comporterebbe) come una imposizione, che sopportano perché non possono fare diversamente (e anche perché è una situazione per loro molto di comodo).
Non intendo qui ripercorrere i passaggi dell’analisi storica e sociologica che la scrittrice compie per spiegare come secondo lei si è giunti a questa situazione; mi sembra però immotivata l’accusa di detrattrice di Don Milani che le viene rivolta proprio sulla base della ricostruzione da lei effettuata: Mastrocola si scaglia non contro don Milani, ma contro il donmilanismo, che lei dimostra essere cosa ben diversa, e deteriore, rispetto alla teoria e prassi pedagogica di don Milani.
Voglio soffermarmi soltanto su due tra le molte provocazioni che il libro contiene, e porre poi quella che a mio avviso è la questione fondamentale che la lettura del saggio fa sorgere ad un insegnante.



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COMMENTI
29/03/2011 - Il mondo dei barbari (luisella martin)

Cara professoressa,che ci piaccia o no, anche lei ed io discendiamo da quegli uomini che, mentre i benedettini copiavano i testi antichi, vivevano da barbari... Ora lei pensa che la cultura (tramandataci dai monaci) le dia il diritto di ritenersi come un monaco in un mondo di barbari. Io, al contrario, mi sento come un barbaro che, grazie ai monaci, si é arricchito interiormente, rimanendo però volutamente barbaro fra i barbari! Beata lei!

 
29/03/2011 - monaci, non giapponesi (Silvia Magherini)

Concordo pienamente con tutto l'articolo, compresa la prospettiva di lettura del libro di Mastrocola e le precisazioni sul "CAC". Mi sembra significativo sottolineare come la percezione di sè e del proprio mestiere oggi sia divergente in Mastrocola e nell'autrice dell'articolo: mentre Mastrocola dice di sentirsi come (non sono riuscita a trovare la citazione nel testo) il soldato giapponese che continua a nascondersi e a sparare senza sapere che la guerra è finita da un pezzo, Graffigna paragona il nostro lavoro a quello dei monaci al tramonto della civiltà antica. Nella mia esperienza la differenza tra i due modi di sentire, per cui mi riconosco nel secondo, è la differenza tra solitudine e compagnia ed ha un nome: Diesse. Aiutarsi a vivere il proprio mestiere (ma potrei dire la propria vocazione, come Mastrocola) dentro la scuola, non solo "prepara" una rinascita ma permette di costruire da subito un pezzo di civiltà. Per questo mi permetto di invitare sia Mastrocola che Graffigna ai Colloqui Fiorentini, Scienza a Firenze e Vie d'Europa (www.diessefirenze.org) che sono da subito un pezzo di scuola nuova.