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SCUOLA/ I prof di oggi? Come i monaci alla fine del mondo antico

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Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)  Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)

La prima. Uno dei tanti elementi che secondo la scrittrice torinese hanno contribuito e contribuiscono a sfasciare il  nostro (ex) sistema scolastico, è l’introduzione in esso delle categorie di “competenza” e “abilità”, che andrebbero a detrimento di quelle che, per rimanere nella medesima terminologia, sono le conoscenze, o nozioni, come si chiamavano un tempo (la triade assume nel libro l’eloquente acronimo di CAC...).  Non sono un’esperta di rilevazioni di apprendimento, test e quant’altro, ma l’esperienza mi pare indichi che anche l’acquisizione di un sapere “astratto, umanistico, inutile” possa essere tradotta in competenze, senza che ciò nulla tolga alla natura di tale sapere, cioè al suo non essere finalizzato ad una qualche immediata abilità pratica.
La mia generazione (e ancor più quelle precedenti) avrebbe saputo sostenere i test Invalsi, Ocse-Pisa, ecc., anche perché ha studiato in un certo modo italiano, latino, greco, filosofia, storia et similia; se oggi i nostri studenti non ne sono più capaci, non credo sia perché gli insegnanti ragionano solo in termini di competenze e abilità, ma perché non ragionano (e operano!) in modo sufficiente e adeguato proprio in termini di conoscenze. Insomma, i test oggettivi sono, a mio avviso, non un nemico, ma uno strumento del sapere, anche di quello umanistico-letterario; ma come tutti gli strumenti possono essere usati in modo sbagliato!
La seconda. Trovo invece ineccepibile e condivisibile tutta la riflessione sulla necessità da parte degli educatori - cioè, in primis, la famiglia! - di aiutare il giovane a scoprire e seguire la propria naturale inclinazione (la vocazione!), che non deve necessariamente essere rivolta allo studio “licealmente” inteso: la licealizzazione forzata di massa, oltre ad essere una delle cause del collasso del nostro sistema scolastico, ha prodotto e produce schiere di giovani infelici, perché non realizzati. Non si vorrebbe mai che una ragazzina di prima liceo scientifico avesse a scrivere in un tema che “Certe volte la scuola è il mondo al contrario: ti sembra che non abbia nulla a che fare con il futuro e con la tua vita”... I talenti sono invece comunque preziosi e devono (dovrebbero) essere accolti e coltivati, a qualsiasi settore dell’attività umana siano indirizzati, proprio nell’ottica della realizzazione, cioè della felicità del giovane, l’adulto di domani. Qui si aprirebbe tutto il problema culturale e politico della valorizzazione dell’istruzione e formazione tecnica e professionale, sul quale non mi soffermo perché già ampiamente e autorevolmente affrontato da queste colonne, e al quale Mastrocola propone una propria personalissima soluzione.



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COMMENTI
29/03/2011 - Il mondo dei barbari (luisella martin)

Cara professoressa,che ci piaccia o no, anche lei ed io discendiamo da quegli uomini che, mentre i benedettini copiavano i testi antichi, vivevano da barbari... Ora lei pensa che la cultura (tramandataci dai monaci) le dia il diritto di ritenersi come un monaco in un mondo di barbari. Io, al contrario, mi sento come un barbaro che, grazie ai monaci, si é arricchito interiormente, rimanendo però volutamente barbaro fra i barbari! Beata lei!

 
29/03/2011 - monaci, non giapponesi (Silvia Magherini)

Concordo pienamente con tutto l'articolo, compresa la prospettiva di lettura del libro di Mastrocola e le precisazioni sul "CAC". Mi sembra significativo sottolineare come la percezione di sè e del proprio mestiere oggi sia divergente in Mastrocola e nell'autrice dell'articolo: mentre Mastrocola dice di sentirsi come (non sono riuscita a trovare la citazione nel testo) il soldato giapponese che continua a nascondersi e a sparare senza sapere che la guerra è finita da un pezzo, Graffigna paragona il nostro lavoro a quello dei monaci al tramonto della civiltà antica. Nella mia esperienza la differenza tra i due modi di sentire, per cui mi riconosco nel secondo, è la differenza tra solitudine e compagnia ed ha un nome: Diesse. Aiutarsi a vivere il proprio mestiere (ma potrei dire la propria vocazione, come Mastrocola) dentro la scuola, non solo "prepara" una rinascita ma permette di costruire da subito un pezzo di civiltà. Per questo mi permetto di invitare sia Mastrocola che Graffigna ai Colloqui Fiorentini, Scienza a Firenze e Vie d'Europa (www.diessefirenze.org) che sono da subito un pezzo di scuola nuova.